Nell'inchiesta della procura di Napoli indagate 49 persone tra cui esponenti dei clan Belforte e Fabbrocino
Alta velocità Napoli-Bari: corruzione, supersfruttamento e caporalato
Per gli operai egiziani turni di lavoro fino a 20 ore, mancati riposi, retribuzioni minori dei minimi contrattuali, violazione delle norme di sicurezza
L'indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Napoli sulla costruzione della tratta di alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 49 persone, delle quali 20 sono state sottoposte a misure cautelari (10 agli arresti domiciliari e altri 10 con obbligo di dimora o sospensione dalla funzione pubblica) per i reati contestati, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, favoreggiamento, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissioni di fatture per operazioni inesistenti e smaltimento illecito di rifiuti.
Tra gli indagati ci sono imprenditori e dirigenti di aziende operanti nell'ambito dei consorzi Nacav, Telese e Hirpinia AV, pubblici ufficiali addetti ai controlli, professionisti, un egiziano intermediario di manodopera e anche importanti esponenti dei clan camorristici Belforte e Fabbrocino.
I filoni dell'indagine sono tre: il primo, quello principale, riguarda fenomeni di corruzione per la realizzazione delle tratte ferroviarie, il secondo documenta estesi fenomeni di caporalato e di sfruttamento dei lavoratori nella realizzazione dei lavori e il terzo concerne la qualità del calcestruzzo usato nella realizzazione delle opere ferroviarie, che sarebbe secondo la Procura di qualità inferiore a quella prevista dalle normative.
Per ciò che riguarda il filone principale dell'indagine, la Procura ha accertato che negli anni tra il 2023 e il 2025 ci furono numerosi e sistematici episodi di corruzione che interessarono i lavori per i quali sono stati finora stanziati 5,8 miliardi di euro provenienti anche da risorse del Pnrr, lavori presidiati dalla società Rete Ferroviaria Italiana spa in qualità di stazione appaltante, società che risulta comunque estranea alle condotte delittuose contestate.
Nell'ordinanza che ha disposto le misure cautelari si legge che i rapporti tra pubblici ufficiali corrotti e imprenditori corruttori erano “sistematicamente connotati dallo scambio di favori reciproci”
e molto spesso da un “asservimento delle proprie funzioni agli interessi”
delle imprese coinvolte nei lavori. Nella ricostruzione della Procura, avallata dal Giudice per le indagini preliminari, è emerso un sistema organico di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali addetti alla vigilanza che, in ragione delle responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, agevolarono determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti in cambio di svariate utilità tra cui somme in contanti, anche occultate in confezioni e box natalizi, orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni, vacanze e altri beni e servizi.
Tanto per fare soltanto alcuni esempi, nel natale del 2024 le indagini permisero di scoprire un regalo di complessivi 14.000 euro in contanti nascosti in due box che a loro volta erano mescolati a panettoni e biscotti provenienti da una delle ditte coinvolte nei lavori e destinati a un responsabile unico del procedimento affinché violasse la legge a favore della ditta stessa.
Un altro episodio, tra soggetti diversi, vede accertato un bonifico di 18.300 euro proveniente da un prestanome di una ditta subappaltante a favore di un direttore dei lavori di un cantiere, da quest'ultimo utilizzato in parte per il pagamento di un piccolo appartamento a Roccaraso, in cambio di un trattamento preferenziale in violazione della legge.
Un altro direttore dei lavori, che per legge è pubblico ufficiale così come il responsabile unico del procedimento, ha ricevuto una mazzetta di 5.000 euro nascosto dentro un pacco che conteneva prodotti caseari e in un altra occasione ha potuto utilizzare per una settimana una Porche Macan per una vacanza mentre un altro responsabile unico del procedimento ha ricevuto un trattore tagliaerba del valore di circa 4.000 euro e l’assunzione di un familiare nella ditta corruttrice.
La Procura ha anche ricostruito un sistema di fatture per operazioni inesistenti utilizzato per creare disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe poi confluito anche nelle erogazioni di carattere corruttivo, ed è stato altresì accertato che esponenti dei clan Belforte e Fabbrocino, che hanno interessi su alcuni terreni sui quali passerà la nuova linea, hanno pagato anch'essi sia direttori dei lavori sia responsabili unici di procedimenti: anche se i magistrati inquirenti non sono riusciti a capire la ragione di tale passaggio di denaro, il sospetto è che ciò sia avvenuto affinché i pubblici ufficiali chiudessero un occhio su ciò che, eventualmente, si fosse rinvenuto scavando, e non si può certo escludere che si tratti di rifiuti tossici, avendo in passato i due clan giocato un ruolo di primo piano nel business criminale dello smaltimento illecito di rifiuti tossici e speciali.
Il secondo filone dell'indagine napoletana riguarda il supersfruttamento dei lavoratori e il caporalato ai danni dei lavoratori coinvolti nei cantieri: nell'ordinanza che ha disposto le misure cautelari il Giudice per le indagini preliminari avvalora pienamente quanto accertato dalla Procura, ossia che centinaia di lavoratori, soprattutto egiziani ma provenienti anche da altre parti del mondo arabo, erano impiegati in condizioni “disumane e sottopagate” con turni che arrivavano fino a 20 ore per una settimana intera con soltanto 3 ore di sonno. L'assunzione avveniva con un sistema di caporalato retto da un egiziano di Alessandria che vive in Italia da molti anni, Salah Ali Abdelati, formalmente collaboratore dell'azienda Areco ma in realtà operante in proprio con una propria ditta che simulava il suo vero lavoro, quello di caporale, che gli ha permesso finora di guadagnare, scrive testualmente il Giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza “fino a 500mila euro l’anno”, denaro che Abdelati ha già inviato quasi tutto in Egitto e che la magistratura italiana non ha potuto sequestrare.
Gli operai percepivano retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali, lavoravano in cantieri dove le violazioni delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza erano l'assoluta normalità e alloggiavano in ruderi fatiscenti messi a disposizione dal caporale nelle campagne attorno ai cantieri.
Il terzo filone dell'indagine non è meno importante dei primi due, in quanto riguarda la qualità del calcestruzzo impiegato nelle opere, qualità ritenuta dai magistrati inquirenti napoletani in alcuni casi di valori di resistenza notevolmente inferiori a quelli previsti dal progetto.
Sono state infatti accertate, riguardo almeno a una tratta, aggiunta eccessiva di acqua nella formazione del cemento, errato dosaggio degli additivi e anomalie nella preparazione e nel trasporto del calcestruzzo: il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto straordinariamente grave quanto accaduto nella costruzione della linea ferroviaria. Secondo gli inquirenti sarebbe stato usato per almeno una tratta calcestruzzo di scarsa qualità, circostanza definita di straordinaria gravità dal magistrato.
Sotto accusa il sistema dei subappalti, che è il modo con cui lo Stato borghese si dimostra ciò che realmente è, ovvero niente altro che un apparato burocratico al servizio non dei lavoratori che costruiscono l'opera o delle masse popolari che usufruiranno di tale opera ultimata, ma delle aziende private appaltatrici e subappaltatrici. Si tratta infatti di una delle grandi opere promosse dal ministro Salvini, gestita con una serie di subappalti che hanno di fatto tolto ogni responsabilità al governo e che hanno lasciato campo libero alla corruzione e alla penetrazione della criminalità organizzata, velocizzato i tempi sulle spalle dei lavoratori sfruttati, peraltro senza neanche solide garanzie circa la qualità dell'opera, come la vicenda del calcestruzzo ha dimostrato.
Il meccanismo dei subappalti a catena, come è accaduto sui lavori della Napoli-Bari, rende più difficile risalire alle responsabilità, e il nuovo codice dei contratti pubblici voluto da Salvini ed entrato in vigore nel 2023, che ha liberalizzato l’uso del subappalto sia nei lavori ordinari sia nei settori speciali, come quello dei trasporti e della manutenzione ferroviaria gestito da Rfi come stazione appaltante, è il chiaro indizio di tale politica di asservimento dello Stato borghese agli interessi privati , e anche a quelli degli interessi economici criminali, che sono parte integrante del sistema capitalistico.
Il codice dei contratti, peraltro, consente al committente di non autorizzare i subappalti in presenza di situazioni di rischio tra cui lo sfruttamento della manodopera, le infiltrazioni malavitose e la mancanza di sicurezza per i lavoratori.
Anche la legislazione sugli stranieri favorisce lo sfruttamento dei migranti, in quanto prevede di rilasciare il permesso di soggiorno solo a chi ha un datore e un contratto di lavoro, un meccanismo che agevola di fatto il caporalato e lo sfruttamento criminale come quello perpetrato dall'egiziano sui suoi connazionali e sugli altri lavoratori di lingua araba sui quali egli agiva come un despota: ma se il lavoratore si ribella, invoca la legge e si rifiuta di fare straordinari e turni massacranti viene licenziato e diventa clandestino, e in quanto tale viene anche perseguitato dalla manovalanza armata di quello stesso Stato borghese che precedentemente gli aveva consentito l'ingresso in Italia in quanto lavoratore, e che aveva comunque chiuso entrambi gli occhi sulla situazione di sfruttamento bestiale nella quale il lavoratore straniero era caduto.
7 ottobre 2026