La società gestisce il trasporto pubblico in tutto l'Alto Adige
Sciopero di 24 ore alla SASA di Bolzano
Per buoni pasto congrui al costo della vita e contro i turni massacranti

Dal corrispondente dell'Organizzazione della provincia di Bolzano del PMLI
Il 30 settembre i lavoratori di SASA Spa, società di trasporto pubblico in tutto l'Alto Adige, hanno scioperato per 24 ore, seppur garantendo il “servizio minimo” dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15 per rispettare le fasciste disposizioni antisciopero vigenti. Lo sciopero, che è stato indetto da Filt Cgil, Fitsgb Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Asgb, Orsa Trasporti e Usb ha avuto un'adesione del 75%-80% a Bolzano e del 50%-60% a Merano.
La stampa borghese locale ha scelto, colpevolmente, di censurare lo svolgimento dello sciopero in quanto, mentre scriviamo, l'unico resoconto disponibile sull'andamento dello stesso è una nota rilasciata on-line dal sindacato Usb.
Il motivo ufficiale della protesta è la trattativa sui buoni pasto, ma la nota dell'Usb si apre sui turni di lavoro: “Un servizio essenziale non può reggersi su turni massacranti non lasciando neanche il tempo per un pasto”. Infatti, prosegue la nota: “con pause spesso insufficienti, molti autisti non riescono nemmeno a consumare correttamente un pasto. Chiedere un buono pasto adeguato non è un privilegio: significa garantire condizioni minime di dignità e sicurezza a chi guida per ore un mezzo pubblico”.
La trattativa sul buono pasto va avanti da 8 mesi e il tavolo svoltosi il 26 agosto scorso tra sindacati e vertici SASA, presso il Commissariato del governo, si è concluso con esito negativo: le organizzazioni sindacali hanno chiesto buoni pasto da 8,50 euro fin da subito e da 10 euro a partire da gennaio 2027; il 1 settembre, invece, SASA ha risposto con buoni pasto da 8 euro. E ciò, denuncia ancora USB, a fronte di un bilancio in positivo con un utile superiore al milione di euro.
Il giorno stesso dello sciopero si è riunito il Consiglio di amministrazione di SASA, e la nota di USB conclude: “Ci auguriamo che l'azienda comprenda che quella dei lavoratori non è una richiesta capricciosa, ma una necessità, e riapra un confronto concreto. Siamo pronti a sederci al tavolo, ma non a rinunciare a un buono pasto adeguato”.

7 ottobre 2026