Corteo a Milano contro la repressione neofascista filosionista e per la Palestina libera dal fiume al mare
“Fermiamo il genocidio, la solidarietà non si arresta”: in piazza per la libertà dei prigionieri politici palestinesi. Il PMLI denuncia la complicità del governo Meloni coi crimini genocidari e col nuovo Hitler Netanyahu
Redazione di Milano
La solidarietà popolare contro la repressione governativa antipalestinese e filosionista è tornata in piazza sabato 3 ottobre con un corteo partito da Piazzale Loreto e che al grido “Milano lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare” ha percorso viale Monza e le vie del quartiere NoLo per concludersi davanti la sede dell'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) in via Venini.
“Fermiamo il genocidio! La solidarietà non si arresta! Liberi tutti!” si legge sul principale striscione, dietro cui si sono disposti i manifestanti e nel quale sono ritratti gli arrestati e prigionieri politici del regime neofascista meloniano, tutti esponenti dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (API) e dell’ABSPP (imprigionati il 27 dicembre scorso perché accusati dalla procura di Genova, sulla base di “prove” fornite dai servizi segreti nazisionisti israeliani, di finanziare la resistenza armata di Hamas, che è arbitrariamente considerata dagli Stati del blocco dell'imperialismo occidentale “organizzazione terrorista”): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yasser El-Assaly e Ryad al-Bustanji; i loro volti appaiono anche su un cartello attaccato al palco mobile alla testa del corteo; con la scritta “Libertà”.
Il corteo organizzato dall’API e dall’Associazione Donne Palestinesi in Italia, ha visto protagoniste le comunità palestinese e le altre nazionalità arabe con una selva di bandiere palestinesi. Tanti i giovani, italiani, migranti e figli di migranti di nazionalità arabe, molti dei quali indossavano la kefiah.
Presenti le organizzazioni studentesche Cambiare Rotta (CR) e OSA, le associazioni pro-migranti, il Centro Sociale Autogestito “Vittoria” (CSAV), il sindacato SI COBAS mentre per i partiti c’erano il PMLI, PRC, PaP e RdC.
Al concentramento militanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI, che hanno partecipato alla manifestazione con la rossa bandiera del Partito, hanno diffuso centinaia di copie di un volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI che - sotto il fotomontaggio che ritrae le macerie di Gaza e sotto la scritta “Ecco il volto del terrorismo in America e in Medio Oriente e di chi lo sostiene”, Trump, Netanyahu e la loro complice Meloni con il primo che esibisce il saluto nazista e gli altri due nelle vesti hitleriana e mussoliniana - riportava i titoli degli articoli sulla Palestina e sulla repressione neofascista dell'antisionismo pubblicati sui numeri 34 e 35 de Il Bolscevico
: “La legge antisemitismo reprime ogni dissenso alla politica e ai crimini sionisti del governo Netanyahu”, “Dal massacro di Sabra e Shatila in Libano al genocidio a Gaza” e “Guterres si congeda criticando Netanyahu”, ciascuno affiancati dal QR-code (che li collega, tramite smartphone, ai relativi testi sul Sito internet del PMLI); alcuni manifestanti li hanno subito visualizzati leggendoli con attenzione.
Gli interventi pronunciati dal palco mobile hanno denunciato la repressione politica orchestrata dal governo Meloni in sintonia con la propaganda sionista, sostenendo che l’inchiesta giudiziaria in corso rappresenta una costruzione strumentale finalizzata a colpire la solidarietà con il popolo palestinese, una montatura fondata sulla subordinazione delle istituzioni italiane agli interessi di Israele, con l’obiettivo di interrompere canali di sostegno umanitario e consentire il proseguimento di una politica di violenza sistematica antipalestinese, mascherata da ipocriti “processi di pace”.
Durante la manifestazione di Milano è stata rilanciata la mobilitazione nazionale del 10 ottobre, con l’obiettivo di amplificare il messaggio di solidarietà e mantenere alta l’attenzione sulla condizione dei detenuti politici palestinesi. Il 9 ottobre è attesa una pronuncia della Cassazione sulla detenzione degli arrestati, un passaggio che i promotori del corteo considerano cruciale per le sorti di Hannoun e degli altri attivisti per la cui liberazione è stato indetto dalle associazioni palestinesi, nello stesso giorno, un presidio a Roma davanti al Palazzo di Giustizia.
Non sono mancati interventi di denuncia del fascistissimo DDL “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo” (approdato alla Camera dopo essere passato al Senato anche coi voti di Italia Viva, di Azione e di sei senatori PD) che mira all’introduzione della definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) che equipara l’antisemitismo all’antisionismo punendo quest’ultimo con sanzioni penali estese anche a chi nega il diritto all’esistenza dell’entità statale sionista d’Israele o critica le sue politiche segregazioniste e genocidarie.
A conclusione del corteo, davanti la sede ABSPP, ha preso la parola Jinan Hannoun, figlia di Mohammad Hannoun, che ha ricordato come le sofferenze del popolo palestinese non siano iniziate il 7 ottobre 2023, ma affondino le loro radici in oltre ottant’anni di occupazione, massacri, cancellazione dell’identità e dei diritti palestinesi, denunciando il silenzio e la censura della comunità internazionale. Rivolgendosi in particolare ai giornalisti, ha rivendicato il diritto dei palestinesi a raccontare ciò che stanno vivendo e a resistere all’oppressione, contestando l’uso dell’accusa di terrorismo per delegittimare la causa palestinese e giustificare, a suo avviso, le violenze e le responsabilità di Israele. Ha quindi criticato le misure adottate contro il padre e i fratelli, sostenendo che fogli di via e arresti non possono cancellare la realtà della situazione palestinese.
Jinan ha inoltre difeso il lavoro umanitario svolto dal padre e da chi, come lui, ha scelto di sostenere concretamente le persone in difficoltà, in particolare orfani e famiglie colpite dalla guerra, denunciando gli ostacoli posti a chi cerca di portare aiuto mentre le istituzioni, a cominciare dal governo Meloni, non intervengono adeguatamente. Ha rivendicato con orgoglio l’impegno della propria famiglia nella solidarietà, senza distinzioni di religione o provenienza, definendolo un dovere umano e un contributo all’onore dell’Italia. Ha concluso chiedendo libertà per tutti i prigionieri politici.
La riuscita manifestazione si è conclusa con l’esposizione dei ritratti dei quattro prigionieri politici palestinesi mentre risuonavano le note e il canto dell’inno patriottico palestinese “Mawtinì”.
7 ottobre 2026