In provincia di Pisa sciopero e presidio per il reintegro di un lavoratore licenziato
Alla dolciaria Biancoforno intimidazioni e diritti negati
La Cisl stampella dei padroni
Redazione di Fucecchio
Clima ottocentesco all'azienda dolciaria Biancoforno, che negli anni ha subito una notevole trasformazione. Da piccolo laboratorio artigianale è diventata una delle maggiori realtà del settore, travalicando i confini regionali e nazionali, con un fatturato annuo di 52 milioni di euro e circa 200 dipendenti. Quello che non è cambiato è il clima dentro la fabbrica, che si trova a Fornacette, una località del comune di Calcinaia, alle porte di Pontedera, in provincia di Pisa.
Intimidazioni e negazione dei basilari diritti sindacali: gestione unilaterale a completa discrezione dell'azienda, comportamenti vessatori verso lavoratrici tutelate (categorie protette) con l'uso forzato dei permessi, e adesso provvedimenti disciplinari fino al licenziamento di un operaio che vi lavorava da 30 anni. La sua unica colpa aver portato il sindacato dentro l'azienda. Un clima sempre più repressivo che, seppur con modalità diverse, accomuna tante fabbriche della Toscana, non solo quelle note del distretto tessile pratese, ma anche quelle guidate da famosi imprenditori, lodati e agevolati dalle amministrazioni locali.
Questo clima intimidatorio si è accentuato da quando alla Biancoforno la Cgil è riuscita a sfondare il muro che fino ad allora aveva tenuto fuori dai cancelli le organizzazioni sindacali, riuscendo a far iscrivere decine di lavoratori e iniziando a contestare le scelte dell'azienda, che ha persino ostacolato e negato le assemblee sindacali con la scusa della mancanza di spazi adeguati, nonostante la fabbrica sia nuova ed estesa per migliaia di metri quadrati. Una situazione che ha sperimentato anche un nostro compagno che doveva sostenere la mozione di sinistra al congresso aziendale della Cgil, svoltosi nei locali di un circolo Arci appunto per l'ostracismo dei padroni del Biancoforno.
Giovedì 1° ottobre i coraggiosi operai dell'azienda dolciaria, sostenuti dalla Cgil di Pisa, hanno scioperato per chiedere il reintegro del loro compagno, Fabio Salvini, e per il rispetto della dignità e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Erano presenti anche altri lavoratori della Flai-Cgil, oltre ai metalmeccanici della Fiom e ai chimici della Filctem. Al breve corteo e al presidio davanti ai cancelli della fabbrica anche una delegazione dei lavoratori della Sammontana di Empoli e una della Uil. Per una mezz'ora l'assembramento ha bloccato il traffico sulla statale Tosco-Romognola.
A conferma dell'arroganza e dell'atteggiamento provocatorio della Biancoforno, c'è da segnalare la messa in scena di alcuni dipendenti, capi reparto e alcuni interinali, evidentemente organizzati, sobillati e/o ricattati dalla direzione aziendale, che hanno attaccato degli striscioni dove si leggeva “Non ci rappresentate”, rivolto alla Cgil e a chi scioperava, e poi si sono messi ad urlare dietro i cancelli, ricevendo a loro volta invettive dai manifestanti.
Comportamenti inaccettabili che contraddicono le parole del presidente di Biancoforno Luca Lami, che aveva offerto ai dirigenti Cgil di entrare nell’azienda “per mostrare i primi investimenti che promettono di risolvere le criticità”. “Un invito? Questo non è un segno di apertura, ma una provocazione - rispondeva il segretario nazionale della Flai Giovanni Mininni - perché prima ci dà un calcio sui denti e poi ci dice che possiamo parlare... Ritiri il licenziamento di una persona che era lì da 30 anni e che ha fatto nascere il sindacato nell’azienda, poi parliamone”. La presenza del segretario nazionale della categoria dimostra che la Flai vuol far assumere alla vertenza una valenza nazionale, come ha confermato lo stesso Mininni.
Infine, ma non per importanza, l'atteggiamento della Cisl, che proprio il giorno prima aveva firmato, da sola, un accordo aziendale, di cui ancora non si conoscono i particolari. Ma oltre all'accordo separato alla vigilia dello sciopero, già di per se grave, il suo ruolo in azienda conferma la scelta filo governativa del sindacato guidato da Daniela Fumarola, che si è schierato apertamente e strutturalmente con il governo neofascista della Meloni e con i padroni, anche i più reazionari. Dentro la fabbrica, come denunciano tante lavoratrici e lavoratori, la Cisl supporta in tutti i modi la direzione, che a sua volta invita “caldamente” a iscriversi a questa sigla sindacale.
7 ottobre 2026