La Rete dei comunisti ricorre a Togliatti e alla Costituzione per costruire una “nuova democrazia”... borghese
Visto l'approssimarsi delle elezioni politiche del 2027, Potere al Popolo (PAP) e la Rete dei Comunisti (RdC) stanno lavorando alacremente per costruire e rafforzare quello che definiscono un “fronte politico indipendente ed alternativo sia alla destra sia al centrosinistra”. Recentemente sul sito della Rete dei Comunisti è apparso un articolo a firma di Luciano Vasapollo, professore presso la Sapienza di Roma e presso l'università de L'Avana a Cuba, dal titolo “Riscoprire lo spirito della Costituente e il ruolo del Partito Comunista” che chiamando in causa Togliatti e Gramsci, conferma l'inguaribile revisionismo della Rete e il suo orizzonte politico democratico-borghese, nonostante voglia far credere che l'obiettivo di questo “percorso” sia il socialismo.
In avvio l'articolo critica il governo Meloni per le recenti modifiche delle regole della raccolta firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali (che la Rete bolla come una norma anti-PAP), che porrebbero il Paese di fronte “a una compressione della democrazia costituzionale”. E tuttavia, dopo anni di repressione delle piazze, di manovre economiche antipopolari, di politica estera imperialista, di appoggio al boia Netanyahu nel genocidio palestinese, di riabilitazione del fascismo storico, si limita a definirlo semplicemente “governo autoritario” e non neofascista.
Dalla dittatura del proletariato alla “nuova democrazia” borghese
Nel testo si sostiene a ragione che la democrazia parlamentare borghese non è “una forma politica neutrale, separata dai rapporti economici e di classe”, e che essa ha nelle sue dinamiche, “il peso del capitale, la marginalizzazione dei lavoratori e la subordinazione della politica agli interessi dominanti”. Alla fine Vasapollo afferma che “parlare di democrazia significa distinguere tra democrazia parlamentare, democrazia costituzionale, democrazia partecipativa e democrazia socialista. Confondere queste categorie serve soltanto a rendere invisibile il conflitto sociale”.
Secondo noi invece, attribuire queste categorie al termine “democrazia”, senza toccare la questione principale, e cioè che esiste o la democrazia borghese o la democrazia proletaria, e che l'una esclude l'altra come affermano Marx ed Engels, significa nascondere il carattere di classe di ogni democrazia e rimanere esclusivamente sul terreno democratico-borghese.
Vasapollo infatti più volte ciancia di “classe”, “capitale” e “trasformazione socialista”, ma sulla questione centrale dello Stato glissa, e sostituisce il caposaldo marxista-leninista della dittatura del proletariato con una generica e inconsistente “democrazia socialista”.
Non una parola su quale classe deve detenere il potere
Per Marx la questione fondamentale non è semplicemente quale “democrazia” sia preferibile, ma quale classe detiene il potere politico. Perché la democrazia borghese non è nient'altro che la dittatura della borghesia sul proletariato mentre la democrazia nel socialismo comporterà la dittatura del proletariato sulla borghesia e le altre classi sfruttatrici.
Per fare un esempio fra tanti, nella Critica del programma di Gotha, Marx scrive che tra capitalismo e comunismo vi è un periodo di trasformazione rivoluzionaria al quale corrisponde “un periodo politico di transizione, in cui lo Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato
”, e successivamente Lenin sviluppa questa concezione contrapponendo la democrazia proletaria alla democrazia borghese nel testo “La rivoluzione proletaria ed il rinnegato Kautsky”, non scordandosi mai di ricordare che un marxista non può parlare di “democrazia” in astratto, ma deve farlo sempre in rapporto a quale classe fa riferimento.
Tutti aspetti fondamentali che Vasapollo ignora, preferendo continuare a parlare di “protagonismo delle classi subalterne”, “controllo sociale”, “partecipazione dal basso” e “pianificazione democratica”.
Ma del potere politico non una parola. Eppure è fondamentale, soprattutto perché per potersi chiamare società socialista”il potere politico deve appartenere al proletariato, mentre i giri di parole di Vasapollo rimangono inseriti nell'attuale assetto istituzionale borghese.
La democrazia proletaria, cioè la dittatura del proletariato non è semplicemente una democrazia borghese resa più partecipativa e più egualitaria, bensì una forma di potere di classe totalmente diversa, opposta e inconciliabile, perché diversa, opposta ed inconciliabile è la classe che detiene il potere.
Il rilancio di Togliatti e della via italiana al socialismo
Nelle righe che seguono, Vasapollo rilancia Togliatti e la “via italiana al socialismo” come la pietra miliare e la base dalla quale ripartire. Cioè finisce per riproporre il tradimento della rivoluzione e del socialismo e quell'inganno compiuti dai revisionisti togliattiani sfociati poi nella liquidazione del PCI. Lo stesso vale per Gramsci. La guerra di posizione e l'egemonia alla quale allude e strizza l'occhio Vasapollo diventano i presupposti per respingere ogni idea di abbattimento del capitalismo e per giustificare una strategia riformista ed elettoralista all'interno delle istituzioni borghesi nelle quali RdC aspira a entrare attraverso PAP.
Dopo aver ripreso e rilanciato la via togliattiana Vasapollo alza il tiro e, riconoscendo che oggi l'Europa è “economicamente integrata”, sostiene che la questione del socialismo non può più essere soltanto nazionale, motivo per cui propone una “via europea al socialismo”. Ecco allora servita una spolverata di rivoluzione “permanente” in salsa trotzkista su un terreno confinato nelle istituzioni borghesi. Un altro modo per rimandare alle calende greche la lotta per il socialismo. Del resto RdC continua a richiamarsi al cosiddetto “socialismo del XXI secolo” nonostante esso abbia fallito da ogni punto di vista.
Partito rivoluzionario o riformista?
Le stesse ambiguità riformiste ed elettoraliste caratterizzano l'ultima parte dell'articolo che vede nel “partito rivoluzionario” lo “strumento collettivo” per organizzare lavoratori, precari, disoccupati e giovani, utile a costruire coscienza di classe, a unire le lotte e a trasformare la protesta in “potere popolare”.
Il partito del proletariato nasce dalla necessità storica della classe operaia di organizzarsi politicamente per la propria emancipazione rivoluzionaria e non è semplicemente un'organizzazione che coordina le lotte, costruisce consenso, conquista egemonia o porta le rivendicazioni sociali nelle istituzioni come sostiene Vasapollo, perché il suo compito fondamentale è un altro, e precisamente quello di preparare e dirigere la rivoluzione proletaria, conquistare il potere politico del proletariato, ed instaurare la dittatura del proletariato.
Senza questo obiettivo, la definizione di “partito rivoluzionario” resta una formula vuota, uno specchietto per le allodole volto a ingannare i sinceri rivoluzionari imprigionandoli nelle istituzioni borghesi.
Capitalismo o socialismo?
RdC ripete parole come “socialismo”, “classe”, “potere popolare” (e non proletario), “partito rivoluzionario” solo per ricondurre i comunisti in buona fede e i rivoluzionari a sostenere la Costituzione borghese, la partecipazione elettorale, la rappresentanza, il parlamentarismo, Gramsci, Togliatti e il suo aggiornamento di una riformista “via europea al socialismo”.
Noi pensiamo che la domanda che i comunisti e i sinceri rivoluzionari devono porsi per non cadere nel vicolo cieco del parlamentarismo borghese non è soltanto “quale democrazia vogliamo?”, ma soprattutto “quale società vogliamo: socialismo o capitalismo?”.
E se il loro obiettivo è davvero il socialismo, allora non dovranno fidarsi di questi riformisti e parlamentaristi travestiti da comunisti ma aprire un confronto con i marxisti-leninisti: “Le forze anticapitaliste divise e senza un progetto comune di una nuova società - si legge nel Documento dell'Ufficio politico alla vigilia delle elezioni politiche 2022 - incidono poco nella realtà politica e sociale... C'è però bisogno che tutte le forze anticapitaliste, a partire da quelle con la bandiera rossa, aprano una grande discussione pubblica per elaborare un progetto comune per la nuova società socialista... Questa discussione rivoluzionaria è il primo passo per cominciare a lavorare unitariamente per abbattere il capitalismo”.
7 ottobre 2026