Accordo a pranzo alla Casa Bianca con i giganti del settore preceduto da un decreto presidenziale
Trump: “Non possiamo soffocare la superintelligenza. Si gioca tutto tra noi e la Cina. Chiunque vince sulla superintelligenza vince tutto”
Per niente scongiurati i pericoli di esporre il mondo a rischi crescenti e fuori controllo
Trump che si sente il padrone del mondo insiste e marcia come un panzer sull’Intelligenza artificiale (IA) appena rinominata Superintelligenza (SI) addirittura con un decreto presidenziale, spingendo l’imperialismo americano a stroncare la concorrenza del socialimperialismo cinese. Nel provvedimento viene sottolineato come le capacità dei sistemi attuali impongano un cambio di definizione: “Le tecnologie sviluppate dagli innovatori americani superano di gran lunga quanto immaginato quando il termine ‘Intelligenza Artificiale’ fu coniato per la prima volta. Le capacità dei sistemi di frontiera odierni vanno ben oltre l’imitazione o l’automazione di singoli aspetti dell’intelligenza umana”, rappresentando ormai “una nuova era di Super Intelligenza”. In base all’ordine esecutivo l’amministrazione federale è chiamata a disconoscere l’uso del termine “AI” nei contesti applicabili, mentre l’Assistente del Presidente per la Scienza e la Tecnologia avrà 60 giorni per presentare una proposta legislativa che aggiorni formalmente la definizione legale federale.
Il 29 settembre il presidente americano ha radunato a pranzo alla Casa Bianca tutti i giganti del settore. "È la cosa più grande che ci sia, forse la più grande che ci sia mai stata. È molto più grande di Internet", ha detto Trump, descrivendo l’accordo in quattro punti, come una “Costituzione sull’SI”. "Chiunque vinca la corsa alla SI vincerà tutto", ha affermato, “gli USA sono in vantaggio rispetto alla Cina, e il presidente Xi lo sa. Non c’è nessuno al terzo posto. Si gioca tutto tra noi e la Cina. Chiunque vinca sulla superintelligenza, vincerà tutto. Ci saranno un vincitore e un perdente, nemmeno un secondo posto. Ora siamo in vantaggio sulla Cina e su tutti gli altri e voglio che rimanga così. L’unico modo per riuscirci è fare esattamente quello che stiamo facendo adesso. Non vogliamo ostacolare la crescita”, aggiungendo che la tecnologia potrebbe portare a importanti progressi in medicina e risolvere problemi un tempo ritenuti insolubili.
Da Elon Musk a Mark Zuckerberg, passando per Jeff Bezos e Jensen Huang, l’incontro è servito a dimostrare che gli Stati Uniti – di fronte a una Cina sempre più agguerrita in questo settore – non vogliono mettere un freno allo sviluppo, nonostante alcuni big del settore abbiano messo in guardia dai pericoli della propria tecnologia, mentre si moltiplicano gli episodi di agenti di IA che sfuggono al controllo. Per il dittatore fascioimperialista di Washington la questione è semplice: nessuna misura di sicurezza è realmente necessaria. La ragione? “Perché abbiamo persone che amano il nostro Paese e amano molto il mondo”, ha detto. E al di là dell’amore, ritiene che serva solo avere la testa e, per questo, si è riunito con le persone che ritiene “le più intelligenti al mondo”. "Non vogliono che qualcosa vada storto. C'è in gioco il futuro delle loro aziende. Non permetteranno che accada. Si controlleranno a vicenda", ha detto delle Big Tech. Per monitorare lo sviluppo della SI, la Casa Bianca ha poi annuncato la nomina di Jay Clayton, attuale direttore dell’intelligence degli Stati Uniti, “Zar dell’IA”: una figura incaricata di lavorare con le grandi imprese tech e di assicurarsi che non abusino delle proprie capacità. Clayton lavorerà in una task force che risponderà direttamente a Trump ed è composta anche dal presidente della Federal Trade Commission Andrew Ferguson, dal responsabile tecnologico del Pentagono Emil Michael e dal direttore dell’office of Personnel Management Scott Kupor.
Tra i grandi del tech che hanno preso parte alla conferenza, Mark Zuckerberg di Meta ha spiegato che “L'idea di fondo è trasmettere al popolo americano e ai nostri clienti la certezza che la tecnologia funzioni esattamente come previsto”, mentre Elon Musk di SpaceXAI, ha ribadito , che l’utilizzo dell’IA e dei robot permetterà all’umanità di avere un futuro migliore, nonostante i timori che molti lavori possano scomparire. “Il mondo del lavoro è sempre cambiato”, ha detto Musk, “Ritengo quindi che assisteremo a un'evoluzione dei ruoli. E, come ha fatto notare il presidente, dato che la disoccupazione è diminuita, c'è in realtà un'enorme domanda di personale. Credo dunque che lo scenario più probabile – e che vale la pena prendere in considerazione – sia estremamente vantaggioso: un futuro che, se poteste guardare avanti, vorreste sicuramente nei prossimi due anni”.
Rassicurazioni per niente convincenti, visto che per Trump, e i suoi più stretti consiglieri, introdurre regole rigide in questa fase rischierebbe di ridurre la competitività delle aziende statunitensi nei confronti di quelle cinesi, che stanno facendo importanti progressi nello sviluppo delle intelligenze artificiali. Il concetto è stato ribadito più volte alla Casa Bianca dallo stesso presidente americano, secondo il quale se venisse limitata la costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti le aziende statunitensi si rivolgerebbero proprio alla Cina per avere la capacità di calcolo necessaria per allenare e sviluppare nuovi modelli di IA. La questione era stata brevemente dibattuta la scorsa settimana tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping a Washington, senza nulla di concreto. Gli Stati Uniti stanno limitando l’esportazione verso la Cina di alcuni dei chip più potenti necessari per l’allenamento dei modelli, come quelli prodotti da Nvidia e usati da buona parte delle aziende statunitensi. E proprio il CEO di Nvidia, Jensen Huang, presente all’incontro alla Casa Bianca, visti i grandi interessi della sua società che è diventata la più ricca al mondo grazie alla vendita dei processori per i sistemi di intelligenza artificiale, ritiene che il settore delle AI non debba essere regolamentato in alcun modo e che qualsiasi regola favorirebbe la Cina e farebbe perdere il vantaggio competitivo agli Stati Uniti.
Preoccupanti sviluppi quelli sull’Intelligenza artificiale che potrebbe diventare una minaccia fuori controllo ed esporre il mondo a rischi crescenti come disoccupazione di massa, pandemie ingegnerizzate, sistematiche campagne di disinformazione, sorveglianza di massa della popolazione e la corsa al riarmo e all'uso di armi autonome letali. Al di là degli interessi industriali che alimentano il dibattito tra le aziende impegnate nello sviluppo dell'IA, esiste ed è cruciale la questione di chi controlla questa tecnologia più potente di un’arma nucleare. Una questione irrisolvibile nell'attuale sistema imperialista perché non esistono autorità nazionali e sovranazionali neutrali e indipendenti in grado di stabilire quali sono le regole, chi debba scriverle e farle rispettare. Di fatto l'Intelligenza Artificiale è oramai divenuta l'ennesimo terreno di scontro della guerra tra l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese. Invece di essere positiva e progressiva, l'IA nel regime capitalistico moltiplica e acuisce i conflitti e le contraddizioni di classe, mentre la ricchezza accumulata in virtù del generalizzato aumento della produttività viene sottratta al lavoro salariato e alla collettività per finire in proporzioni smisurate nelle mani di un ristrettissimo numero di grandi capitalisti. Come ben presto è tramontata l'illusione che internet e la rivoluzione digitale sarebbero stati un'oasi e una leva di democratizzazione e progresso sociale, così oggi la diffusione dell'Intelligenza artificiale non porterà benessere e miglioramenti per il proletariato e le masse popolari ma finirà per scatenare nuove tempeste di classe contro il capitalismo e l'imperialismo.
7 ottobre 2026