Contro il degrado delle scuole di periferia, le strutture fatiscenti,
bollenti d'estate e ghiacciate d'inverno, la mancanza di insegnanti e il
sovraffollamento delle aule
Grande rivolta delle studentesse e degli studenti francesi
Cariche selvagge della polizia, centinaia di manifestanti feriti, oltre 5 mila arrestati, tra cui molti minorenni. Il trotzkista Mélenchon leader della “sinistra” borghese: “Noi siamo per la lotta non violenta”
Il 6 ottobre manifestazione nazionale e sciopero dei lavoratori
La scintilla che in pochi giorni ha innescato la grande rivolta delle studentesse e degli studenti francesi è scoccata il 20 settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil, alla periferia sud-est di Parigi, dove dall’inizio dell’anno gli studenti hanno occupato l'istituto per denunciare la carenza di docenti, insegnanti di sostegno e personale ausiliario tecnico e amministrativo.
Spronati dalla vittoriosa lotta dei liceali del Saint-Exupéry di Créteil (che dopo una decina di giorni di mobilitazione hanno ottenuto l'impegno della scuola ad assumere un infermiere, un vicepreside e personale aggiuntivo ndr) tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre la protesta è dilagata in tutta la Francia con centinaia di migliaia di studenti che sono scesi in piazza a Parigi, Marsiglia, Lione, Saint-denis, Rouen, Orléans, Strasburgo, Auchel, nel Pas de Calais, e in decine di altre città dando vita a partecipati e combattivi cortei di protesta contro il degrado delle scuole di periferia, le strutture fatiscenti, bollenti d'estate e ghiacciate d'inverno, la mancanza di insegnanti e il sovraffollamento delle aule con classi composte anche da 35 alunni.
La mobilitazione ha già coinvolto direttamente oltre 1.200 istituti e si contano non meno di 600 scuole chiuse o presidiate e occupate dagli studenti; alla protesta si sono uniti anche gli studenti universitari che hanno bloccato una trentina di atenei. Solidali con la lotta degli studenti anche i sindacati di categoria di presidi e insegnanti.
In vari rapporti pubblicati nei giorni scorsi, i sindacati dei presidi e degli insegnanti hanno rilevato che vi è almeno una classe “scoperta” – cioè senza prof – in più del 50% degli istituti francesi tra scuole medie e superiori. Secondo l’associazione di categoria dei presidi, in quattro sedi su dieci le classi scoperte sono più d’una. Mentre l’Union syndicale lycéenne (Usl), il sindacato liceale più importante in Francia, in un nota denuncia che “i licei cadono in rovina, non ci sono abbastanza professori, l’accesso alla formazione professionale e all’insegnamento superiore discrimina i meno favoriti… La scuola repubblicana non è mai stata così in crisi”. Perciò, ripetono all'unisono gli studenti: “Manifestiamo contro questo governo che non investe nel riscaldamento, nell’aria condizionata e negli stipendi dei nostri insegnanti… I giovani devono affidarsi al caos per farsi sentire, non abbiamo altro modo”.
Nel mirino della protesta infatti c'è anche l'odioso sistema classista dell'istruzione pubblica francese aggravato dalla controriforma del 2018 che permette l’accesso alle università più prestigiose solo agli studenti che hanno frequentato un determinato tipo di liceo, scuola media ed elementare, selezionati in base al “merito” e messi in competizione fra loro dalla famigerata piattaforma digitale Parcoursup: un “algoritmo” che assegna i posti nelle università e decide il futuro formativo degli studenti già a 18 anni.
Immediata, brutale e violentissima è stata invece la reazione della polizia del premier Sebastien Lecornu e del ministro degli Interni Laurent Nunez che hanno ordinato agli agenti di reprimere a suon di manganellate, lacrimogeni e arresti di massa i cortei, le manifestazioni, le occupazioni e i pacifici presidi di protesta organizzati davanti alle scuole.
Dall'inizio della protesta si contano oltre 5 mila arresti. Nella sola giornata del 1° ottobre, secondo i dati comunicati dallo stesso ministero degli Interni, più di 170 studenti, 65 insegnanti e 40 presidi sono stati feriti negli scontri provocati dalla polizia. Il 30 settembre un ragazzo di 16 anni è stato gravemente ferito all’occhio a Tours da un proiettile di gomma sparato da un agente.
Il 28 settembre un altro manifestante di 14 anni è stato colpito alla mascella da un lacrimogeno sparato a bruciapelo da un poliziotto davanti a un liceo nella banlieue parigina. “Gli agenti gli hanno sparato in pieno volto, davanti agli altri alunni”, hanno scritto i professori del liceo in un comunicato. La madre del ragazzo ha dichiarato al giornale Le Parisien “mio figlio ha la bocca sfondata… tutti i suoi denti superiori sono fracassati e di quelli di sotto non sappiamo cosa resta”.
In un'altra intervista, Tony Tremblay, insegnante di matematica, e co-segretario del sindacato degli insegnanti Snes-Fsu nel dipartimento della Seine-Saint-Denis ha rilevato che: “non bisogna farsi impressionare da qualche immagine di spazzatura data alle fiamme dagli studenti, l’uso della forza adoperato in questi giorni dalle forze dell’ordine è completamente fuori proporzione... C’è una presenza della polizia in gran numero, con degli agenti armati di tutto punto scatenati contro degli adolescenti: è inaccettabile”.
Mentre per il ministro della Giustizia Gérald Darmanin non basta spaccare i denti e spappolare gli occhi ai giovani manifestanti: “occorre anche una risposta dura da parte dei magistrati” nei confronti degli studenti arrestati e denunciati, ha dichiarato alla stampa.
Ma a colpire gli studenti non ci sono solo i codici della giustizia borghese, i manganelli, gli arresti e le pallottole della polizia; a fare più male, soprattutto sul piano politico e organizzativo, sono gli inganni riformisti e le pallottole zuccherate di nonviolenza e pacifismo sparse a piene mani dalla “sinistra” borghese con alla testa il trotzkista Mélenchon che, non appena gli studenti hanno provato a reagire alla brutale repressione neofascista dello Stato, del governo e delle istituzioni borghesi, bloccando scuole, autobus e metropolitane e dando fuoco a qualche cassonetto della spazzatura durante i cortei o davanti ai licei occupati, da buon opportunista si è subito precipitato a prendere le distanze non solo dalle “frange violente” ma da tutto il movimento studentesco per non compromettere la sua corsa alle elezioni presidenziali della prossima primavera.
Davanti ai microfoni della Tv Public Sénat, Mélenchon si è accodato a tutti gli altri politicanti borghesi esortati da Macron a non giustificare o incoraggiare il caos scatenato dalle manifestazioni studentesche. “Questa – ha provato a ironizzare Mélenchon prima di pugnalare alle spalle gli studenti - dev’essere la prima protesta organizzata per telepatia, perché non ne siamo noi all’origine”. Ha ammesso che: “siamo accolti benissimo nei licei”. Ma guai a chi osa mettere in discussione il potere politico e il dominio della borghesia perché: “lo dico e lo ripeto: noi siamo per la lotta non violenta e non serve a nulla appiccare il fuoco”.
Insomma dopo l'esaltazione dei primi giorni di protesta, non appena gli studenti hanno provato ad alzare il livello dello scontro per rispondere alla brutale repressione della polizia, ecco che i traditori e gli opportunisti alla Mélenchon gettano la maschera e corrono in aiuto della classe dominante borghese, invitano alla calma, alla protesta democratica e cercano di sostituire la lotta di classe con la non violenza. Al contrario del trotzkista Mélenchon, noi marxisti-leninisti auspichiamo che questa manifestazione sia la scintilla in grado di incendiare l'intera prateria.
Nei giorni scorsi nel tentativo di affievolire la protesta il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato il lancio di una piattaforma digitale di consultazione aperta al contributo di tutti gli studenti.
Un invito al dialogo rispedito al mittente dal movimento studentesco che il 6 ottobre ha organizzato con successo una grande manifestazione nazionale a cui hanno aderito anche i diversi sindacati di lavoratori che si sono uniti alla protesta con l'indizione dello sciopero generale. Mezzo milione di manifestanti, giovani e giovanissimi, insegnanti e lavoratori insieme ai genitori sono scesi nelle piazze francesi chiedendo le dimissioni di Macron e sostenendo le loro rivendicazioni con forza e determinazione. Una fiumana di manifestanti contro la quale Macron e il suo governo hanno risposto con un'inaudita e sistematica repressione poliziesca e giudiziaria testimoniata dai 6.800 arresti dall'inizio della protesta e dalle centinaia e centinaia di studenti manganellati e feriti, le cariche, le granate e i proiettili di gomma sparati dalla polizia. Segno evidente che questa rivolta può davvero incendiare l'intera prateria.
7 ottobre 2026