Per mazzette e corruzione
Chiesto l'arresto di Armao, ex vicepresidente della Regione Sicilia
Filmato con le mani nel sacco l'avvocato nominato dal governatore Schifani, candidato con Azione e Italia Viva e marito dell'ex braccio destro di Nordio, Giusi Bartolozzi
Plichi di documenti cartacei e supporti elettronici (pc e memorie usb). È il materiale che la Squadra mobile di Palermo ha portato via dall’appartamento a due passi da Montecitorio, dove risiede anche Giusi Bartolozzi e dallo studio legale in zona piazza di Spagna, immobili romani in uso dell’ex vice presidente e assessore regionale siciliano, Gaetano Armao. L’avvocato, marito della “zarina” ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è indagato per corruzione dalla Procura di Palermo in un’inchiesta su un giro di mazzette elargite da società dell’energia e rifiuti, e onlus delle cure palliative, per oliare gli ingranaggi del sistema regionale e favorire l’approvazione di progetti.
La Procura di Palermo ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Armao, ex vicepresidente della Regione siciliana ed ex presidente del CTS, al quale vengono contestati tre episodi di presunta corruzione. L’ipotesi investigativa riguarda denaro che l’avvocato avrebbe ricevuto da imprenditori in cambio di interventi favoriti dai suoi incarichi istituzionali.
Nella stessa inchiesta per una presunta raccomandazione risulta coinvolto Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale del Movimento per l’Autonomia.
Per i pm, il ras siciliano e marito di Giusy Bartolozzi fece arrivare mezza mazzetta all’ex moglie. L'intercettazione: "'Ste merde di magistrati". Indagato pure Vitrano, deputato di Forza Italia in Sicilia
Per Armao, la gravità delle accuse riguarda l’utilizzo degli incarichi pubblici
La posizione dell’ex vicepresidente presenta, nella ricostruzione accusatoria, una particolare rilevanza per il numero degli episodi contestati e per il rapporto ipotizzato tra funzioni pubbliche, interessi imprenditoriali e pagamenti illeciti.
Al centro degli accertamenti ci sono i ruoli di esperto del presidente della Regione Renato Schifani(FI) e di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, incarico ricoperto fino allo scorso agosto.
Secondo gli inquirenti, Armao avrebbe utilizzato queste posizioni per agevolare interessi privati, ricevendo denaro attraverso l’avvocato Pierluigi Matta, anch’egli indagato.
I filmati vedono Gaetano Armao in auto con l’avvocato Pierluigi Matta: in mano si riconosce una banconota da 50 euro. Ancora Matta con Armao in uno degli incontri filmati all’università. L’orologio a pendolo nello studio dell’ex presidente della Regione, secondo i pm, nascondeva le mazzette È il 10 novembre del 2025. Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione siciliana e noto amministrativista, e l’avvocato Pierluigi Matta si danno appuntamento su Whatsapp all’università di Palermo, dove insegnano entrambi. I poliziotti della sezione Anticorruzione della squadra mobile di Palermo sono riusciti a fotografare il passaggio delle mazzette, da Matta ad Armao. In auto, e persino al collegio San Rocco, sede della facoltà di Scienze politiche. Una microtelecamera ha ripreso pure il posto dove Armao nascondeva i soldi nel suo studio di via Noto: all’interno di un contenitore cilindrico che nascondeva dentro l’orologio a pendolo. Quel contenitore è stato sequestrato durante la perquisizione. I due non sanno che le “cimici” piazzate dalla Squadra Mobile, da mesi, registrano e filmano i loro incontri. L’avvocato Pierluigi Matta si dava un gran da fare per soddisfare i desiderata delle aziende, ma il gran risolutore degli intoppi burocratici era lui, l’avvocato professore Gaetano Armao, nominato esperto del presidente della Regione e presidente della Commissione tecnica specializzata nel rilascio delle autorizzazioni ambientali. Matta lo diceva chiaramente a un imprenditore: “Ho parlato con Gaetano, tu vallo a sentire, tu sentilo... lo senti in maniera più organica, seduti, bello eccetera... e poi mi fai sapere. Quello che lui ti dice... va bene”. Matta faceva il consulente per le aziende, “consulente fittizio” accusano i pubblici ministeri Eugenio Faletra, Alessandro Macaluso e Andrea Zoppi.Dopo qualche ora la scena si sposta nell’auto di Armao, marito di Giusi Bartolozzi. Le microspie riprendono tutto.
Nell’abitacolo del veicolo, Matta, sul sedile del passeggero, in silenzio e senza dare spiegazioni, tira fuori dallo zaino una grossa busta bianca. L’amico gli dice, secco: “Mettilo là”. Dentro — ne è convinta la Procura che ha chiesto l’arresto di entrambi per corruzione — c’è una delle tre tangenti che i manager del gruppo CVA, società del settore delle rinnovabili, avrebbero fatto avere all’avvocato per i favori ricevuti.
Qualche giorno prima la CVA, con un bonifico, aveva accreditato una somma di denaro a Matta per una fantomatica consulenza legale (per mascherare la mazzetta, secondo l’accusa). Da lì, con uno schema ben consolidato - scrivono i magistrati guidati dal procuratore Maurizio de Lucia - , vengono i soldi dati ad Armao.
Le 322 pagine della richiesta di arresto firmate dai sostituti procuratori Eugenio Faletra, Alessandro Macaluso e Andrea Zoppi descrivono un quadro inquietante di complicità. Per Armao e Matta, i pubblici ministeri chiedono il carcere e anche la sospensione dagli incarichi per un anno; per il deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo e per altri sei imprenditori vengono sollecitati invece gli arresti domiciliari e l’interdittiva.
Il racconto delle ultime mazzette scoperte a Palermo è anche nelle parole degli imprenditori che cercavano Armao. “Vedi come lavoro io”, si vantava Luigi Zancla, il presidente della “Samo”, una Onlus che si occupa di assistenza ai malati oncologici. Il suo interlocutore commentava: “Olio, olio, olio”. Secondo la procura e la polizia, è un chiaro riferimento alle mazzette. Quel giorno, Zancla concluse con una frase che appare come un riscontro alla tesi dell’accusa: “La persona che è nel mezzo è Gaetano Armao, capo della segreteria legale del presidente Schifani”. Un incontro molto particolare si sarebbe tenuto anche nell’anticamera del governatore, lo racconta Matta in un’altra intercettazione: “Erano seduti in sala d’attesa, per entrare dal presidente, nell’ultima saletta proprio per entrare — così diceva a Zancla — arrivo io con Gaetano. E Gaetano dice: “Scusi direttore vorrei parlarle”. Lui si alza in piedi e li lasciamo fuori dalla stanza”.
Armao avrebbe fatto un altro gran favore alla Onlus che non voleva concorrenti: raccomandando al superburocrate Salvatore Iacolino di bloccare il decreto dell’assessore alla Sanità che allargava la rete per l’assistenza dei malati oncologici. In Sicilia, le mazzette si pagano anche sui tumori.
Il meccanismo ipotizzato prevedeva il versamento di compensi a Matta per consulenze che, secondo l’accusa, non sarebbero state effettivamente svolte.
Le somme, accreditate tramite bonifico, sarebbero state successivamente prelevate e consegnate in contanti ad Armao.
È questo il passaggio più delicato dell’indagine: la presunta trasformazione di rapporti professionali in uno strumento per occultare pagamenti destinati a remunerare interventi legati agli incarichi istituzionali.
Le contestazioni tra energia, autorizzazioni ambientali e sanità.
Il primo episodio riguarda i rapporti con Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile, indicati rispettivamente come amministratore delegato e co-direttore del gruppo Cva, attivo nel settore delle energie rinnovabili. Secondo la Procura, Armao avrebbe ricevuto denaro in cambio di interventi a favore del gruppo negli ambienti regionali.
Gli altri due episodi riguardano Sergio Vella, per un impianto di trattamento dei rifiuti e produzione di biometano ad Aragona, e la Samo, attiva nelle cure palliative.
Per quest’ultima vicenda, i pm ipotizzano 6.000 euro in cambio di pressioni per fermare l’ampliamento degli operatori convenzionati.
Sono contestazioni ancora da verificare, che coinvolgono settori nei quali le decisioni regionali incidono su investimenti e servizi sanitari.
Diverso è il contenuto dell’accusa rivolta a Giuseppe Geremia Lombardo.
Secondo la ricostruzione riportata nel dispaccio ANSA, il deputato si sarebbe adoperato, come componente della commissione Sanità dell’Ars, per l’approvazione di un emendamento favorevole alla Samo. La presunta contropartita sarebbe stata l’assunzione presso la onlus di Domenica Spartà, consigliera comunale del Catanese indicata come persona a lui vicina.
A sollecitare il suo intervento sarebbero stati Luigi Zancla, presidente della Samo, e Mario Lupo, ex presidente della Samot e di altre realtà del settore dell’assistenza.
Il perimetro delle contestazioni descritte per Lombardo è dunque più limitato rispetto a quello attribuito ad Armao: un episodio relativo a un’assunzione, senza che nelle notizie disponibili gli vengano contestati incassi di denaro o partecipazioni al presunto circuito delle consulenze fittizie attribuite al contrario.
Nel pomeriggio del 2 ottobre, appena appresa la notizia dell'indagine a suo carico, Lombardo ha immediatamente annunciato la decisione di dimettersi dalle commissioni Bilancio e Sanità dell’Assemblea regionale siciliana.
La lunga carriera dell’avvocato amministrativista Gaetano Armao, finito sotto inchiesta per corruzione nell’indagine della Procura e della squadra mobile di Palermo, si intreccia tra la docenza, gli incarichi, le candidature politiche, le consulenze giuridiche istituzionali fino al matrimonio con la magistrata “zarina” di Nordio Giusi Bartolozzi, che ne hanno fatto una delle coppie più influenti del panorama siciliano.
A Gaetano Armao, l’ex politico della Regione Siciliana indagato per corruzione dalla procura di Palermo, arrivava una caterva di richieste. Richieste che, in cambio di favori e utilità personali, avrebbero dovuto avvantaggiare e favorire – è questa la tesi dell’accusa – imprenditori “amici”.
Di richieste ce n’è una in particolare che è richiamata in una informativa dell’11 novembre 2025 della squadra mobile di Palermo. Ad avanzarla ad Armao è l'imprenditore pugliese Mario Gaetano Doronzo, amministratore unico della Doronzo Infrastrutture srl e cioè “un’impresa beneficiaria – si legge nelle carte – di varie e rilevanti commesse pubbliche in campo edile”. Ebbene Doronzo, in una telefonata captata dagli investigatori, chiederà ad Armao “aiuto” nel contattare un magistrato del Consiglio di Stato. “Si captava Doronzo, è scritto nell’informativa, introdurre all'Armao una richiesta di addomesticamento di un magistrato del Consiglio di Stato, Urso, individuato quale relatore di un ricorso in appello, depositato dalla Doronzo Infrastrutture in riferimento ad una soccombenza di tale azienda in un giudizio di prime cure dinanzi ad un Tar”.
Ancora. “Si percepiva che Doronzo aveva dei dubbi sul nome di battesimo dell'alto magistrato, chiamandolo: "Urso Gianfranco, mi pare, una cosa del genere", in proposito potrebbe trattarsi di Alberto Urso, magistrato in servizio alla Quinta Sezione del Consiglio di Stato». E«nel riportare una sorta di disagio nell'eventuale avvicinamento del presidente del Collegio, ovvero Francesco Caringella, Doronzo rappresentava che la causa sarebbe stata discussa a fine novembre».
“È una cosa che si discuterà a fine novembre... c'è pure un mesetto per poterlo vedere”, dirà l’imprenditore ad Armao. Di cui, secondo gli inquirenti, si coglie “l’impegno ad interessarsi alla vicenda pur senza assumere un’obbligazione di risultato in proposito”.
“Fammi verificare, va beh me lo controllo io, ok va bene fammelo verificare, non te lo do per certo”, la risposta di Armao.”Vedi un po’tu come puoi”, ribatterà Doronzo.
Quest’ultimo, secondo i pm, aveva dato all’ex politico una tangente da 5mila euro. Una mazzetta che sarebbe stata intascata al Senato.
“In data 29 ottobre 2025 è stata documentata la dazione della somma di 5.000 euro in favore di Armao degli uffici del Senato della Repubblica di via Degli Staderari 2 in Roma”, si legge ancora nell’informativa. L’obiettivo? In base a quanto si apprende, risolvere rapidamente una controversia nata intorno a un appalto.
Pronta la risposta di Armao: “Ci stiamo”. A un certo punto, si legge nell’informativa, Vernola “annunciava di allontanarsi dall’ufficio”, lasciando “da soli Doronzo e Armao”. Il primo diceva dunque al secondo: “L’altra volta te ne ho dati sette, adesso te ne ho portati altri cinque e chiudiamo la partita”. Si legge nell’informativa: “Si percepiva un fruscio analogo a quello di una busta accartocciata”. Per gli investigatori è la mazzetta di Palazzo Madama, registrata in diretta dal trojan installato sul cellulare di Armao, che capta anche “una richiesta di addomesticamento” da parte di Doronzo su “un magistrato del Consiglio di Stato, Urso”. Vernola, non indagato, spiega al Fatto: “Doronzo voleva conoscere Armao e li ho presentati. Nulla è accaduto in mia presenza o nel mio ufficio, non li ho lasciati soli, sono loro che sono andati via, poi cosa abbiano fatto non so”.
A ogni modo, Armao accederà al Senato insieme a “tale Di Noia, in corso di identificazione”. “Dopo aver lasciato il varco di ingresso l'Armao e il Di Noia si intrattenevano a dialogare in maniera riservata all'interno dell'ascensore dove il Di Noia chiedeva all'Armao: "Ma il curriculum glielo hai dato a Giusy?”.
Giusy non è altro che Giusi Bartolozzi, ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio e moglie di Armao. Quest’ultimo alla domanda di Di Noia rispondeva così: “Ce l'ho sul tavolo”.
“Proseguendo – concludono gli inquirenti nell’informativa – Armao forniva un'altra informazione al Di Noia che verosimilmente lo riguardava e affermando: "Invece per quell’altro mi ha confermato che il posto ce l’hai tu… io te l’ho detto subito dove posso, dove non posso mi fermo”.
Quest'ennesimo scandalo sta facendo tremare la giunta regionale siciliana e la relativa maggioranza di Renato Schifani (FI), il quale dovrebbe immediatamente dimettersi.
14 ottobre 2026