Un episodio poco conosciuto
L’infame eccidio nazifascista del 7 ottobre 1943 a Napoli
Una bomba alla Posta centrale colpì vigliaccamente la popolazione: 30 morti e 84 feriti

Redazione di Napoli
Si è sempre parlato poco e a distanza di 83 anni ancora si stenta a ricostruire uno dei gesti più infami che la teppaglia nazifascista ha compiuto in maniera premeditata a Napoli, probabilmente la prima vera e propria strage orchestrata, voluta e costruita dalla famigerata 3ª Compagnia del 60° Battaglione Motorizzato Pionieri della tedesca Wehrmacht il 7 ottobre 1943.
Noi marxisti-leninisti partenopei vogliamo alzare la coltre ipocrita che copre i fatti avvenuti in quella giornata e che il procuratore militare di Napoli nel 1948 - probabilmente tale Oreste Trotta, poi promosso nel 1948 giudice militare - bollò così: “l’istruttoria è laboriosa e incerta: i crimini tedeschi si limitano ad atti particolari di incendi, saccheggi e uccisioni compiuti da soldati tedeschi rimasti sconosciuti e dei quali è fin dubbia la appartenenza al comando Piazza di Napoli”. Si gettò la spugna e di quella strage di napoletane e napoletani non se ne seppe più nulla.

L’infame eccidio
Ma che accadde esattamente e perché definiamo infame l’eccidio perpetrato dai boia nazifascisti? Le orde naziste di Hitler, oltre agli eterni vigliacchi fascisti repubblichini agli ordini di Salò che nulla dissero su questa operazione, nonostante da qualche giorno Napoli fosse stata liberata grazie all’apporto delle Gloriose Quattro Giornate, erano guidate dal 2 dicembre 1941 dal comandante Walter Scholl che voleva ridurre Napoli “in cenere e fango”.
La rivolta organizzata delle masse popolari partenopee che dal 27 settembre al primo ottobre 1943 portò alla cacciata degli assassini in camicia nera, non andò giù ai nazifascisti i quali crearono i presupposti per lasciare alcune bombe ad orologeria ad alto potenziale in modo che, una volta lontani da Napoli, potessero scoppiare e causare il più gran numero di morti. Un gesto premeditato e calcolato cinicamente che si realizzò in via S. Anna dei Lombardi, in pieno centro, dove una bomba collocata nel palazzo delle Poste centrali deflagrò irrompendo sui civili inermi. Gli uffici in quel momento - probabilmente le ore 12 - sono aperti e affollati da centinaia di utenti in fila per sbrigare le proprie commissioni, spedire lettere, ecc. Sulle scale della posta vi erano, si può immaginare, anche semplici passanti e reparti americani intenti a organizzare la logistica in città. Tutto viene investito da una sequenza di violentissime deflagrazioni che squassano l’ala ovest del palazzo, con solai inceneriti, macerie che piovono sulla piazza, fiamme e vetri frantumati. La piazza, come diranno i presenti, si trasformerà in un inferno di polvere, urla e sangue, e i detriti renderanno difficili anche i ricoveri delle decine e decine di feriti che giacciono nei pressi di via S. Anna dei Lombardi.
Il bilancio fu tragico: 30 morti e 84 feriti; di fatto la prima strage che segnò con il sangue la Resistenza contro la teppaglia del fascio littorio e della croce uncinata. Ancora oggi non si hanno i nomi di ben 15 dei 30 morti sul campo; gli altri furono: il piccolo Beniamino Pinto (2 anni) Giuseppe Bambinelli, Alberto Filacchione (19 anni), Antonietta Galizia (11 anni), Iolanda Grasso (morta 6 giorni dopo), Gaetano Liccardi, Adele Pagnillo, Editta Pinto (13 anni), Mario Ponza (19 anni), Maria Rotlar, Vincenzo Sansanella, Giovanni Troila (18 anni), Francesco Turco, Saverio Viola. Questo bilancio a distanza di più di 80 anni è non solo provvisorio per la mancanza di nomi e cognomi degli ignoti che lasciarono la vita, ma anche perché non si conoscono ancora i soldati anglo-americani che perirono nella strage.

Fare luce sull’armadio della vergogna di Napoli
È incredibile che a distanza di 83 anni ancora non si sia fatta luce su tutti gli avvenimenti successivi alla cacciata dei nazifascisti da Napoli, atteso che, oltre alla strage del 7 ottobre, sembra che ve ne siano state altre in diversi punti della città dove la stessa vile tecnica è stata utilizzata dai nazisti con il silenzio dei fascisti. Bombe ad orologeria lasciate appositamente per esplodere e uccidere altri napoletani inermi, mentre in altri casi gli stessi ordigni, mal caricati per la fretta, venivano o disinnescati o rimenavano inesplosi e fatti brillare in zone protette. Sta di fatto che il 7 ottobre perdono la vita tanti giovani e il piccolo Beniamino Pinto e nulla si sa circa gli altri morti, sepolti volutamente da chi non ha interesse a rendere giustizia alla loro memoria. Altro punto oscuro è la partecipazione all’evento da parte del comando nazista e in particolar modo chi furono i sottoposti di Scholl si parla di un capitano e di un tenente - che materialmente ordinarono ai soldati di deporre le cariche nei magazzini delle Poste centrali e in punti dove le bombe potessero fare più morti. Il Comando anglo-americano guidato dal tenente Sinclair del 43rd Bomb Disposal Section R.E. dell'US Army riferì che il totale dell'esplosivo doveva essere di circa 2.000 libbre (oltre 900 kg) e che nelle macerie furono trovati anche i resti dei governali di una bomba d'aereo tedesca da 250 kg.
Chiediamo di fare luce sull’orrenda, premeditata e infame strage nazifascista del 7 ottobre 1943, facendo emergere non solo i nomi di chi lasciò definitivamente la vita nell’ennesima criminale azione degli occupanti cacciati, ma anche dei responsabili, in testa il colonnello Scholl, che organizzarono e perpetrarono il vile delitto.

14 ottobre 2026