Terza repubblica o nero completamento della seconda repubblica neofascista e piduista?

“Tra pochi minuti, se sarà approvata questa legge l'Italia entrerà nella Terza Repubblica. La Terza Repubblica, che prevede una democrazia senza paralisi e ricatti di palazzo, esattamente come auspicava Costantino Mortati. Entreremo nella Terza Repubblica, con la democrazia dell'alternanza, grazie alla destra matura come immaginava Pinuccio Tatarella. Entreremo nella Terza Repubblica, una democrazia attenta ai territori come voleva Umberto Bossi. Entreremo nella Terza Repubblica, una scelta di campo, come sognava il Presidente Berlusconi. Entreremo nella Terza Repubblica, con l'Italia apprezzata nel mondo come finalmente ci sta accompagnando Giorgia Meloni”.
Concludendo con questo proclama di stampo mussoliniano il suo discorso alla Camera, accompagnato da un'ovazione quasi ininterrotta della maggioranza di governo, il responsabile nazionale dell'Organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, annunciava all'Italia la scontata approvazione col voto di fiducia della nuova legge elettorale “Stabilicum” ispirata alla legge fascista Acerbo. Legge che con un meccanismo simile a quella del 1923 scritta per Mussolini, consegnerà fino al 60% dei seggi in parlamento alla coalizione vincente, anche per un solo voto in più, se avrà ottenuto almeno il 42% dei voti validi (oggi pari a solo il 25% degli elettori); e che, con l'aggiunta dell'indicazione preventiva del candidato premier, mira a istituire un premierato di fatto per Giorgia Meloni, cambiando in maniera surrettizia la Repubblica parlamentare del 1946 in una Repubblica presidenziale.
Il riferimento insistito di Donzelli alla “terza repubblica” è stato tutt'altro che un artificio oratorio per dare più enfasi al discorso, ma una vera e propria parola d'ordine pensata e lanciata per l'occasione dallo stato maggiore del partito neofascista, se si tiene conto che lo stesso giorno del voto usciva su “Il Foglio” un'intervista a Giovanbattista Fazzolari, in cui il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio e consigliere più stretto della premier neofascista, sentenziava: “Oggi Palazzo Chigi conta di più di prima e coordina meglio le decisioni dei singoli ministri. Meloni con la sua autorevolezza ha costituito un premierato di fatto, e per questo dico che è il primo presidente del Consiglio della Terza Repubblica”. A cui si è aggiunta, in calcolata sequenza, l'intervista di Arianna Meloni sul servizievole “Corriere della Sera” del 9 ottobre, in cui alla domanda se il “Melonellum” non fosse in realtà un premierato, la sorella della premier, nonché capo della segreteria politica e responsabile del tesseramento di FdI, ha risposto: “Preferisco chiamarla Terza Repubblica. E Giorgia Meloni è il primo presidente del Consiglio della Terza Repubblica”.

Lo scopo dell'operazione “terza repubblica”
Qual è lo scopo di questa narrazione che il partito di Mussolini in gonnella si prefigge di far passare con l'approvazione della nuova legge elettorale fascista Acerbo (che essa cioè porta l'Italia nella “terza repubblica”), la cui gravità non è stata nemmeno rilevata dall'opposizione parlamentare della “sinistra” borghese? In realtà il concetto di “terza repubblica”, già invocato dal capo dell'organizzazione militare segreta anticomunista Gladio, Francesco Cossiga, durante la sua presidenza della Repubblica, serve a mascherare quello di repubblica presidenziale, che era il progetto di Giorgio Almirante. Progetto che il fondatore del MSI, erede di Mussolini e padre politico di Giorgia Meloni, aveva mutuato dal repubblicano golpista Randolfo Pacciardi negli anni '60. E che il capo della P2, Licio Gelli, aveva posto a coronamento del suo “Piano di rinascita democratica” risalente alla metà dei '70, portato avanti prima da Craxi dal 1979 fino a Tangentopoli e poi da Berlusconi e altri nella seconda repubblica neofascista e piduista ancora in corso.
Ora questo progetto presidenzialista viene ripreso e portato avanti da Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, per mezzo di un premierato di fatto istituito senza neanche modificare formalmente la Costituzione antifascista del 1948, né dover cambiare formalmente la Repubblica parlamentare nata dall'antifascismo e dalla Resistenza. Una soluzione questa, attraverso la nuova legge Acerbo, da lei personalmente ideata dopo aver dovuto rinunciare a imporre il premierato per via costituzionale già in questa legislatura, sia per la batosta subita dall'altro progetto piduista del referendum sulla giustizia, sia per le divergenze con i suoi alleati nella maggioranza e sia per un'oggettiva ristrettezza dei tempi.
Per questo motivo cerca di spacciare quest'operazione come “terza repubblica”, così da nascondere sotto una nuova e fumosa etichetta istituzionale quello che è in realtà il nero completamento in atto della seconda repubblica neofascista e piduista. Il cambiamento anche formale della Costituzione potrà avvenire magari dopo, una volta vinte le elezioni ed essersi blindata al potere con una maggioranza di ferro in grado di assicurarle un controllo totale del parlamento e perfino l'elezione del capo dello Stato, della Corte costituzionale e delle altre istituzioni di garanzia. Con la nuova etichetta di “terza repubblica” sparisce anche ogni riferimento all'antifascismo e alla Resistenza, che nell'attuale seconda repubblica permangono ancora in Costituzione, nonostante le modifiche e gli stravolgimenti da destra operati sulla Carta del 1948 da tutti i partiti e governi della destra e della “sinistra” borghesi. A cominciare dalla XII disposizione finale e transitoria che vieta la riorganizzazione del partito fascista sotto qualsiasi forma, secondo la quale il partito della premier è illegale e dovrebbe essere sciolto, avendo addirittura nel simbolo la fiamma tricolore della bara di Mussolini.

I padri della “terza repubblica” secondo Donzelli
Il proclama di stile mussoliniano di Donzelli alla Camera descrive anche come sarebbe nato e si sarebbe evoluto il processo verso la “terza repubblica”, nonché chi ne sono i padri “nobili” principali: il costituente democristiano Costantino Mortati, sostenitore della preminenza della costituzione materiale su quella formale, elaborata nel 1940 in pieno regime fascista, secondo la quale è la forza dominante, con i principi, valori interessi di cui è portatrice, a creare la costituzione materiale che caratterizza un sistema politico, anche in contrasto con la costituzione scritta. E il missino Tatarella, uno dei maggiori artefici della ripulitura “liberale” del vecchio MSI in Alleanza Nazionale e primo propugnatore della “pacificazione nazionale” tra fascisti e antifascisti con la riabilitazione dei combattenti della Repubblica di Salò.
Seguono poi Bossi, il fondatore della Lega secessionista, razzista e xenofoba, che ha imposto il tema del federalismo nella seconda repubblica, riuscendo anche ad inserirlo in Costituzione con la vergognosa complicità, anzi per mano, della “sinistra” borghese. L'ex neoduce Berlusconi, colui che ha dato inizio alla seconda repubblica e che più di tutti ha portato avanti il piano della P2. E naturalmente Giorgia Meloni, colei che ha riportato i fascisti al governo completando la nuova marcia su Roma elettorale e parlamentare iniziata nel 1946 da Almirante.
È singolare che nella “sinistra” borghese ci sia anche chi avalla questa narrazione sulla “terza repubblica” per coprire la seconda repubblica neofascista e piduista tuttora in corso. Come ha fatto il costituzionalista Massimo Villone in un editoriale su “Il Manifesto” trotzkista dell'11 ottobre in cui, pur dichiarandosi pessimista sugli esiti dei ricorsi alla consulta, l'ex senatore del PDS e dei DS ne sostiene comunque la necessità “perché contro il disegno di Meloni di rivoltare il Paese come un calzino bisogna usare tutte le armi disponibili, anche al fine di mobilitare l’opinione pubblica democratica. Con questa legge elettorale la destra vuole entrare nella Terza Repubblica”. Secondo lui questo disegno “si batte nelle urne 2027, anche presentando un progetto alternativo a quello della destra, volto a stabilizzare le istituzioni e la Costituzione mettendole al riparo da qualsiasi maggioranza pro tempore”.
Al revisionista e liberale Villone, e a tutti i seminatori di illusioni elettorali, riformiste e costituzionali, rispondiamo con queste parole del Segretario generale del PMLI, Giovanni Scuderi, tratte dal suo editoriale per il 47° anniversario della fondazione del Partito, dal titolo “La via maestra per cambiare l'Italia”: “Quest'ultimo governo (di Meloni, ndr), che rappresenta il ritorno di Mussolini nelle vesti femminili, democratiche e costituzionali, sta attuando esattamente la stessa politica interna ed estera di Mussolini e sta completando col premierato il “Piano di rinascita democratica” della P2 di Gelli e di Silvio Berlusconi, senza incontrare alcun ostacolo concreto e risolutivo dall'imbelle “sinistra” borghese. Va fermato. Dalla piazza.
Come è possibile allora fare affidamento sulla Costituzione, in cui si riconoscono le due ali principali della classe dominante borghese, per cambiare l'Italia? Se non si abbandona ogni illusione costituzionale e non si intraprende la via maestra della Rivoluzione Socialista d'Ottobre niente di sostanziale potrà cambiare ”.
 
21 ottobre 2026