In vista del voto del 27 ottobre
Trump: “Pieno e totale sostegno a Netanyahu”
Che lo ringrazia “per il sostegno immenso e il lavoro congiunto”.
Intanto vanno avanti il genocidio palestinese a Gaza e le aggressioni di coloni e soldati in Cisgiordania
Per i Verdi britannici il sionismo dovrebbe essere “trattato come qualsiasi altra forma di razzismo” e auspicano la creazione di un unico Stato democratico sull’intero territorio della Palestina storica

Non pochi osservatori avevano sottolineato che l'ultimo viaggio negli Usa per l'assemblea generale dell'Onu del criminale Netanyahu era stato contrariamente al solito molto breve, durato poche ore e senza neanche un incontro con esponenti dell'amministrazione americana, ipotizzando perciò la possibile fine della luna di miele con capo criminale imperialista Trump e di conseguenza l'inizio delle sua caduta che poteva essere certificata dalle elezioni politiche del prossimo 27 ottobre. Ma Trump subito dopo aver fatto pace con la neofascista Meloni, con l'invasore Putin e bloccato le sanzioni alla Russia e scaricato Zelensky e l'Ucraina accusati di essere la causa dell'aumento del prezzo dei carburanti perché non si vogliono arrendere, ha teso pubblicamente la mano al criminale Netanyahu con una dichiarazione di appoggio per invitare gli elettori a confermarlo alla guida del governo sionista. Che intanto continuava nella sua politica genocida a colpire la popolazione palestinese a Gaza e in Cisgiordania.
Con un post del 18 ottobre sul suo social Truth, Trump annunciava al mondo il suo rinnovato “pieno e totale sostegno a Bibi Netanyahu nella sua corsa alla rielezione di primo ministro di Israele", lo elogiava e lo definiva un "grande primo ministro guerriero" essenziale per sostenere gli obiettivi regionali di Washington a partire dalla guerra all'Iran da vincere per concentrarsi contro il principale rivale imperialista, la Cina di Xi. Nessun commento e quindi via libera al genocidio palestinese e all'occupazione della Cisgiordania e di parti del Libano e della Siria.
A rapido giro di social il criminale Netanyahu rispondeva su X: "Grazie presidente Trump per il sostegno immenso e il lavoro congiunto. Insieme completeremo la missione!", che prevede la ripresa dell'aggressione all'Iran e il confronto con la rivale Turchia per la costruzione del Grande Israele tanto che per affrontare “sfide e minacce regionali” aveva appena dato il via alla costruzione di nuove zone cuscinetto e barriere di sicurezza avanzate lungo i confini con Egitto, Giordania, Siria, Libano e attorno a Gaza seppur ridotta in macerie. In un altro messaggio elettorale ripeteva che “ci restano due anni di mandato del mio amico Trump, ed è esattamente il momento giusto per completare le nostre missioni principali su tutti i fronti", ricordando che le prossime elezioni “sono cruciali per il nostro futuro: o la destra o la Palestina. O il nostro forte governo di destra o un governo di sinistra di Eisenkot con i partiti arabi, Yair Golan, Lieberman e Bennett". A dire il vero tutti i leader sionisti concorrenti che cita sono contro la creazione di uno Stato palestinese; nulla di nuovo per il popolo palestinese e per i suoi diritti negati dai sionisti. Trump e Netanyahu viaggiano di concerto per avere risultati su obiettivi immediati, vedi elezioni a breve termine, ma senza perdere di vista quelli più a lunga scadenza.
La campagna elettorale del criminale Netanyahu viaggia soprattutto nei fatti concreti che si ripetono da tre anni. Solo dalla cronaca degli ultimi giorni della scorsa settimana mettiamo in fila una serie di episodi quali i continui attacchi dell'esercito occupante alle abitazione e alle tende dei palestinesi a Gaza e la crescita di morti e feriti, bambini compresi; gli attacchi di coloni protetti dall'esercito occopante contro case e campi coltivati palestinesi in Cisgiordania per impedire la raccolta delle olive e contro giornalisti, attivisti israeliani e persino diplomatici stranieri che documentavano, tentavano di proteggere i contadini o semplicemente erano testimoni delle aggressioni; la distruzione di case palestinesi a Gerusalemme est e la cacciata degli abitanti.
Un portavoce dell'Unicef dalla sede di Ginevra ricordava il 17 ottobre che dal fantomatico “cessate il fuoco” a Gaza dell'ottobre 2025 sono morti oltre 340 bambini per gli attacchi sionisti e altre centinaia sono stati feriti. Non sono più solo vittime collaterali ma un capitolo del genocidio palestinese. Quel genocidio riconosciuto dalla Commissione indipendente d’inchiesta Onu al termine della sua indagine su Gaza e riportato nel rapporto pubblicato il 16 settembre 2025, poco più di un anno fa e già dimenticato.
Non lo ha dimenticato Euro-Med Human Rights Monitor che denunciava il comunicato del 6 ottobre dell'esercito occupante sull'uso da parte di Hamas di centri e infrastrutture civili “per i propri scopi terroristici, in particolare ospedali e strutture mediche”, una accusa pretestuoso, di nuovo senza tuttavia fornire alcuna prova a sostegno. Questo ricorso ad accuse prive di fondamento per giustificare tali attacchi, dopo tre anni di sistematica demolizione del sistema sanitario da parte degli occupanti sionisti, rivela la volontà di proseguire il genocidio, impedendo il ripristino dei servizi essenziali alla sopravvivenza della popolazione e annullando ogni capacità di soccorrere i feriti e curare i pazienti. Si tratta di un modus operandi che l’esercito israeliano adotta fin dall’inizio del genocidio, ricordava l'organizzazione umanitaria, una procedura che da tre anni ha coperto la sistematica distruzione del sistema sanitario di Gaza.
Il 16 ottobre un gruppo di coloni aggrediva la fotoreporter del Washington Post, Heidi Levine, mentre seguiva la raccolta delle olive vicino Ramallah e in seguito alle percosse riportava varie fratture e ferite su tutto il corpo. Il giorno seguente l'aggressione era diretta contro diplomatici e funzionari europei provenienti da Belgio, Francia e Polonia che si trovavano sul posto per assistere i palestinesi durante la raccolta delle olive, vicino al villaggio di Taybeh. A Gerusalemme est, nella parte che l'Onu considera palestinese e occupata illegalmente dai sionisti iniziavano i lavori di demolizione delle case palestinesi nel quartiere di Silwan per costruirvi la stazione terminale di una nuova funivia che partirà da una vecchia stazione ferroviaria a Gerusalemme Ovest, parte di un polo turistico in costruzione.
“L’obiettivo del progetto è consolidare il controllo dei coloni su Silwan e sulle aree circostanti, allontanando i palestinesi dal bacino storico e ridefinendo il paesaggio culturale di Gerusalemme”, denunciava un'organizzazione no profit con sede in Israele e composta da archeologi e attivisti locali.
Sull'aggressione alla giornalista americana interveniva il segretario di Stato Marco Rubio che si definiva “molto turbato” e esortava Israele a "intervenire con fermezza" contro i violenti. Uno sdegno ridicolo al livello di quello della neofascista Meloni che si sarebbe “smarcata” da Trump, secondo le cronache, ma solo per l'intesa definita “molto rischiosa” sul gasolio russo. Diverso il comunicato della Ue che “condanna fermamente i recenti attacchi da parte di coloni violenti in Cisgiordania, che hanno coinvolto anche diplomatici europei" ma senza effetti pratici. E come sempre tutte le proteste volavano via con un batter di ciglia, ininfluenti. In ogni caso per i complici imperialisti i problemi si riducono a qualche colono da sanzionare, così come sostenuto dal criminale Netanyahu, e non alla politica genocida a Gaza e di pulizia etnica in Cisgiordania per cacciare comunque il popolo palestinese dalle sue terre che richiederebbe come risposta la totale rottura dei rapporti con l'entità sionista.
In neanche un mese, denunciava l'organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, dallo scorso 27 settembre sono stati documentati almeno 170 attacchi da parte di coloni contro i palestinesi. Attacchi ricordiamo che sono cresciuti costantemente in Cisgiordania a partire dallinsediamento del governo del criminale Netanyahu nel dicembre 2022 per rinchiudere i palestinesi in aree ben delimitate e in defnitiva cacciarli dalle loro terre.
Il sionismo è una forma di razzismo, dichiarava una mozione approvata con 1.022 voti a favore e 813 contrari dal Partito Verde britannico nella sua conferenza annuale a Brighton lo scorso 4 ottobre. Il documento esprime l’opposizione del Partito al sionismo, inteso come progetto politico etnonazionalista, e chiarisce che l’antisionismo non deve essere equiparato all’antisemitismo. Il Partito Verde britannico sostiene che il sionismo sia intrinsecamente razzista in quanto “privilegia un gruppo etnico a scapito di altri, basandosi sulla loro sottomissione” e che “la mozione è rivolta all’ideologia politica e alla prassi del sionismo, così come definito, e non all’identità religiosa o etnica di chi si riconosce nel sionismo. Non tutti gli ebrei sono sionisti e non tutti i sionisti sono ebrei”. Nella mozione ribadisce l’impegno del Partito a favore della liberazione della Palestina, del diritto al ritorno, del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e dell’imposizione di un embargo totale sulle armi verso Israele. Il testo riafferma inoltre il sostegno del Partito Verde al diritto all’autodeterminazione e auspica la creazione di un unico Stato democratico sull’intero territorio della Palestina storica.
21 ottobre 2026