I commissari delle Acciaierie si rimangiano gli impegni e mettono in CIGS 870 lavoratori su 915
Gli operai ex Ilva di Genova in corteo bloccano l'aeroporto Cristoforo Colombo
Il blocco rimosso solo dopo l'impegno di “congelare tutto” fino al 27 ottobre
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Il 14 ottobre a seguito di una rassicurazione ricevuta dai commissari delle Acciaierie d’Italia (ex-Ilva), che garantiva l’acquisto del materiale necessario (coils), gli operai ex-Ilva dello stabilimento di Genova Cornigliano sospendevano lo sciopero, interrompevano l’accampamento durato tre giorni nel centro della città, in via Roma e in piazza Corvetto, e soprattutto rimuovevano l’occupazione, che avevano fatto scattare nel pomeriggio del 14 ottobre a termine di una manifestazione, negli ambienti della Prefettura di Genova.
Solo due giorni dopo, il 16 ottobre, i commissari nominati dal governo di Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, e quindi non esente da responsabilità, si sono rimangiati la parola, hanno ritirato l’impegno preso di fronte ai lavoratori in lotta, nei confronti della Fiom, della Fim e Usb, dell’intera città, delle sue istituzioni: regione, comune, persino con il clero. Per Genova Cornigliano non più il materiale per portare avanti la produzione, ma 870 operai in cassa integrazione straordinaria sino al 28 febbraio 2027, salvo eventuali proroghe, su 915 in forza lavoro.
A dirla tutta questo comportamento non è un caso isolato, o un banale malinteso, ma una manifestazione da “manuale” del capitalismo per come affronta la lotta di classe; promesse aziendali, sociali, non mantenute per disinnescare la forte reazione operaia e pacificare, momentaneamente, i lavoratori. E lo Stato borghese? Lo Stato borghese ne è complice, mira a preservare l’ordine produttivo capitalista. Ma la reazione dei lavoratori non si è fatta attendere.
Il 19 ottobre, lunedì, i lavoratori hanno tenuto, sin dalle prime ore del mattino, un’assemblea. La rabbia è tanta e della rassegnazione non c’è traccia. Gli operai non hanno dovuto neppure discutere, hanno soltanto pensato a “che fare”. Il tempo di organizzarsi e non meno di un migliaio di lavoratori siderurgici sono usciti dalla fabbrica e sono partiti in corteo. Durante il tragitto sono stati raggiunti da un gruppo di studenti delle discipline Stem dell’Università di Genova; in mano tenevano uno striscione con scritto “La vostra lotta è la nostra lotta”. Al grido “L’Ilva di Genova non si chiude” e a passo sostenuto hanno raggiunto, giungendovi verso le 9,30, l’aeroporto di Genova Cristoforo Colombo e a centinaia l’hanno invaso occupandolo.
In solidarietà, ma molto più probabilmente per scopi elettorali e di visibilità, all’aeroporto si è presentato il presidente di Regione Liguria di “centro-destra” Marco Bucci, mentre la sindaca di “centro-sinistra” Silvia Salis, impegnata a Imperia per l’arrivo di Sergio Mattarella, ha inviato una sua portavoce.
Subito dopo agli operai siderurgici si sono uniti i lavoratori della Ericsson anche loro in lotta per la difesa del posto di lavoro (argomento trattato nel n. 37 de Il Bolscevico
). Attorno alle ore 12 una delegazione dei lavoratori è stata convocata alla Prefettura, tuttavia, l’incontro con la presenza del prefetto Cinzia Torraco e, in remoto, con i commissari governativi delle Acciaierie d’Italia (ex-Ilva) non è andato, come i lavoratori e la delegazione dell’ex-Ilva si aspettavano, a buon fine. “Ai commissari” dichiara Armando Palombo della Rsu Fiom “abbiamo chiesto di scrivere quattro righe semplicissime, di impegno politico, in cui si scrive che fino al 27 ottobre (giorno in cui è previsto un incontro a Palazzo Chigi) le bocce rimarranno ferme per quanto riguarda Genova. Tutti capiscono che è un impegno politico. Ci stanno pensando, quindi rimaniamo qua, ci dormiamo qua”. Ma in ballo non ci sono “soltanto” i lavoratori delle acciaierie ma pure quelli dell’indotto. Nicola Poli, segretario generale Filcams, dice: “Solo a Genova superiamo il centinaio di lavoratrici/i e in gran parte sono donne. Mense, pulizie, manutenzione e altri servizi. È una situazione drammatica, il decreto per la cassa integrazione straordinaria esclude queste lavoratrici/i dagli ammortizzatori sociali. Anche per questo motivo che oggi sono scese in manifestazione a fianco dei dipendenti dell’acciaieria”.
La svolta è arrivata in serata. “Tutto fermo”, conferma Armando Palombo, “fino al 27 ottobre”. L’occupazione dell’aeroporto Cristoforo Colombo viene sospesa. Il congelamento della cassa integrazione straordinaria fino al 27 ottobre è, tuttavia, solo un piccolo passo; la vertenza rimane aperta e come verrà chiusa è ancora da capirlo; per gli operai dell’ex-Ilva ci sarà ancora da lottare. Un piccolo passo che però conduce necessariamente verso una presa di coscienza di classe; la borghesia, il capitalismo, non è una controparte contrattuale, ma il nemico storico del proletariato.
21 ottobre 2026