Il lupo perde il pelo ma non il vizio
Meta sospende la pagina nazionale Facebook del PMLI per aver pubblicato post sul 7 ottobre e a sostegno di Hamas
Un regalo agli imperialisti, ai sionisti e al governo della Meloni, Mussolini in gonnella
Importante rilancio del Comunicato stampa del PMLI nel mondo arabo
Meta, colosso americano multinazionale della tecnologia, controllore tra gli altri delle piattaforme social Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger, ha sospeso il 14 ottobre la pagina nazionale Facebook del PMLI a causa della pubblicazione di contenuti e post sul 7 ottobre e a sostegno di Hamas.
Prima del blocco definitivo Meta aveva già provveduto a cancellare diversi post e manifesti di solidarietà con la causa palestinese e ad applicare restrizioni alla pagina nazionale e all’attività del suo amministratore. La piattaforma del magnate Mark Zuckerberg ha così limitato la libertà d'espressione politica garantita persino dalla Costituzione italiana, motivando il blocco sine die con la violazione delle regole su "persone e organizzazioni pericolose", nello specifico per l’“esaltazione di atti terroristici” e “sostegno alla violenza”.
Cosa di certo non nuova, basti pensare alla censura dell’agosto del 2021 legata al nostro appoggio alla vittoria dei talebani in Afghanistan, o a quelle del 2023 e dello scorso dicembre, sempre per l’appoggio all’eroica Resistenza palestinese e ai suoi rappresentanti.
Secondo il social media statunitense avremmo "ripetutamente violato" le loro regole “antiterroriste”. In realtà, in barba alla stessa libertà democratica di espressione e di stampa, si è voluto colpire una voce politica che si oppone e smaschera i crimini dei governanti sionisti e nazisti israeliani e i loro partner imperialisti, tra cui il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella.
C’è chi sostiene che Meta possa fare con gli utenti quello che vuole. In realtà ci sono dei limiti a quello che un privato può fare con clienti e utenti, ci sono confini che non si possono oltrepassare anche e soprattutto nel mondo dell’informazione, perché la libertà di espressione è un fondamento delle stesse democrazia e civiltà borghesi. L’articolo 21 della Costituzione italiana tutela il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Quindi anche attraverso i social network. In particolare se trattasi di un Partito politico. L’articolo stabilisce due principi fondamentali: nessuna censura preventiva per la stampa e le altre forme di comunicazione e sequestro o sospensione solo tramite atto motivato dall’autorità giudiziaria. Non solo. Se Meta si comporta da editore, scegliendo chi e cosa può pubblicare sulla sua piattaforma, allora dovrebbe assumersi anche le responsabilità di un editore. Dovrebbe rispondere di tutti i contenuti pubblicati, dalle violazioni di copyright alla diffamazione a cui come PMLI siamo da tempo soggetti nei commenti dei fascisti e degli anticomunisti. Ma Meta non si comporta così. E, nel nostro caso, non ha rispettato neanche quanto previsto dalle leggi europee per le grandi piattaforme tecnologiche.
Proprio per cercare di arginare il possibile abuso di potere di chi opera in quasi monopolio in un settore delicato come l’informazione, l’Unione Europea ha introdotto il Digital Services Act, ormai pienamente in vigore. Il DSA stabilisce che se una piattaforma come Facebook (Meta) elimina, sospende o limita il profilo o i contenuti di un utente, ha l’obbligo legale di fornire una motivazione chiara, specifica e documentata della decisione. Nel nostro caso, questo non è avvenuto, ci è stata inflitta una condanna senza processo, senza reale possibilità di difesa. Tanto che ad oggi non ci è stata data neppure la possibilità di presentare ricorso contro la decisione di sospensione della nostra pagina nazionale. Così come avviene in Israele nei confronti dei palestinesi: togliere libertà senza dover rispondere a nessuno.
Rilanciamo pertanto il nostro invito ai media e lanciamo un appello a tutte le forze antimperialiste, antisioniste e antifasciste a esprimere apertamente e pubblicamente la loro solidarietà.
Il nostro invito ai media non asserviti al sionismo e al governo italiano, espresso nel Comunicato dell’Ufficio stampa, a dare notizia dell’atto fascista e prosionista contro il PMLI è stato raccolto dalle testate online “Nove da Firenze” e “La Voce di Lucca”. Per la prima, che ha le idee ben chiare in materia, “Rivendicando con orgoglio la partecipazione alle piazze del 10 ottobre e l'adozione dello slogan per la "Palestina libera dal fiume al mare", la sigla marxista-leninista ha rivendicato la legittimità della resistenza armata condotta da Hamas, rigettando l'etichetta di terrorismo e chiamando a raccolta le forze antimperialiste della regione”. E che “La presenza di forze d'avanguardia ideologica (come il PMLI) che travalicano il discorso pacifista per sostenere apertamente le azioni di Hamas e la data del 7 ottobre, entrano in collisione diretta con la legalità digitale dei colossi multinazionali e le posizioni della diplomazia internazionale”.
Importante il rilancio del Comunicato stampa del PMLI da parte del sito marocchino Riadi Noureddine e quello francese in lingua araba Ahlamontada.com che hanno pubblicato integralmente il Comunicato stampa del PMLI sulla sospensione della pagina Facebook da parte di Meta. E importante la “Solidarietà al PMLI contro la censura e il processo di fascistizzazione” inviataci dai collettivi di Per la Democrazia Popolare, che pubblichiamo in altra pagina.
Come è scritto in maniera ferma e decisa nel Comunicato stampa del PMLI “Come succede da ormai quasi 50 anni non riusciranno a tapparci la bocca.
In questo caso i “terroristi” non siamo noi e tutte le centinaia di migliaia di persone che il 10 ottobre sono scese in piazza in tutta Italia e nel mondo alfianco della “Palestina libera dal fiume al mare”, ma il regime nazisionista e genocida israeliano, sostenuto dal governo italiano e dall’imperialismo americano, di cui Meta di Mark Zuckerberg è megafono multimediale”.
21 ottobre 2026