Investite Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Genova,
Palermo, Cagliari, Sassari, Campobasso e altre città
Una benefica ondata studentesca e giovanile
La polizia di Meloni e Piantedosi non riesce a contenerla
Dare un futuro ai giovani. Le scuole e le università devono essere
governate dalle studentesse e dagli studenti

Da Torino a Palermo, da Milano a Cagliari, Genova, Padova, Bologna, Roma, Napoli, Firenze, Venezia, Bari, Verona, Brescia e in decine di altri capoluoghi, città e comuni del Nord, Centro e Sud Italia oltre 500 mila studenti medi e universitari sono scesi in piazza il 16 ottobre in occasione del No Meloni Day promosso da diverse organizzazioni e collettivi studenteschi tra cui Rete degli Studenti Medi, Unione degli Studenti, OSA e Cambiare Rotta.
Innescata dagli studenti medi che a partire dal 5 ottobre al grido: “facciamo come in Francia” hanno occupato decine di istituti; alimentata dal ritorno delle tende di protesta piantate davanti a Montecitorio e a La Sapienza di Roma dagli universitari in lotta contro il caro affitti e per il diritto allo studio; appoggiata dagli insegnati e dal personale scolastico in lotta per rivendicare migliori condizioni di lavoro, nuove assunzioni e stipendi dignitosi, incoraggiata dalla protesta dei lavoratori ex Ilva per impedire la chiusura degli stabilimenti di Genova e Taranto; stimolati dal blocco di tutto il Mezzogiorno attuato dagli agricoltori, pescatori e autotrasportatori in lotta contro il caro carburanti e ispirata dalle grandi rivolte delle studentesse e degli studenti francesi, belgi, albanesi, tedeschi e portoghesi; la mobilitazione studentesca è dilagata in tutta Italia “contro la scuola di Meloni e Valditara”: capitalista, neofascista, classista, meritocratica, aziendalista, autonomista, razzista, punitiva, gerarchizzata, militarizzata e imposta a colpi di decreti legge dal governo neofascista di Mussolini in gonnella Meloni e dal gerarca di Viale Trastevere Giuseppe Valditara.
Nei vari cortei, manifestazioni, occupazioni, presidi e assemblee di protesta gli studenti hanno ribadito le loro rivendicazioni contrarie al riarmo imperialista, al carovita, ai nuovi tagli all'istruzione già annunciati dal governo e alle controriforme dei tecnici e dei professionali; hanno rivendicato più finanziamenti alla scuola pubblica, un piano straordinario di investimenti per l'edilizia scolastica, il ritiro del decreto legge razzista che impone il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi, nuove assunzioni di docenti e personale scolastico e hanno solidarizzato con i giovanissimi studenti, in gran parte minorenni, vittime della feroce repressione poliziesca scatenata nei giorni scorsi dal gerarca di Piazza Del Viminale Matteo Piantedosi per sgomberare le scuole occupate a suon di manganellate, denunce e arresti di massa.
Al fianco degli studenti sono sfilati anche migliaia di giovani e attivisti del movimento Fridays for Future che hanno preso parte allo sciopero globale per il clima e tanti genitori, insegnanti e personale ausiliario, tecnico e amministrativo. Questi ultimi hanno approfittato dello sciopero generale della scuola indetto dal Sindacato indipendente scuola e ambiente (Sisa) e della mobilitazione promossa a livello locale dall' Usb-Pubblico impiego, per unire le loro rivendicazioni a quelle degli studenti.
Una benefica ondata di studenti, giovani e giovanissimi ragazzi della cosiddetta “Generazione Z e seconde generazioni” (nativi digitali e figli di immigrati nati o cresciuti in Italia ndr) che ha attraversato in lungo e in largo l'Italia, isole comprese, per chiedere “Più risorse per i bisogni della gente, meno per le bombe sulla gente”, “Più risorse per scuola e welfare, meno per le armi” “abolire il decreto scuola che prevede tetti agli stranieri”, “A scuola nessuno è straniero”, “Soldi alla scuola non alla guerra, scuole in rivolta per un futuro nuovo” ma anche “solidarietà per la Palestina” e condanna del genocidio sionista.
Tanti gli slogan contro la Meloni, ministri e esponenti del governo e anche dell'opposizione. A Genova e Milano sono state esposte foto della premier a testa in giù. A Torino invece sono state imbrattate di rosso quelle di Valditara, del ministro della Difesa Guido Crosetto e di Elly Schlein.
A Roma oltre 20 mila manifestanti sono sfilati da Piazzale Esquilino a Viale Trastevere, sede del ministero dell’istruzione, al grido di “Più aule, meno bombe”. Lungo il tragitto sono state date alle fiamme le bandiere americana e israeliana, al grido di “Fuori l’italia dalla Nato”. Davanti alla scalinata del ministero gli studenti hanno manifestato il loro dissenso lanciando oggetti e “bomboni” verso il portone d'ingresso al grido di “Noi da qui non ce ne andiamo, Valditara esci dal palazzo”.
Cortei molto combattivi e partecipati con oltre 5mila manifestanti si sono svolti a Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo e Firenze.
A Torino davanti all’Ufficio scolastico del Piemonte, al grido di “Se non ci date il futuro, ce lo prendiamo”, “soldi alla scuola non alla guerra”, “a scuola nessuno è straniero”, “noi la guerra non la vogliamo”, i manifestanti hanno dato alle fiamme un carro armato di carta pesta. Durante il tragitto i manifestanti hanno più volte intonato “Bella ciao” e scandito slogan anche contro il generale nero Roberto Vannacci. Al suo arrivo in Piazza Castello il corteo è stato poi brutalmente caricato dalla polizia con manganellate e getto di idranti. 3 minorenni sono stati arrestati, 50 identificati e diverse decine di feriti. Un bilancio che poteva essere ancora più pesante se insegnanti, genitori e lavoratori non si fossero frapposti a fare da scudo fra i manifestanti e i poliziotti per difendere “i nostri studenti e i nostri figli”.
Anche a Bologna il corteo è stato caricato davanti alla stazione centrale nonostante siano stati gli stessi studenti a fermare un gruppo di giovani a volto scoperto che lanciavano pietre e bottiglie contro i poliziotti. A farne le spese sono stati una sessantina di studenti manganellati, fermati e identificati. A Napoli la protesta studentesca si è fusa con quella per la giustizia climatica e ambientale nel quartiere Bagnoli e contro l’America’s Cup. A Pisa un blitz pacifico ha interrotto la cerimonia inaugurale dell’anno accademico della Normale in protesta contro i tagli. Mentre a Salerno gli studenti si sono uniti ai portuali e agli autotrasportatori in lotta.
Pesantissimo purtroppo il bilancio della mobilitazione con centinaia di manifestanti feriti e decine di perquisizioni, denunce e arresti fra Torino, Milano, Bologna e Roma.
Un dissenso generale e generalizzato che la polizia di Meloni e Piantedosi non riesce a contenere e contro cui ha sfoderato ancora una volta il manganello, lacrimogeni, idranti, blindati e mezzi delle cosiddette “forze dell'ordine” in assetto antisommossa lanciate ad alta velocità contro i manifestanti; ha tentato di strumentalizzare le provocazioni nelle scuole occupate, come ad esempio è successo a Torino attraverso la mobilitazione dei giovani neofascisti di FdI, e le infiltrazioni nei cortei da parte di gruppi di “manifestanti” che non hanno nulla a che fare con gli studenti, e ha fatto largo ricorso alle intimidazioni, alle denunce giudiziarie, ai fermi preventivi, alla delegittimazione e alla criminalizzazione del movimento per reprimerlo con inaudita violenza.
In questo contesto rientra anche l'infame tentativo da parte del governo e della maggioranza neofascista di addossare al movimento degli studenti anche la responsabilità degli scontri avvenuti a Milano, Torino e Bologna il 17 ottobre, il giorno dopo la grande mobilitazione studentesca, fra la polizia e alcune di centinaia di giovani e giovanissimi delle periferie urbane, in gran parte figli di seconda e terza generazione di immigrati, che sono scesi in piazza per protestare contro “carovita, per la scuola, contro il caro benzina” e ai quali la propaganda di regime ha dato ampio risalto oscurando totalmente le ragioni per cui studenti e giovani delle periferie urbane si sono mobilitati.
Il governo neofascista meloniano e i suoi mass-media hanno criminalizzato i giovani e giovanissimi accusandoli di aver provocato a Milano gli scontri al lancio di sassi, bombe carta e petardi contro gli agenti ma i fatti dimostrano che l'escalation è stata la conseguenza diretta di aver deliberatamente chiuso il corteo in una strada pericolosa come via Broletto e delle cariche ripetute protrattesi in Piazza Duomo allo scopo di estromettere dal centro turistico e dallo shopping una (ancora pacifica) manifestazione antigovernativa e antifascista. E a questa generazione di giovani e giovanissimi, scesa in strada contro il carovita, la precarietà e le politiche di Mussolini in gonnella Meloni, il governo neofascista si ostina a negare loro ogni futuro e sa rispondere unicamente con la “risposta forte dello Stato”, col manganello poliziesco e con l'ennesimo mostruoso decreto fascistissimo che prevede l'ulteriore militarizzazione dei territori, l’estensione del fermo preventivo dei minori, l’arresto obbligatorio per il reato di devastazione nel corso di una manifestazione e il divieto di radunarsi, attraverso un avviso orale del questore, a soggetti considerati “socialmente pericolosi”. Repressione, repressione, nient'altro che repressione neofascista.
La verità è che Meloni e tutta la maggioranza neofascista temono come la peste che la lotta degli studenti e dei giovani delle periferie urbane si possa saldare con le lotte dei lavoratori, con alla testa gli operai ex Ilva, e il blocco degli agricoltori, pescatori e autotrasportatori e dare avvio a nuovo autunno caldo.
Da qui l'invito di Meloni rivolto “a tutta la società civile e a tutte le forze politiche a condannare la violenza... Perché è un fatto di responsabilità e ci riguarda tutti”. Perché “non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico” ha aggiunto Valditara. E perché “manifestare non può diventare un pretesto per esprimere violenza contro chi ogni giorno lavora per difendere proprio il diritto di manifestare”. Stigmatizzano e criminalizzano la violenza dei giovani e giovanissimi senza mai chiedersi da dove e perché nasce né accennare a uno straccio di autocritica nei confronti di queste nuove generazioni a cui è negato ogni futuro da questo regime capitalista neofascista, condannate come sono alla miseria nelle periferie degradate, senza lavoro e senza diritti.
Proprio loro, che vanno a braccetto coi criminali di guerra Trump e Netanyahu e il torturatore Al-Masri? Proprio loro che in meno di 5 anni hanno approvato ben sette fascistissimi “decreti sicurezza” per reprimere il diritto di sciopero e di manifestare e adesso invocano l'introduzione del reato di associazione a delinquere per chi organizza le manifestazioni? Proprio loro che rinchiudono nei centri di detenzione migliaia di migranti innocenti? Proprio loro che hanno ridotto sul lastrico milioni di famiglie costringendole a rinunciare al cibo, alle medicine e all'istruzione adesso pretendono di bandire la violenza dalle manifestazioni di piazza?
Noi auspichiamo invece che le masse studentesche e giovanili protagoniste del No Meloni Day che lottano per i propri diritti e sempre più spesso affiancano la classe operaia nelle rivendicazioni salariali, contro la chiusura delle fabbriche e negli scioperi della CGIL e del sindacalismo di base contro il riarmo e le guerre imperialiste, la crisi climatica, il genocidio sionista del popolo palestinese, il carovita, i bassi salari e si battono “per un nuovo futuro”, prendano al più presto coscienza che per raggiungere gli obiettivi di uguaglianza e di giustizia sociale e climatica che si pongono, il primo passo da compiere per dare un futuro ai giovani è quello di buttare giù il governo neofascista di Mussolini in gonnella Meloni.
Non basta rivendicare l'abrogazione delle controriforme scolastiche che da Berlinguer a Valditara hanno distrutto la scuola pubblica e l'hanno messa al completo servizio dei padroni; strategicamente bisogna lottare per sottrarre l'istruzione pubblica al controllo del sistema capitalista e all'influenza dell'ideologia borghese rivendicando una scuola e una università pubbliche, gratuite e governate dalle studentesse e dagli studenti.
Per raggiungere questi obiettivi il secondo passo da compiere è quello di rifiutare le illusioni costituzionali ed elettorali che propongono i vecchi volponi riformisti della sinistra borghese e i partiti, le organizzazioni, i collettivi e i movimenti che dicono di rappresentare la vera alternativa alla destra e al PD poiché le leggi elettorali vigenti e ancora di più la nuova legge elettorale Acerbo fascistissima appena approvata dal governo per responsabilità proprio dei partiti parlamentari della “sinistra” borghese che non hanno avuto il coraggio di mobilitare la piazza per impedirlo, negano di fatto il potere politico al proletariato che è tutto nelle mani della classe dominante borghese.
Il terzo e decisivo passo da compiere è quello di abbracciare attivamente la lotta per il socialismo e il potere politico del proletariato militando nel PMLI.
Solo così le giovani ed i giovani coscientemente più avanzati potranno diventare quei rivoluzionari capaci di scrivere una grandiosa pagina nella storia del nostro Paese ed in quella del movimento operaio e socialista internazionale tenendo bene a mente queste strategiche parole scritte dal Segretario generale del PMLI, Giovanni Scuderi, nell’editoriale per il 48° Anniversario della Fondazione del Partito: “Nel nostro Paese capitalista il potere politico, economico, finanziario, istituzionale, giuridico, culturale e mediatico è posseduto interamente dalla borghesia. Il proletariato invece non possiede niente, tranne le braccia per lavorare e arricchire la borghesia. Il voto sulla scheda elettorale serve unicamente a mandare al governo una delle fazioni della classe dominante borghese. Questa situazione va rimossa, capovolgendo la classe al potere: il proletariato al posto della borghesia. Per porre fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alla società divisa in classi e al sistema economico capitalista che è la fonte di tutti i problemi di vita e i mali delle masse, del fascismo, del razzismo, dell’omofobia e della guerra imperialista”.

21 ottobre 2026