Giovani e giovanissimi in piazza per il futuro ma senza strategia
“Conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro. Sono problemi sui quali lavoriamo dall’inizio del mandato e continueremo a farlo e lo facciamo ogni giorno, ma il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza”: così pontificava ipocritamente la premier neofascista Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, illustrando col solito video da Istituto Luce l'8° decreto Sicurezza appena approvato in Consiglio dei ministri prendendo al balzo le “violenze”, le “devastazioni” e i “saccheggi” del 17 ottobre a Milano. Decreto fascistissimo che prende di mira con ferocia inaudita proprio i giovani e i giovanissimi che si ribellano a chi come lei gli nega il futuro e che scendono in piazza per chiedere di essere ascoltati e per cambiare le cose; o anche solo per sfogare la loro rabbia per la miseria, il degrado, il razzismo, l'emarginazione in cui sono costretti a vivere nelle desolate periferie urbane.
Ma “non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità e la risposta dello Stato deve essere ferma”, continuava implacabile la premier neofascista, snocciolando soddisfatta le misure eccezionali appena sfornate, a cominciare dal nuovo reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”: quello subito applicato a Youssuf Siher -al quale esprimiamo la piena solidarietà del PMLI e de "Il Bolscevico "-, insieme all' “istigazione a delinquere con finalità di terrorismo”, e per questo incarcerato in regime di massima sicurezza come presunto “regista” dei disordini, ma sostanzialmente perché nel suo blog “sostiene posizioni anti-israeliane e anti-occidentali”, l'aver fatto dei post in appoggio ad Hamas e altri “reati” del genere. Per continuare con l'imputabilità penale anche per i minori fino a 14 anni, il fermo preventivo in questura anche per questi ultimi, il “chi rompe paga” per addebitare multe e danni alle loro famiglie e così via. “Tra un po' si istituirà anche il reato di giovinezza”, ha commentato amaramente Cristina Maggia, ex presidente del Tribunale dei minori di Brescia.
Mattarella, la “sinistra” borghese e i pennivendoli di regime
La stessa ipocrisia, del resto, espressa a caldo anche dal presidente della Repubblica Mattarella, che dopo aver tuonato contro “ogni violenza inaccettabile” ed espresso “la piena solidarietà della comunità nazionale alle forze dell'ordine”, invocava gesuiticamente le forze politiche a fare “un'analisi intelligente e approfondita” ma anche “un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti”: cioè dai minorenni, figli e nipoti di immigrati provenienti dalle periferie, spregiativamente chiamati “maranza” dalla destra razzista e dai media di regime; componenti, secondo la loro narrazione, delle “baby gang” che avevano “messo a ferro e fuoco” il centro di Milano.
Ma anche i partiti della “sinistra” borghese, dal M5S ad AVS, si sono dimostrati non meno ipocriti, precipitandosi ad esprimere solidarietà alle forze di polizia tacendo invece sulle loro violenze che avevano innescato la reazione dei giovanissimi a Milano; e a prendere le distanze da questi ultimi, sia per il loro incallito legalitarismo e per paura di perdere voti, sia nel vano e peloso tentativo di istituire un'impossibile distinzione tra manifestanti buoni e cattivi. Come ha fatto Elly Schlein parlando dalla tribuna della Direzione del PD, quando ha detto che “non c’entriamo niente con i delinquenti. Li abbiamo sempre condannati, ma non possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia perché non riescono più a vivere”.
Nel coro perbenista della “sinistra” borghese si distingue il quotidiano “La Repubblica”, con i suoi editorialisti più prestigiosi – i vari Mauro, Giannini, Serra, Recalcati , ecc. - mobilitati per fornire le loro versioni meno becere e più sofisticate, ma non per questo tanto diverse nella sostanza da quelle della destra, nel giudizio moralistico sull'esplosione della rabbia giovanile nelle piazze. Il rinnegato Michele Serra, per esempio, non esita ad alzare il dito ammonitore sui “bambini furiosi” che “una devastante impotenza sociale unita alla monocultura dei consumi”, li porta a “saccheggiare i negozi di sneakers”. Sì che alla fine può concludere compiaciuto: “Sapete chi ha vinto alla fine tra borghesia e proletariato? Hanno vinto le scarpe”.
Mentre per lo psicanalista Massimo Recalcati, “la barbara devastazione delle nostre città” sarebbe figlia “delle vecchie generazioni e dei loro maestri”, sostenendo che anche il “confondere il governo di centro-destra — legittimamente eletto dal popolo italiano — con un governo fascista o neofascista facendo di conseguenza appello alla mobilitazione antifascista contro il ritorno dello spettro fascista sia un modo per alimentare la violenza e per spostare il conflitto politico sui binari tremendamente pericolosi di uno scontro frontale senza mediazioni possibili”.
La vera violenza è quella degli oppressori
Il fantasma che i politicanti e i pennivendoli al servizio del regime capitalista neofascista cercano di esorcizzare, ricorrendo a spiegazioni di comodo come le influenze esterne, i “cattivi maestri”, i “registi occulti” come Siher (accusabile tutt'al più di aver cercato di prendere la testa del movimento dei sabati in piazza dopo i “disordini” del 17 ottobre), non è altro che quello della violenza rivoluzionaria, a cui le masse sono costrette a ricorrere per farsi sentire quando la classe dominante borghese e il suo governo si dimostrano completamente sordi e indifferenti alle loro richieste e sanno rispondere solo con la brutalità poliziesca nelle piazze e con continue leggi fascistissime che restringono sempre di più gli spazi e i mezzi di dissenso e di protesta. Tanto che con il reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche” sta passando il principio che sia la mera partecipazione alle manifestazioni di protesta il reato, o quantomeno essa sia “concepita come un'aggravante”, come ha denunciato anche la giurista Alessandra Algostino.
È questa la vera violenza, fatta di sordità e repressione contro le proteste di massa, come quella che il governo neofascista Meloni riserva agli studenti e ai giovani che scendono in piazza da settimane al pari dei tanti loro coetanei francesi, spagnoli belgi, albanesi. Per protestare contro le condizioni intollerabili in cui versa la scuola pubblica, gli affitti insostenibili, il carovita alle stelle, la mancanza di lavoro e il lavoro solo precario e supersfruttato, il razzismo contro i migranti nel Paese e nella scuola sempre più fascistizzata di Valditara, la gentrificazione e la speculazione edilizia, il genocidio del popolo palestinese, l'indifferenza delle élite capitalistiche e imperialiste per la catastrofe climatica e il futuro delle nuove generazioni su questo pianeta. Ma, come ha osservato ancora amaramente l'ex giudice minorile Maggia, “dopo quello che è stato scritto sui fatti di Milano, quasi nessuno parla delle vere ragioni della protesta. Tutti commentano le vetrine rotte”.
Parlando a proposito della guerra civile in Francia del 1871, Marx aveva bollato già allora questa ipocrita tendenza della borghesia e dei suoi manutengoli ad addebitare sempre la colpa della sua violenza di oppressore alla ribellione delle masse oppresse: “Tutto questo coro di calunnie che il partito dell'ordine, nelle sue orge di sangue, non manca mai di lanciare contro le sue vittime, prova soltanto che i borghesi dei nostri giorni si considerano successori legittimi del barone di un tempo, che trovava legittima nelle sue mani ogni arma contro il plebeo, mentre nelle mani del plebeo ogni arma era per sé un delitto.”
Un'unica rivolta, un unico nemico
Questa semplice quanto inoppugnabile verità di Marx vale anche per i “disordini” e le “violenze” del 17 ottobre a Milano, addebitate in toto ai giovanissimi della periferia descritti dal governo e dai mass-media di regime alla stregua di delinquenti e criminali per alcune botteghe del quadrilatero del lusso “violate” - simbolo delle sempre più intollerabili diseguaglianze della società capitalista su cui si è sfogata la rabbia della giovane generazione di immigrati ghettizzati e senza futuro – tacendo però sulla brutale violenza con cui erano stati precedentemente intrappolati e caricati dalla polizia in via Broletto e poi in piazza Duomo, ciò che ha innescato tale esplosione di rabbia. Così come sulle cause profonde economiche, sociali e culturali che la generano e che il ministro della Giustizia Nordio vuole “curare” aumentando le carceri per i minori, anche utilizzando sezioni di quelle già sovraffollate per gli adulti.
Hanno cominciato a parlarne per fortuna, rompendo il muro della propaganda demonizzante del governo e dei media borghesi, diversi operatori sociali come Save the children e psicologi che lavorano con i minori, che parlano di “approccio repressivo e punitivo” nei loro confronti; le associazioni degli avvocati, che denunciano la “criminalizzazione della devianza”; dei magistrati e giuristi democratici, come quelli di Area che chiedono di “intervenire sulle cause del disagio”; di giornalisti e intellettuali, secondo i quali “il governo Meloni ha fatto della 'guerra ai ragazzini' una sua ragion d'essere”; e il regista del film “Diaz”, Daniele Vicari, che dopo aver esposto i sacrosanti motivi per cui i giovani “hanno ragioni da vendere” a scendere in piazza, ha così concluso: “C’è qualcuno che ha il coraggio di dire il contrario? Sbagliano i giovani a rompere delle vetrine? Certo che sbagliano, e di grosso, ma gli adulti almeno ammettano che hanno lasciato loro solo questo spazio di manovra, avendolo ben preparato come una trappola con leggi speciali sull’ordine pubblico che fanno ribrezzo a chiunque si consideri cittadino di una democrazia”.
Davvero si tratta di “soggetti inediti”, come hanno detto Mattarella e Piantedosi di questi giovanissimi che hanno fatto irruzione all'improvviso sulla scena già incandescente della rivolta giovanile? Forse per l'età, ma non per i motivi che li hanno spinti in piazza, sia pure in maniera istintiva e spontanea rispetto agli studenti, che in ultima analisi sono gli stessi perché riguardano la medesima negazione del loro futuro. Si tratta a ben vedere di una stessa rivolta, per quanto più o meno istintiva che cosciente, verso uno stesso nemico, che è il sistema capitalista.
“Il marxismo
– insegna Mao - comporta numerosi principi che in ultima analisi confluiscono in una sola frase: «È giusto ribellarsi contro i reazionari». Per millenni si è sempre preteso che è giusto opprimere e sfruttare e che è sbagliato ribellarsi. Ma è apparso il marxismo che ha rovesciato questo vecchio verdetto. Questo è uno dei suoi grandi meriti. Nel corso della sua lotta il proletariato è giunto a questa verità e Marx allora l'ha eretta in principio. Guidati da questo principio si resiste, si lotta e si forma il socialismo”.
“Le vostre lotte preannunciano la tempesta”
La forza per ribellarsi a questa marcia società capitalista e al governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella, c'è, come dimostrano le indomabili manifestazioni che continuano a tenersi spontaneamente in tutta Italia anche dopo il nuovo e più odioso decreto fascistissimo. Quello che manca a questa rivolta dei giovani e giovanissimi è una strategia politica per cambiare l'Italia insieme alla classe operaia, un'organizzazione coerente per portarla avanti e un orizzonte ideale per cui valga la pena lottare, che non può essere che il socialismo e il potere politico del proletariato.
Nel suo “Appello alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia”, scritto in occasione del 49° Anniversario della fondazione del PMLI ricorrente lo scorso 9 aprile, il Segretario generale compagno Giovanni Scuderi ha chiarito esattamente ai giovani e giovanissimi il loro “ruolo fondamentale per realizzare questa opera grandiosa, da cui dipende anche il vostro avvenire. La vostra combattività è in grado di imprimere un forte impulso alla lotta per il cambiamento sociale e di far girare più velocemente la ruota della storia. Le vostre lotte preannunciano la tempesta
”.
E per quanto riguarda la questione cruciale della strategia che devono perseguire in questo cruciale frangente storico, egli ha aggiunto: “La storia mondiale e i fatti attuali, anche del nostro Paese, dimostrano che se non si abbatte il capitalismo e non si distrugge interamente e radicalmente il suo ordinamento economico, statale, istituzionale, giuridico, culturale e morale non è possibile abolire lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, le classi, la proprietà privata, le disuguaglianze sociali, di genere e territoriali, la disoccupazione, la povertà, la discriminazione e la subalternità delle donne, i femminicidi, la violenza di genere, l'emarginazione sociale dei giovani, degli anziani e dei più deboli, l'omofobia, la lotta all'immigrazione, la corruzione, il malcostume, la droga, la mafia e la massoneria, nonché l'imperialismo, le guerre imperialiste di aggressione e di dominio, il colonialismo, il fascismo e il razzismo.
In più il capitalismo nega a voi giovani il diritto di vivere con gioia la vostra gioventù, il diritto alla studio, il diritto al lavoro, il diritto al futuro.
E una volta raso al suolo il capitalismo quale società dovrà prendere il suo posto? Non c'è altro che la società socialista, perché fin qui nessuno è stato capace di creare una società diversa da quella capitalista. D'altra parte il socialismo è l'unico sistema che permette al proletariato di assumere il potere politico e che crea le condizioni necessarie per l'autogoverno del popolo e l'estinzione dei partiti e dello Stato
”.
28 ottobre 2026