Travolgente presenza dei giovani alle manifestazioni contro il caro vita
Dura protesta dei camionisti in Campania
Il governo neofascista risponde con 1.339 fermi e decine di multe. Silvestri (Fisi): “intimoriti dalla camorra”. Il sindaco di Salerno De Luca (PD) indossa la camicia nera: “La giusta risposta è il manganello, un colpo tra capo e collo”
Redazione di Napoli
È durata due settimane l’agitazione degli autotrasportatori di ogni categoria, dal settore alimentare a quello dei carburanti, ai quali mano mano si stavano aggiungendo, soprattutto in Campania, gli agricoltori, le studentesse e gli studenti medi e universitari e, infine, gli operai di ogni settore. Dal confine con il Molise a Caianiello, da tutta la provincia di Caserta fino all’epicentro della protesta che ha riguardato Napoli e provincia, i camionisti, appoggiati dalle masse popolari che portavano viveri e supporto, hanno inscenato una protesta che ha trovato l’apice nella “marcia dei Tir” che ha letteralmente bloccato il capoluogo campano.
Punto centrale della protesta è stato l’aumento smisurato del gasolio con vette che sono arrivate a sfiorare i tre euro per il diesel e i 2,50 euro per la benzina, mentre il gpl ha raggiunto quasi lo 0,80 euro per litro. Cifre monstre
che hanno portato prima a sit-in, poi a manifestazioni vere e proprie, fino ai blocchi stradali e portuali che hanno letteralmente paralizzato la Campania. Decisivo il blocco indetto dagli autotrasportatori delle raffinerie presenti nell’ex area industriale di Napoli in via Argine, presidiando il varco Bausan e altri siti strategici per l’uscita del carburante che dovevano rifornire Napoli e provincia di diesel e benzina.
La conseguenza delle proteste ha portato ad uno scenario che forse non si vedeva dal secondo dopoguerra dove ognuno poteva vedere gli scaffali vuoti nei supermercati, le pompe senza gasolio, benzina e gas, fino alla chiusura anticipata di negozi e ristoranti perché scarseggiavano o mancavano le materie prime. Uno scenario apodittico che vedeva soprattutto Napoli e provincia fermi giovedì 22 ottobre per tutta la giornata con una lenta ripresa solo dalle 11 di venerdì 23 ottobre con un leggero allentamento dei presìdi di cui non si conoscevano i motivi del dietrofront, al punto che il movimento “17 ottobre” aveva chiamato su Telegram un triplice sit-in in città da convogliare nel pomeriggio in una manifestazione che vedrà il concentramento in piazza Garibaldi. Corteo che ha visto migliaia di giovani invadere pacificamente la città con cartelli e slogan che invitavano il governo neofascista Meloni a dimettersi e alle “forze dell’ordine” operanti sul territorio, preventivamente in assetto antisommossa, a solidarizzare con i manifestanti.
Già, perché nel frattempo l’esecutivo, con Salvini e Lollobrigida in testa, aveva parlato ai manifestanti di “arrangiarsi” e risolvere la questione da soli, fino alla dichiarazione che le proteste fossero infiltrate della camorra organizzata che stava manovrando i camionisti per i propri tornaconti. Rispondeva dalla piazza Ciro Silvestri, segretario nazionale della Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (FISI), che parlava invece di intimidazioni verso alcuni camionisti che stavano applicando i blocchi proprio da gente di malaffare da ricondurre alla camorra. Tentativi andati in fumo anche con il corteo giovanile e studentesco del 24 ottobre preceduto da un proclama fascista dal neopodestà di Salerno Vincenzo De Luca (PD), che indossando la camicia nera, avvertiva i manifestanti: “Se qualcuno ha intenzione di andare a spaccare le vetrine, che le forze di polizia usino, senza preoccupazione, quegli strumenti difensivi che pure hanno in dotazione [...]. Se hai una manganellata fra capo e collo, è pure questa una bella lezione che non si dimentica”.
La protesta si è inevitabilmente disarticolata quando il ministro dell’Interno Piantedosi ha dato ordine a centinaia di poliziotti di identificare gli scioperanti, con ben 1.339 fermi, decine di multe salatissime e applicazione del nuovo decreto di sicurezza fascistissimo. I camionisti hanno promesso, però, uno stop della protesta “a tempo” in attesa di verificare cosa il governo di Mussolini in gonnella, Meloni, e il suo sodale, il fascio-leghista ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, vogliono mettere sul tavolo per ripristinare la situazione. Un fermo delle manifestazioni dovuto, come detto, anche a provocazioni, multe, tentativi dei vertici sindacali di far rientrare gli scioperi che a mano a mano si indurivano e che trovavano a Napoli l’apice della protesta che si stava spostando al porto dopo che la “marcia dei Tir” aveva invaso il capoluogo campano e bloccandolo per quasi due giorni, il 21 e il 22 ottobre. Manifestazioni che non hanno avuto appoggio dai sindacati confederali, mentre i sindacati di base (Usb in testa) e i disoccupati organizzati - che già hanno solidarizzato con la protesta dei camionisti - hanno annunciato uno sciopero generale per il 30 ottobre con corteo nelle varie città contro il carovita.
28 ottobre 2026