La Gen Z non teme la militarizzazione della città e le misure del nuovo “pacchetto sicurezza”
10mila in corteo a Milano contro il governo neofascista Meloni
2.885 identificati, 167 fermati, tra cui 56 minorenni, 41 denunciati e 3 arrestati. Imposto il divieto di manifestare in centro, ma migliaia di giovani uniscono i cortei antifascista e antisionista. Partecipa al presidio pro-Pal il PMLI, anche diffondendo l’Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l’Italia
Unire le lotte per buttar giù Mussolini in gonnella
Redazione di Milano
Sabato 24 ottobre il governo neofascista Meloni, in combutta col sindaco PD Sala, ha imposto la militarizzazione di Milano trasformandola in una città presidiata: 1.400 agenti tra polizia, carabinieri, polizia locale, Guardia di Finanza e militari della Brigata paracadutisti “Folgore” (non a caso quella tradizionalmente più fascistizzata, che ha portato le autoblindo da guerra “Lince” schierandole davanti Palazzo Reale), controlli nelle stazioni e nel centro, fermi preventivi e perquisizioni fin dalle prime ore del giorno. Il ministro di polizia Piantedosi ha scelto di affrontare non una rivolta, ma la possibilità stessa che giovani, studenti e attivisti potessero tornare a occupare le strade del centro cittadino: un dispositivo che ha trattato la città come zona di operazioni e i potenziali manifestanti come sospetti "casseur" da filtrare prima ancora che potessero dirsi in piazza.
In mattinata è stato consentito solo un presidio sindacale in piazza Cavour - organizzato dall'Unione Sindacale di Base (USB) sotto la sede di Arera per protestare contro il carovita - mentre ogni forma di manifestazione nel centro è stata esclusa dalla prefettura e dalla questura. Nel frattempo, a Duomo, Cadorna, Centrale e Porta Venezia, agenti in divisa e in borghese hanno identificato e in alcuni casi portato in questura numerosi giovani e adolescenti, con controlli che hanno colpito soprattutto studenti e ragazzi ritenuti “a rischio”.
Le cifre diffuse alla fine della giornata riferiscono la portata di questo dispositivo: 2.885 persone identificate, 167 trattenute con fermo preventivo - tra cui 56 minorenni - oltre a 41 denunce e 3 arresti. Non è la gestione di un’emergenza: è una strategia preventiva che confonde la presenza politica in strada con la pericolosità sociale, e che colpisce in modo selettivo proprio chi ha il volto, il nome o l’aspetto considerato “sospetto”, ossia corrispondente all'identikit estetico-razziale del “maranza”, trasformando pregiudizi e stereotipi xenofobi in criteri di controllo e repressione che criminalizzano determinate presenze giovanili sulla base dell’apparenza, anziché di comportamenti concreti.
Presidio pro-Pal e appello all’unità sindacale
L’unica iniziativa autorizzata per il pomeriggio era un presidio pro-Palestina in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, lontano dal centro e formalmente statico. Organizzato dall’Associazione dei Palestinesi in Italia (API) il presidio ha visto come protagoniste le comunità palestinese e delle altre nazionalità arabe con una selva di bandiere palestinesi. Ma soprattutto tanti i giovani e studenti medi e universitari.
Presenti le organizzazioni studentesche Cambiare Rotta (CR) e OSA, le associazioni pro-migranti, il Centro Sociale Autogestito “Vittoria” (CSAV), i sindacati SI COBAS, USB e CUB mentre per i partiti politici c’erano il PMLI, PRC, PaP e RdC.
Militanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI hanno partecipato alla manifestazione con la rossa bandiera del Partito indossando nei “corpetti” la riproduzione dei manifesti del Partito “Palestina libera! Uno Stato due popoli” e contro il carovita, hanno diffuso centinaia di copie di un volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI che - sotto il fotomontaggio che ritrae, davanti le macerie di Gaza, il nuovo Hitler Netanyahu e la sua complice Meloni, in divisa mussoliniana, che lo scuda esibendo un fascicolo con su scritto “Disposizioni per il contrasto all'antisionismo” (riferito al DDL 1004/2026 approvato al Senato) - riportava i titoli degli articoli sulla Palestina, sulla repressione neofascista dell'antisionismo e sulla censura filosionista sui social-network pubblicati sui numeri 34, 36 e 37 de “Il Bolscevico”: “La legge antisemitismo reprime ogni dissenso alla politica e ai crimini sionisti del governo Netanyahu”, “Hamas: continua il genocidio a Gaza” e “Meta sospende la pagina nazionale Facebook del PMLI per aver pubblicato post sul 7 ottobre e a sostegno di Hamas”, ciascuno affiancati dal QR-Code (che li collega, tramite smartphone
, ai relativi testi sul sito Internet del PMLI); alcuni manifestanti li hanno subito visualizzati leggendoli con attenzione.
Negli interventi, rappresentanti degli studenti, dei sindacati e delle associazioni hanno parlato di guerra, genocidio, imperialismo e sionismo, rivendicando la solidarietà con il popolo palestinese come una questione politica e morale, non come un argomento di ordine pubblico da neutralizzare. Il fatto che sia stato autorizzato il presidio solo fuori dal centro, dice molto sulla concezione della città che il governo della ducessa Meloni sta imponendo: la protesta è tollerata, purché non sia vista.
Importante l'intervento del rappresentante della CUB che ha rilanciato l’appello agli altri sindacati di base e conflittuali a non limitare la mobilitazione allo sciopero del 30 ottobre, ma ad aderire anche a quello indetto dalla CGIL per il 20 novembre, superando divisioni e appartenenze per fare fronte comune contro il governo Meloni, sulla scia della convergenza realizzata il 3 ottobre 2025.
I due cortei si uniscono
Poi la situazione è cambiata. Poco dopo le 17, dal presidio di piazza Leonardo è partito un corteo di circa 600 manifestanti, in gran parte studenti universitari, diretto verso il centro. Mentre lasciavano la piazza i marxisti-leninisti hanno diffuso tra i giovani volantini con l’Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l’Italia.
Quasi contemporaneamente, da Largo Cairoli, si è mosso un corteo antifascista del movimento Gen Z “Italia in Piazza”, con bandiere italiane, palestinesi e della pace, cori contro il governo Meloni e cartelli come “Siamo tutti antifascisti”, “La libertà è un nostro diritto” e “Italia unita - contro il carovita”. Il corteo è stato bloccato due volte dallo schieramento dei reparti antisommossa di polizia e GdF, la prima per impedire che entrasse nella piazza antistante il Teatro Strehler, la seconda in via Tivoli, appena più in là. “Non vogliamo scontri, vogliamo passare”, hanno gridato i manifestanti ottenendo lo sblocco del passaggio solo dopo aver concordato un percorso che escludesse il centro di Milano.
I due cortei sono confluiti in un unico serpentone in zona Porta Venezia, formando un'unica manifestazione antifascista e antisionista stimata intorno ai 10mila partecipanti. In corso Venezia e all’altezza di via Borghetto la polizia ha bloccato l’avanzata verso piazza Duomo: ci sono stati alcuni momenti di tensione, con il corteo fermato e qualche episodio di scontro, ma la situazione si è subito ricomposta.
Poiché le strade verso piazza Duomo erano chiuse, i manifestanti non hanno potuto raggiungere il centro. Il corteo è quindi tornato verso Città Studi e si è concluso in piazza Leonardo da Vinci tra cori antifascisti e contro il governo Meloni.
Con i giovanissimi e la Gen Z e contro il governo Meloni
Migliaia di giovani e giovanissimi sono scesi in strada per difendere diritti sociali e politici, solidarietà internazionale e libertà di manifestare; il regime neofascista meloniano ha risposto con un apparato poliziesco e militare, fermi preventivi, perquisizioni e la chiusura delle arterie centrali.
Come per la manifestazione del 17 ottobre, brutalmente repressa dalle cariche in via Broletto e in piazza Duomo (che non hanno spento la protesta ma infiammato la rivolta), anche questa volta la Gen Z ha mostrato di sapersi di mobilitare rapidamente e con decisione contro il governo Meloni, che riconoscono apertamente come fascista, senza farsi intimorire da minacce e nuovi reati inventati su misura per limitare la libertà di manifestare e dissentire.
Il PMLI appoggia risolutamente la lotta esprimendo piena solidarietà antifascista a chi ha subito la “preventiva” repressione poliziesca dei fermi, degli arresti e delle perquisizioni. Ora occorre darsi una struttura organizzativa nazionale consolidata affinché contribuisca, unitamente alle altre lotte in corso e tramite la mobilitazione di piazza e gli scioperi generali, a buttar giù il governo neofascista Meloni - prima che possa fare ulteriori gravi danni a scapito del popolo italiano e che lo trascini in una guerra imperialista, prima che riesca a completare il già instaurato regime neofascista di stampo piduista - nella ferma convinzione che “è giusto ribellarsi contro i reazionari!”
(Mao).
28 ottobre 2026