Varato dal governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella
Ottavo decreto sicurezza fascistissimo
Esteso il fermo preventivo a 48 ore e anche ai minorenni. Inasprimento delle pene per i “reati” nelle manifestazioni. Procedibilità d'ufficio anche a chi torce un solo capello alle forze dell'ordine borghese. Multe salate alle famiglie dei fermati. Cinquecento nuovi militari a Milano che assieme alla Polizia potranno intervenire nelle piazze
Rafforzare l'unità fra giovani, giovanissimi, studenti e studentesse antifascisti con la classe operaia per cacciare subito Meloni senza attendere le prossime elezioni
Dopo il vertice sull’ordine pubblico convocato a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni a seguito delle manifestazioni di piazza del “No Meloni day” e del 17 ottobre, il governo neofascista guidato da Mussolini in gonnella ha varato l'ennesimo decreto “sicurezza” fascistissimo.
Si tratta dell'ottavo decreto, che arriva dopo le norme di stampo fascista sul divieto ai Rave, Caivano, sulle norme carcerarie contro le rivolte negli istituti al collasso, sui centri di permanenza, sui blocchi stradali, sulle occupazioni delle case e dei centri sociali, sulle proteste alle grandi opere inutili, sull'introduzione del fermo preventivo, il daspo urbano e le cosiddette norme anti-maranza. Una escalation fatta di intimidazione e repressione del dissenso e attuata da Meloni, Nordio e Piantedosi.
Dopo la presentazione in pompa magna di quest'ultimo pacchetto di norme “fascistissime” che vedremo di seguito, alcuni quotidiani della “sinistra” borghese e di regime, hanno dipinto il ricorso costante all'inasprimento delle norme come una evidente “certificazione del fallimento” di un governo incapace – secondo loro – di gestire l'ordine pubblico. E lo testimonierebbero gli “appena” 265 fermi preventivi dei quali 174 sabato scorso a Milano; insomma, una critica all'inettitudine del governo che finisce per avallare gli otto decreti “sicurezza”. Decreti che in realtà sono la testimonianza dell'azione di un governo neofascista che spinge forte sulla repressione e sul manganello nel tentativo di schiacciare in qualsiasi modo tutte le residue libertà democratico-borghesi, a partire da quella di manifestare.
Del resto la condanna di ogni cosiddetto atto “di violenza” che si verifica nelle piazze e la solidarietà alle forze dell'ordine borghese sono la premessa di ogni commento postato dai politicanti borghesi del “campo largo”, leader dei partiti dell'opposizione parlamentare di cartone. Solo dopo questa vergognosa premessa si sforzano di criticare altro, ma ormai hanno già scelto il campo in cui stare e giustificato l'azione repressiva della polizia di Piantedosi.
Le nuove norme fascistissime
In cima alla lista del nuovo decreto incentrato sulla crociata di Meloni contro i giovani e i giovanissimi, c'è l’estensione del fermo preventivo dalle 12 alle 24 ore, e anche nei confronti dei minorenni. La norma ne consente l’utilizzo in ogni circostanza, senza la contestualità di manifestazioni o iniziative di piazza, poiché il testo parla genericamente di “luoghi con consistente afflusso di persone”, senza alcun riferimento a manifestazioni o cortei.
Ma per la stretta ulteriore sulle manifestazioni che sono l'essenza della politica neofascista di Meloni, ecco confezionato anche il nuovo reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche” che dispone una pena da due a cinque anni per chi, in un gruppo di almeno cinque persone, lancia oggetti o compie atti violenti nel corso di un corteo. Una versione parziale ma più specifica del già esistente reato di devastazione e saccheggio sul quale il governo intende introdurre altre aggravanti oltre agli appena approvati arresto obbligatorio per il reato commesso nel corso di una manifestazione anche il flagranza differita fino a 48 ore e divieto di raduno per i soggetti considerati socialmente pericolosi, che hanno già ricevuto una condanna negli ultimi cinque anni.
Non va meglio ai minori con più di 16 anni, per i quali si consente al giudice di disporre “misure cautelari” anche se interrompono la frequenza scolastica.
Nell'ambito della tutela oltranzista e fascista alle “forze dell'ordine” borghese, il ddl introduce la procedibilità d'ufficio anche per “lesioni personali lievi o lievissime” procurate a un agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza durante l'adempimento delle sue funzioni, a prescindere dal contesto e dalla dinamica dei fatti.
In arrivo anche pene anche per chi “con strumenti telematici o informatici organizza o istiga” gruppi di rivolta; si va dai cinque ai dodici anni, e l'obiettivo è chiaramente quello di intercettare ed eliminare dalla scena pubblica i promotori di iniziative di protesta che sorgono al di fuori dalle strutture “tradizionali” delle organizzazioni politiche e sindacali, capaci di autoconvocarsi online, attraverso canali Telegram o ricondivisione di video sui social. Una versione aggiornata che si sposa perfettamente con le facoltà e i poteri previsti dal precedente Decreto Sicurezza entrato in vigore ad aprile 2026 sulle attività di perquisizione domiciliare e informatica; prassi scattata al momento del fermo del presunto organizzatore e ideatore della pagina Instagram del "Movimento 17 ottobre", il trentenne Youssef Siher, che è stato fermato dalla sezione antiterrorismo della Procura di Milano con l'accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall'uso del mezzo informatico.
Sarà rimandato invece l'obiettivo dichiarato da Meloni di imporre alle piattaforme social l'obbligo di informare l'intelligence nei casi in cui si potessero “ipotizzare” atti violenti da un qualsiasi post riconducendolo all'autore.
Eccoci poi al capitolo dei risarcimenti e delle multe, che pesano come macigni in un contesto di povertà sempre più diffusa e di difficoltà generalizzata anche di chi lavora ad arrivare alla fine del mese: ai genitori dei ragazzi che commettono reati potranno essere applicate multe dai cinquecento ai mille euro, “salvo che provino – e non si sa come - di non aver potuto impedire il fatto”. Sanzione che raddoppia nel caso in cui la contestazione venisse reiterata.
Nei casi di danneggiamento invece, il prefetto potrà rivolgersi ai genitori per ottenere un risarcimento dei danni, al pari dei privati, a cui da ora è consentito ottenere immediatamente un decreto ingiuntivo per farsi risarcire.
Rimane ovviamente confermata l'imputabilità dei minori tra i 14 ed i 18 anni.
Cinquecento militari a Milano
Il piatto forte del ddl, immediato e d'impatto, che fa giubilare i sostenitori del controllo repressivo armato, è l'invio di cinquecento nuovi militari a Milano tramite l’estensione della missione “Strade sicure”, ai quali sono state assegnate anche competenze di sicurezza. Una spesa pubblica di oltre cinque milioni di euro, al momento senza coperture, che rafforza il controllo armato capillare delle città tanto caro alla destra neofascista di governo, con Fratelli d'Italia e Lega che fanno a gara ad intestarsi la paternità del provvedimento.
Poco importa se il contingente composto dai militari dei famigerati reparti Folgore del 187° Reggimento di Livorno, del 3° Savoia di Grosseto e del 176° di Siena, non avrà direttamente poteri di polizia giudiziaria; il governo infatti ha già dichiarato di aver trovato la soluzione, che sarà quella di costituire squadre miste dei militari con la Polizia in una fusione che consentirà loro di intervenire e fermare i manifestanti.
Questo per il momento, perché l'obiettivo dichiarato da Crosetto e confermato da Meloni è quello di dare ai militari “pieni poteri” di sicurezza, importando sostanzialmente in Italia il modello “rastrellamenti” di Trump, attuato attraverso la stessa strategia dei decreti d'emergenza e l'uso di leggi speciali come l'Insurrection Act .
Incomprensibile, anche su questo punto, la minimizzazione della stampa della “sinistra” di regime che sminuisce la misura neofascista di militarizzazione delle città affermando che, considerando i turni di lavoro suddivisi in tre tranche da otto ore, nelle strade saranno “poco più di centocinquanta per volta”. Una dimostrazione che nel “Campo largo” non c'è nemmeno una flebile traccia di una lettura politica che non guardi oltre il palmo del naso.
Moltiplicare le mobilitazioni e cacciare Meloni con la piazza
Anche quest'ennesimo giro di vite del governo che si abbatte senza precedenti per intensità, intransigenza e violenza repressiva sui giovani e sui giovanissimi senza risparmiare tutti coloro che sono stati già colpiti, è la conseguenza dei tanti “pacchetti” e “decreti sicurezza” introdotti da tutti i governi che si sono susseguiti negli anni, uniti nel filo conduttore secondo il quale tutto ciò che scalfisce l'ordine borghese diventa reato.
L'obiettivo di Meloni oggi, rimane lo stesso di ieri, e cioè quello di ridurre fino ad azzerare qualsiasi residuo diritto democratico-borghese ancora esistente. Ed è pronta a realizzarlo con qualsiasi mezzo e strategia essendo sicura di non essere disturbata “al di là della polemica” dall'opposizione parlamentare e dalla stampa che essa controlla.
Un fronte di cartone che è capace sostanzialmente solo di rimproverare l'inefficacia di certe norme “securitarie”, ma in realtà repressive ed antidemocratiche, e poco più, in un continuo rifiuto di riconoscere la matrice fascista di questo esecutivo che sta attuando politiche interne ed estere di chiaro stampo mussoliniano.
Ormai tutti sono coinvolti nella stretta antidemocratica; dai movimenti, ai sindacati, agli studenti ed alle studentesse, ed ai giovani e giovanissimi in generale, ma alla lunga, come abbiamo sempre detto, colpirà tutti gli oppositori, anche i più blandi nelle rivendicazioni e nelle proteste, nessuno escluso.
Per questo auspichiamo che le manifestazioni di protesta di piazza del fronte che lotta per la libertà del popolo palestinese, dei giovani, degli studenti si moltiplichino e sappiano trovare un terreno comune con le lotte operaie per il caro vita, bollette, affitti, alloggi universitari. Auguriamo pertanto pieno successo agli scioperi del 30 ottobre promossi dai sindacati di base.
Stessa sorte auguriamo allo sciopero del 20 novembre - promosso tardivamente dalla CGIL – nella speranza che queste iniziative siano solo l'inizio di una mobilitazione continua ed organica e, soprattutto, che siano capaci di convergere in un largo fronte unito di lotta che si ponga come obiettivo la cacciata immediata del governo Meloni senza attendere le prossime elezioni politiche.
Tutto il resto, incluse le diverse visioni di modello sociale di tutte queste differenti forze politiche, sindacali e sociali sono al momento contraddizioni secondarie e vanno accantonate per dare forza a questa principale battaglia. Poi, una volta cacciato l'esecutivo neofascista di Mussolini in gonnella, ognuno andrà per la sua strada; noi proseguiremo in quella verso il socialismo e il potere politico del proletariato.
28 ottobre 2026