Crisi dell'industria in Sardegna e lotta di classe
Dal corrispondente di Sassari de “Il Bolscevico”
Da decenni l'industria in Sardegna e l'indotto hanno divorato quattro miliardi di euro in sostegni finanziari pubblici a società multinazionali, a fondi di investimento, a oneri di cassa integrazione: risultato produzioni ferme o ai minimi storici, numero di buste paga crollato da 40.000 a 16.000 euro, gli occupati residui impegnati nelle attività di manutenzione di locali, macchinari e impianti.
Nell'ex petrolchimico di Porto Torres Il protocollo d'intesa del 2011 fra parti sociali, governo e istituzioni borghesi locali per convertire sette impianti nella cosiddetta chimica verde, cioè produzione di piatti, bicchieri, posate, bottiglie, dalla materia prima cardo selvatico, ne ha realizzato soltanto due e messo a coltura ettari della pianta: di risultati produttivi e occupazionali non c'è nemmeno l'ombra; nel frattempo gli ettari di cardo selvatico sono stati sostituiti da pannelli fotovoltaici estesi a perdita d'occhio, mentre la grancassa propagandistica dei vertici politici, sindacali, istituzionali borghesi ciancia periodicamente di rilancio della chimica verde, con buona pace di disoccupati e famiglie del territorio.
Dal 2009 nel Sulcis Iglesiente la cassa integrazione ordinaria e straordinaria è stata all'ordine del giorno a causa delle delocalizzazioni disposte dai padroni; il passaggio dall'ex Alcoa
a Sideralloys
Italia costa all'erario un contratto di sviluppo da 56 milioni di euro e la produzione non riparte; alla Carbosulcis
sono andati 605 milioni di euro di fondi pubblici per riconvertire le miniere dismesse e la regione Sardegna copre 30 milioni di euro all'anno di spesa corrente: si pianifica all'ultima moda, cioè costruire un polo tecnologico e data center per l'intelligenza artificiale (sic!); all'Eurallumina
continua il fermo impianti causa l'applicazione delle sanzioni alla proprietà russa Rusal.
Ancora i vertici politici, sindacali, istituzionali borghesi sardi invocano tavoli di concertazione al governo per chiedergli di cercare nuovi padroni per risollevare l'industria, ostinatamente immemori (?) di quanti capitalisti che, incassati gli incentivi da Invitalia, hanno abbandonato la Sardegna verso aree geografiche più redditizie per investire. Tavoli tecnici romani ai quali a volte non vengono invitate neppure rappresentanze dei lavoratori, come accaduto il 23 ottobre 2026 alla riunione per Eurallumina tra ministero Economia e Finanze, ministero Industria e made in Italy, regione Sardegna, provincia Sulcis, comune Portoscuso, multinazionale Rusal.
Ancora le popolazioni dei territori abbandonati, stanche di ripetute promesse elettorali, strette nella morsa delle difficoltà materiali di sopravvivenza a causa della sempiterna inflazione congenita all'economia di mercato, impoverite dal progressivo spopolamento, non hanno ricevuto risposte concrete dalle istituzioni borghesi nazionali, regionali, locali, dai capitalisti internazionali e nazionali, dalla strascicata e inconcludente liturgia dei tavoli di concertazione, per l'effettivo e stabile rilancio industriale dell'isola.
Ancora inutile allo scopo l'accodarsi di riformisti e revisionisti di ogni risma alle ricette padronali: Emanuele Cani, PD, assessore regionale all'industria, "occorre risolvere tre problemi: costo dell'energia, costo del lavoro, costo dei trasporti" (senza specificare cosa intende per risolvere il costo del lavoro, forse meno retribuzione? o più produttività, cioè più sfruttamento? o meno contributi, cioè meno pensione e tfr?). Pier Luigi Ledda, segretario regionale CISL, "metanizzazione alle stesse condizioni del paese".
La falsa sinistra, i fautori di ogni colore politico del capitalismo, i propagandisti della sacralità dell'impresa privata e pubblica, tengono le sorti del proletariato e delle masse popolari sottomesse al carro della borghesia , come fosse benefattrice della società, che invece ha l'interesse economico di creare il minor numero possibile di posti di lavoro traendo il massimo profitto dal loro sfruttamento.
"A me non importa se il lavoro me lo dà un governo di destra o di sinistra, l'importante è che me lo dia", così dichiarò al Tgr Sardegna uno degli operai di Eurallumina
che occuparono, per qualche giorno l'inverno scorso, il tetto di un serbatoio della fabbrica: è un'espressione agnostica, senza connotazione di classe, testimonianza nuda e cruda della profondità corrosiva raggiunta dall'azione combinata della concezione borghese e della concezione revisionista del mondo sulla maggior parte del proletariato e delle masse popolari. Si reclama un lavoro purchessia, cioè un tipo di lavoro che nella realtà sociale è già organizzato giuridicamente ed economicamente secondo le esigenze del padrone e non del lavoratore.
Se, come ha detto commemorando Mao il compagno Mino Pasca, il proletariato italiano è stato fatto retrocedere ad una condizione pre-marxista, e quello sardo non fa eccezione; se sappiamo che gli epocali rivolgimenti sociali sono preparati da profondi rivolgimenti ideologici, assume ancor maggior rilievo l'azione politica per trasformare l'ideologia delle masse popolari nella concezione proletaria del mondo marxista-leninista-pensiero di Mao.
28 ottobre 2026