Bologna ed Emilia-Romagna: In piazza contro il caro vita, il riarmo e il governo neofascista Meloni

Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
In occasione dello sciopero nazionale del 30 ottobre indetto all’Usb che ha portato nelle piazze di tutto il Paese circa un milione e mezzo di manifestanti, si sono svolte tante manifestazioni anche in Emilia-Romagna, partecipate e combattive, segno che le masse lavoratrici e popolari non ne possono davvero più di questo governo neofascista, che risponde con il manganello e le leggi repressive alle richieste di intervenire sul carovita, di interrompere la corsa al riarmo che priva le scuole e i servizi sociali dei necessari finanziamenti, di denunciare e isolare il regime nazi-sionista israeliano, quelli cioè che erano i temi dello sciopero nazionale che ha coinvolto sia il settore pubblico che quello privato.
La manifestazione più partecipata è stata ovviamente quella che si è svolta nel capoluogo regionale. Bologna infatti già da settimane è attraversata da importanti mobilitazioni popolari, ed anche in questa occasione in 30.000, tra lavoratori, studenti, collettivi, centri sociali, hanno sfilato per il centro partendo da Piazza Maggiore, dov'erano giunti i cortei partiti dalle scuole, università e altre piazze, fino alla Tettoia Nervi sempre in centro, passando per via Stalingrado dove i manifestanti sono riusciti ad entrare nella tangenziale dallo svincolo n. 7 al grido di “Blocchiamo tutto!”, contemporaneamente è stato chiuso anche il tratto di autostrada che corre a fianco della tangenziale.
Subito è calata la scure della repressione giudiziaria con l’identificazione di 300 manifestanti e un fermo preventivo, come previsto dal nuovo decreto sicurezza facistissimo varato dal governo di Mussolini in gonnella Meloni.
A Modena circa 2.000 manifestanti hanno sfilato da piazzale Primo Maggio bloccando anche le strade e lanciando cori anche contro l’amministrazione comunale di “centro-sinistra”.
Altrettanti a Rimini partiti dall’Arco d’Augusto dietro lo striscione “Contro caro vita, riarmo ed economia di guerra: sciopero generale”, in piazza Tre Martiri il ricordo dei tre giovani partigiani catturati e qui impiccati dai nazi-fascisti il 16 agosto del 1944. Parole anche per il popolo palestinese: “Il mondo lì chiama terroristi, una volta invece erano erano detti partigiani e hanno combattuto anche per l’Italia. Mi riferisco a chi combatte per liberare la Palestina”, oltre che per denunciare gli affitti troppo alti, il costo della vita e i bassi stipendi, sottolineando la condizione dei lavoratori stagionali in una città turistica come Rimini.
A Reggio Emilia 1.500 tra lavoratori e studenti hanno sfilato in un corteo colorato e rumoroso per il centro cittadino, facendo una tappa di fronte all’Istituto Chierici occupato.
A Ravenna hanno manifestato in un migliaio da Piazza del Popolo. Al Porto blocco operativo e del traffico con zattere e sup per la mobilitazione internazionale contro il traffico di armi nei porti che ha coinvolto cinque continenti e oltre centro porti. Solo dal porto di Ravenna in un anno sono passate 225 tonnellate di armi.
A Ferrara in 500 hanno sfilato fino al Duomo contestando anche la giunta guidata dal leghista Alan Fabbri.
In centinaia a Cesena hanno manifestato dal piazzale della stazione sino a Piazza del Popolo con soste lungo il tragitto per dare spazio agli interventi. “La rivoluzione non si fa dal divano” stava scritto su un cartello, parafrasando la celebre citazione di Mao “La rivoluzione non è un pranzo di gala”.
Due i cortei che si sono svolti contemporaneamente a Piacenza .
A Parma gli studenti hanno contestato la ministra dell’Università e della Ricerca Bernini alla quale hanno poi consegnato un documento dell’Udu durante un incontro a “porte chiuse”.
Una grande giornata di mobilitazione antigovernativa, antifascista e antirazzista dei lavoratori e degli studenti, alla quale il “centro-sinistra” borghese, completamente assente dalle piazze e dalle lotte, cerca di mettere il “cappello” quando gli fa comodo (cioè quando non si verificano scontri con le “forze dell’ordine”) in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, come il sindaco di Bologna Matteo Lepore secondo il quale “questo movimento, se rimarrà non violento, crescerà e avrà ancora più consenso. E penso che possa cambiare seriamente l'esito delle elezioni politiche del 2027”, perché è questo che a loro interessa realmente, sostituire il governo Meloni, come se questo potesse cambiare nella sostanza le condizioni di vita e di lavoro delle masse lavoratrici e popolari, come se questo potesse cambiare nella sostanza la politica estera imperialista e filo-sionista.
Non si tratta di “unire chi oggi pensa che questo Paese debba cambiare governo”, ma di unire tutti coloro che vogliono battersi contro questo governo neofascista fino a buttarlo giù, ognuno poi proseguirà per la propria strada, chi percorrerà ancora una volta quella inutile e fallimentare delle istituzioni borghesi, e chi continuerà invece a battersi, al di fuori e contro le istituzioni borghesi contro il capitalismo e l’imperialismo, per il socialismo, il PMLI sarà sempre su questa strada!

4 novembre 2026