Genova: Invasa la città dall'alba al tramonto. I portuali bloccano il porto poi occupato dal grande corteo. Poi si sfila fino a Piazza De Ferrari
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Le iniziative di lotta, in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre promosso e organizzato da Usb, Cobas e dal sindacalismo di base, nella città di Genova, hanno avuto delle dinamiche decisamente articolate. “È il momento di abbassare i prezzi, le tariffe energetiche, gli affitti, i mutui, di alzare i salari e di dire basta con la guerra - si legge in un post di Usb - la mobilitazione è indetta contro l’economia di guerra imposta dal governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani, dei lavoratori che protestano per migliori condizioni di vita”.
A dare il via, alle 9, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) che si sono radunati presso il varco Albertazzi. I lavoratori, a centinaia, hanno chiuso il varco portuale e le strade adiacenti con dei copertoni dandogli in seguito fuoco. “Oggi blocchiamo tutto, poi partiremo in corteo ed entreremo dentro il porto - dice José Nivoi referente Usb e attivista Calp - perché il porto è casa nostra. Perché sta diventando sempre più casa dei fondi finanziari di chi sta in Svizzera, a Singapore o a Taiwan, e non è possibile”.
Altri concentramenti organizzati dagli studenti; uno in piazza Montaldo (scuole del Ponente), un’altro in via Balbi (la strada delle università, per le scuole della zona Levante). Ma non sono terminate. Altra concentrazione, di altre categorie di lavoratori, di partiti che hanno aderito, di associazioni, di genitori con i propri figli (alla domanda del perché avesse portato i bambini, una mamma ha risposto; “Perché il Mondo è loro”. Piace pensare che rispondendo si fosse collegata e riferita alla celebre citazione di Mao “Il mondo è vostro, come è nostro, ma in ultima analisi è vostro”
), in piazza Acquaverde.
Verso le 11 i quattro concentramenti si sono messi in movimento convergendo in un'unica direzione; Terminal Traghetti, e hanno formato un solo corteo composto da circa diecimila partecipanti; fumogeni, tante bandiere della Palestina, quelle rosse dell’Usb, tanti cori contro la guerra (Noi la guerra non la vogliamo), contro il carovita, contro il genocidio in Palestina, contro la repressione (Ora e sempre Resistenza) e contro il governo neofascista di Mussolini in gonnella, al secolo Giorgia Meloni, contro Matteo Salvini, contro Matteo Piantedosi, contro Guido Crosetto e contro il fascista dichiarato Roberto Vannacci.
Lungo i margini del corteo in tanti, non semplici osservatori, o curiosi. Ma “spettatori” che applaudivano, che emotivamente aderivano, che salutavano anche chi in realtà neppure conoscevano e solo perché “è bello vedere tanti giovani impegnati, a manifestare”. Alle 12,40 la testa del lungo corteo ha raggiunto il concentramento presso il varco Albertazzi, è quindi entrato nel porto e occupato un’ampia zona. A questo punto “bocce ferme”. E tutti in attesa del pomeriggio. E tutti in attesa di mettersi di nuovo in movimento per il centro città; direzione Piazza De Ferrari.
Ore 14:45: terminata la “sosta pranzo”. Il corteo riparte con le sue bandiere, con le sue parole d’ordine, con i suoi belli e determinati manifestanti; portuali, studenti, giovani, meno giovani, e famiglie. Percorre le strade interne al porto. Davanti al corteo c’è il cordone del servizio d’ordine dei lavoratori del Calp. Fra i manifestanti dovrebbe affiorare la stanchezza, neppure l’ombra. Emerge piuttosto la determinazione, la rabbia, ma anche il sapere di essere in tanti e che chi non ha aderito, ed è assente, ha avuto torto per non esserci stato.
Il corteo ha quindi raggiunto la Stazione Marittima. Ha percorso via Gramsci, sostando vari minuti in piazza Caricamento, ingrossandosi. Altri manifestanti scendendo dai vicoli della città Vecchia, richiamati dall’eco dell’iniziativa che ha toccato, simile un tam-tam, ogni angolo di Genova, si aggiungevano. Ora il serpentone non è più composto da circa diecimila manifestanti, ma molti di più, forse persino quindicimila. Il corteo ha ripreso il proprio cammino salendo per via San Lorenzo, per arrivare e concludere il proprio tragitto alle 17:30 in Piazza De Ferrari; ad attendere i manifestanti vi erano tanti altri lavoratori, pensionati; la piazza, un po’ simbolo della città, era gremita. “Abbiamo scritto un’incredibile pagina di storia - spiegano da un altoparlante i sindacalisti dell’Usb coadiuvati dai portuali del Calp - con il più grande sciopero dei porti della storia. Centodiciotto porti in cinque continenti si sono fermati contro il traffico di armi e per dire no alla guerra”.
Una manifestazione davvero riuscita. Che si è sviluppata dall’alba al tramonto. Che ha bloccato il porto, il traffico delle merci, tutta la città. Che ha alzato la voce, che si è fatta sentire. Una prova di forza, una giornata di lotta che deve tuttavia avere la capacità di proseguire per un percorso politico cosciente; la germinazione di una coscienza di classe sulla via della conquista, da parte del proletariato, del potere politico.
4 novembre 2026