Napoli: Decine di migliaia in piazza. Bloccati l’accesso all’autostrada e le vie ferroviarie. Un fiume di lavoratrici e lavoratori attraversa il centro e la zona Ovest. Il PMLI tiene alto il cartello contro Mussolini in gonnella
Redazione di Napoli
Un bellissimo sole primaverile ha accolto il riuscito sciopero generale dell’USB accompagnato per la prima volta a Napoli dalla convinta partecipazione anche di altri sindacati di base fino a sfiorare la cifra importante di 50mila presenze bloccando tutto il centro storico e non solo. Una importante prova di forza contro il governo neofascista di Mussolini in gonnella, Giorgia Meloni.
Già dalle 8 del mattino il capoluogo campano era praticamente fermo e così lo sarà fino a tardi pomeriggio. Infatti i treni, pullman, metropolitane non viaggiavano più, venivano bloccati gli accessi alla tangenziale e all’imbocco dell’Autostrada del Sole, la via ferroviaria nei pressi della stazione centrale vedeva i primi treni annullati per l’invasione combattiva dei manifestanti. Una vittoria dei vertici campani del sindacato di base che hanno lanciato un chiaro segno di protesta, ferma e dura, contro la cricca governativa rea, soprattutto, di aver abbandonato le regioni del Mezzogiorno e sottolineando le proteste recenti che avevano portato la Campania e Napoli soprattutto in una fase di stallo mai visto con pompe vuote di gasolio, benzina e gas, gli scaffali vuoti nei supermercati, ristoranti e negozi chiusi anzitempo. “Sembrava di stare nel dopoguerra - sottolinea un sindacalista USB - oggi chiediamo immediatamente giù le armi, su i salari, la gente non ne può più”, concetto rilanciato da Gino Monteleone della segreteria regionale campana dell’USB: “Bloccheremo tutto, piazze piene a Napoli contro il carovita, diciamo stop all’economia di guerra”.
Parole d’ordine che sono risuonate anche nel combattivo spezzone delle lavoratrici e dei lavoratori della manutenzione stradale che hanno ribadito: “le nostre vite non sono in appalto” criticando sia la precedente giunta regionale De Luca che quella in carica del riformista pentastellato Fico per cui si criticano “le logiche delle commesse in appalto dei servizi pubblici essenziali e di pubblica utilità, come la manutenzione stradale e le condizioni contrattuali di bassi salari, a scadenza triennale e soprattutto la carenza di misure di sicurezza e salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Gli operai ex Bros - presenti in centinaia al corteo - ci tengono a sottolineare che “le nostre vite non sono in appalto così come la cura, la prevenzione e la tutela delle nostre attività su tutto il territorio regionale, non possono essere a 'scadenza' oppure a 'profitto', la garanzia di una stabilizzazione contrattuale e lavorativa, è sinonimo di garanzia e continuità per la tutela delle strade provinciali e dei cittadini, così come un servizio di pubblica utilità non può essere un affare 'privato' ma deve essere gestito e tutelato dagli Enti locali e da società pubbliche”.
La fiumana di manifestanti ha attraversato le strade di Napoli partendo da Piazza Garibaldi e proseguendo verso Via Ferraris e Corso Lucci, terminando al confine con la zona est di Barra-Ponticelli e occupando l’ingresso del porto cittadino. Degni di nota i cori dei manifestanti, come “Meloni fascista”, “Lega Salvini e lascialo legato”, oltre ai canti dei noti e canonici inni antifascisti come “Fischia il vento” e “Bella ciao”.
Provocatoria e intimidatoria la presenza delle “forze dell’ordine” in assetto antisommossa, che hanno blindato preventivamente con lo schieramento di camionette, celerini e volanti di polizia, carabinieri, guardia di finanza e persino polizie municipale e metropolitana di Napoli l’ingresso della stazione centrale, deviando il classico percorso centrale senza che si riuscisse a percorrere il Rettifilo. Attimi di tensione nei pressi della stazione ferroviaria di piazza Garibaldi dove i manifestanti hanno risposto senza cedere e addirittura offrendo brioches, graffe, sfogliatelle e cornetti agli agenti sul posto e alle masse popolari che già dai balconi avevano salutato con gioia lo sciopero.
Qualificata, nonché assai filmata e fotografata, la partecipazione attiva dei militanti della Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI, come dimostrato dal dialogo con due operai iscritti alla FIOM, che hanno mostrato piena adesione alla linea sindacale di unità nella lotta proclamata dai marxisti-leninisti, così come dal riscontro positivo ricevuto da un gruppo di giovanissimi studenti universitari napoletani, che hanno affermato di seguire il PMLI e hanno chiesto dove reperire informazioni e tutte le recenti pubblicazioni del Partito, divenute più difficili da trovare a causa dell’ingiusta e mai riscontrata prima censura subita dalla pagina Facebook nazionale del Partito, come denunciato nel precedente numero de Il Bolscevico
. I nostri compagni, guidati dal Segretario di Cellula, compagno Luigi Prodomo, si sono mossi come pesci nell’acqua nel corteo ricevendo decine di attestati di approvazione per il cartello portato in piazza contro il governo neofascista Meloni: “Abbattere caro vita caro carburante caro bollette caro affitti caro alloggi universitari. Aumentare salari, pensioni, occupazione, case popolari, risorse alla sanità. Buttiamo giù il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella”.
4 novembre 2026