Sciopero generale e manifestazioni Usb 30 ottobre in 60 città d'Italia su iniziativa dell'Usb
Piazze piene di lavoratori e studenti contro carovita, riarmo e governo neofascista Meloni
Manganellate meloniane: centinaia di identificati, decine di fermati, perquisizioni nelle case di minorenni in 23 città. I giovanissimi in prima fila. Occupate la tangenziali di Torino, Milano e Bologna. A Roma occupati i fori imperiali con le tende. Bloccati i porti di Genova, Livorno, Ravenna e altri scali. Bruciati i ritratti di Meloni e Valditara. A Prato Panzarella guida lo spezzone dell'ITS "Buzzi". A Campobasso studentesse e studenti mostrano manifesti del PMLI
Diffuso l'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia

“Oltre un milione di persone sono scese in piazza”. Questo è il dato totale fornito dal sindacato Usb sulla partecipazione alle decine di manifestazioni (in totale una sessantina) che si sono svolte in tutta Italia in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre, a cui hanno aderito anche i sindacati di base Cobas, Cub, Usi, Adl-cobas, Sial e SiCobas. Anche se la stima del Viminale è più bassa, nessuno ha potuto negare la straordinaria partecipazione, nemmeno i media zerbini del governo.
Inizialmente lo sciopero, lanciato da Usb, doveva interessare soltanto i porti, nel quadro della mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali contro il traffico di armi negli scali marittimi di oltre 100 città sparsi in tutto il mondo. Ma poi, qui in Italia, si è trasformato in uno sciopero generale del settore pubblico e privato, contro il carovita, il riarmo e il governo neofascista Meloni, a cui si sono uniti migliaia di ragazze e ragazzi che hanno riportato il movimento studentesco e giovanile ad essere di nuovo protagonista nelle lotte sociali del nostro Paese.
La risposta delle lavoratrici e dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti è stata strepitosa, andando oltre le aspettative anche se, sopratutto tra i giovani e giovanissimi, era evidente la crescente insofferenza nei confronti del repentino peggioramento delle condizioni di vita, di studio e di lavoro, che nelle settimane precedenti li aveva già portati in piazza numerose volte. E questo nonostante le “misure preventive” prese dal governo neofascista guidato da Mussolini in gonnella Meloni nel tentativo, poi risultato vano, di usare la repressione e l'intimidazione per impedire la riuscita dello sciopero generale e per tamponare l'opposizione di piazza oramai inarrestabile, che smentisce clamorosamente la propaganda meloniana che sbandiera successi economici, occupazionali e di consensi.
Ci ha provato il ministro leghista Salvini, che ha precettato i trasporti provando ancora una volta a impedire di scioperare, minacciando sanzioni e imponendo di lavorare, appellandosi ai cosiddetti “periodi di franchigia”, finestre temporali in cui si limita il diritto di sciopero, in questo caso la commemorazione dei defunti. Usb ha però confermato lo sciopero generale anche nei trasporti, assicurando assistenza legale a chi sarà colpito da sanzioni e ricordando che di fronte a un suo ricorso, il Comitato europeo dei diritti sociali ha riconosciuto violazioni della Carta sociale europea nelle restrizioni italiane allo sciopero, applicate a un elenco eccessivamente esteso di “servizi essenziali”.
Ma soprattutto è stata usata la leva della repressione e della militarizzazione delle città, con un dispiegamento di “forze dell'ordine” senza precedenti, che con la scusa di proteggere le vetrine, ha impedito con i manganelli che i manifestanti portassero la protesta nelle vie dello shopping e del lusso. Migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, coadiuvati da paracadutisti e altri corpi dell'esercito, avevano il compito di tenere i cortei lontano dal centro delle grandi città, pronti a caricare appena avessero deviato dal percorso stabilito, confinandoli in periferia.
Una repressione a tutto campo, esercitata prima e durante le manifestazioni e che non si è fermata neppure dopo. A Torino, un ragazzo è stato fermato vicino alla stazione mentre andava al corteo e rilasciato solo a mezzogiorno, tre minorenni sono stati accompagnati al posto di polizia di piazza Castello; nel pomeriggio, nello stesso luogo, altri tre ragazzi sono stati fermati da una quindicina di agenti e perquisiti. A Torino gli identificati sono stati 256 (12 denunciati e 11 fermati).
A Roma in totale sono state identificate 369 persone, con 7 denunciati: per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, per travisamento in luogo pubblico e porto di oggetti atti ad offendere, per blocco stradale. A Bologna circa 300 identificazioni e un arresto preventivo. Il giorno successivo allo sciopero, il 31, gli agenti della Digos e della Polizia Postale hanno effettuato 60 perquisizioni in 23 città italiane, nei confronti di “persone sospettate di aver incitato alla violenza via social o sistemi di messaggistica in vista della manifestazione di ieri”. In due giorni sono state fermate, perquisite e identificate più di mille persone (tra cui molti minorenni), alcune trattenute in caserma e con i telefoni sequestrati.
Come abbiamo visto però queste misure non sono servite a niente, e le adesioni sono andate ben oltre il consueto terreno di mobilitazione dei sindacati di base. Lo sciopero ha intercettato il diffuso malcontento dei lavoratori del settore privato e di quello pubblico, dei precari, dei disoccupati, dei giovani e degli studenti che non sono più in grado di sostenere una vita dignitosa, né le spese per andare a scuola. Non a caso nel mirino dei manifestanti sono finiti sopratutto la Meloni e il ministro dell'Istruzione Valditara.
Mussolini in gonnella per le sue responsabilità nell'impoverimento delle masse lavoratrici e popolari, per il caro carburante, caro bollette, caro affitti e caro casa, i decreti “sicurezza” per reprimere il dissenso, l'aumento delle spese militari e i tagli alla spesa pubblica. Il secondo per le condizioni pietose in cui versa la scuola pubblica, dagli edifici fatiscenti ai laboratori e strumenti didattici obsoleti, dalla mancanza di docenti all'aziendalizzazione e alla militarizzazione della scuola, con le studentesse e gli studenti gettati in pasto ai padroni, ai militari e all'esercito, manganellati, criminalizzati e schedati alla minima protesta.
Ma veniamo alla cronaca della giornata, che non potrà essere esaustiva, ma intende fornire solo un quadro generale sulle manifestazioni e gli avvenimenti più importanti e significativi. Rientra senz'altro tra questi Milano , che ha messo in campo un corteo di quasi 50mila persone. Nel capoluogo lombardo il dispiegamento repressivo era il più imponente d'Italia, ma i manifestanti non si sono fatti intimidire. Prima di procedere verso Piazza Leonardo da Vinci per la conclusione, hanno sfilato per alcuni chilometri lungo la tangenziale est, bloccando per tre ore la circolazione. Cartelli contro il governo e in solidarietà per Youssef Siher, ingiustamente arrestato e poi rilasciato; gridato a gran voce lo slogan: “Meloni dimissioni”. Il PMLI, presente al corteo, portava il cartello dove si chiedeva di buttar giù il governo neofascista di Mussolini in gonnella e diffondeva l'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia ( vedi articolo a parte).
A Torino giornata molto intensa. Al mattino sono sfilati due cortei: lo spezzone principale si è diretto verso l'imbocco autostradale della A4 Torino-Milano rimasto interdetto al traffico per circa un'ora. L'altro spezzone si è diretto verso Piazza Castello dove ci sono stati brevi scontri con la polizia che oltre ai manganelli ha usato anche gli idranti per non far passare il corteo dal “salotto buono” della città. Un gruppo di agricoltori ha scaricato letame davanti al Comune. La sera alcune migliaia di manifestanti si sono radunati in Piazza Castello e la polizia, ancora una volta, li ha caricati. La stessa polizia ha stimato in 30mila soltanto i manifestanti che hanno partecipato al corteo principale della mattina.
A Bologna i manifestanti si sono ritrovati in Piazza Maggiore. In mattinata gli studenti avevano bloccato l'ingresso di numerose scuole. Dal centro un corteo di 40mila persone ha poi raggiunto e occupato la Tangenziale e la A14 paralizzando il traffico. Mentre il sindaco PD Lepore “lisciava” con cautela la protesta (“queste piazze possono cambiare il Paese, a patto che il movimento rimanga non violento”) i fascioleghisti e i berlusconiani cittadini versavano bile e, a partire dal camerata e deputato di FdI Galeazzo Bignami, si scandalizzavano e chiedevano di “condannare senza ambiguità questi blocchi".
A Ravenna ci sono state due distinte manifestazioni. Al mattino circa 3mila persone sono sfilate nel centro cittadino, con larga partecipazione di giovani. Nelle stesse ore un corteo della Filt Cgil attuava il blocco operativo del porto e della circolazione, legato allo sciopero internazionale contro il traffico di armi, che tra l'altro era stato indetto da Usb. Un bell'esempio di unità nella lotta che vorremmo veder sempre tra tutti i sindacati di base e la Cgil. Nel pomeriggio alcune centinaia di attivisti dell'Usb con delle scialuppe hanno bloccato per alcune ore il canale Candiano, l'imboccatura del porto.
A Genova cuore della mobilitazione internazionale dei portuali, in migliaia si sono concentrati in piazza Acquaverde mentre i portuali presidiavano invece il varco Albertazzi. Davanti alla stazione di Principe sono arrivati anche gli studenti universitari. I manifestanti si sono poi diretti verso l'area portuale, dove è stato bloccato l'ingresso con l'incendio di alcuni pneumatici. Dopo essersi rifocillati alla cucina da campo allestita dai lavoratori del porto, alle 14:30 il corteo, ingrossatosi fino a 20mila manifestanti, ha raggiunto il centro cittadino (vedere articolo a parte). Grande partecipazione anche in un altra città portuale, Livorno , dove più di 15.000 persone prima sono sfilati sotto la Prefettura, poi hanno fatto cordone intorno ai portuali e allo scalo, fermando in pratica tutte le operazioni. Sul finale della giornata è stata notata la presenza di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, accolta dagli applausi.
Rimanendo in Toscana, a Firenze un corteo di oltre 15mila persone ha attraversato la città, anche se un massiccio cordone di Polizia ha impedito di accedere alla zona più centrale. Bloccata la tramvia per ore, e anche il traffico automobilistico è andato in tilt. Una manifestazione a “trazione” studentesca e giovanile, con i ragazzi, e in particolar modo le ragazze, in prima fila ad animare il corteo. Un elemento distintivo, quello del protagonismo giovanile, che ha caratterizzato le manifestazioni di tutta Italia. A Firenze era presente anche una delegazione del PMLI che ha diffuso l'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia, portato cartelli che invitavano a buttar giù il governo Meloni, di sostegno alle lotte studentesche e alla Palestina e che ha sfilato in mezzo ai giovani (vedi articolo a parte).
A Prato oltre 5mila in corteo. Lavoratori, giovani, studenti, genitori e personale scolastico uniti contro governo, caro vita, riarmo, le controriforme e i decreti Valditara. “Una manifestazione storica, mai vista tante gente in piazza”. Il compagno Panzarella guida lo spezzone dell'Its “Buzzi”.
Partecipate manifestazioni ci sono state anche in Veneto, in particolare a Venezia e Mestre , che fanno parte dello stesso comune. Quando il corteo proveniente dalla terraferma voleva raggiungere la laguna, è stato selvaggiamente caricato dalla polizia. Negli scontri sono rimasti contusi sia manifestanti che poliziotti. A Padova , città universitaria, il corteo era composto da quasi 15mila persone. Preso di mira il ministro fascioleghista Valditara: una sua foto è stata bruciata da un gruppo di studenti.
Una delle maggiori manifestazioni si è svolta a Roma . Nella capitale hanno sfilato più di 50.000 persone. In piazza dei Cinquecento, davanti la stazione Termini si sono raggruppati diversi cortei provenienti da varie parti della città. Da qui un lungo serpentone, con davanti i trattori degli agricoltori e alcuni taxi, ha compiuto un lungo giro sotto i ministeri per poi tornare nuovamente alla Stazione e proseguire verso il Colosseo. Un pezzo del grande corteo ha poi riempito i Fori Imperiali, dove sono state piantate le tende dai movimenti per la casa, per protestare contro i prezzi proibitivi degli affitti e delle abitazioni. Anche a Roma ci sono stati degli scontri,con la polizia che, con l'utilizzo degli idranti, ha caricato quella parte di manifestanti che intendevano raggiungere le sedi istituzionali, che hanno risposto ai manganelli con cassonetti incendiati, bombe carta e lanci di sassi.
A Campobasso l a manifestazione ha radunato molti giovani, che assieme ai lavoratori hanno sfilato per il centro città. Un gruppo di studentesse e studenti durante il corteo ha mostrato i manifesti del PMLI, che era presente all'iniziativa (vedi articolo a parte).
A Napoli almeno 30mila manifestanti si sono radunati fin dalle prime ore del mattino davanti alla stazione di Piazza Garibaldi, per dare il via al corteo di protesta, con canti e slogan contro il governo. Una immagine della Meloni, assieme alla ministra Bernini, è stata data alle fiamme dai giovani di un collettivo universitario. I manifestanti hanno poi occupato la strada di accesso all'autostrada, mandando in tilt il traffico. Una scelta dovuta alla decisione delle “forze dell’ordine” di non consentire ai manifestanti l’accesso in uno dei varchi del porto di Napoli. Il corteo ha poi invaso i binari della ferrovia. Alla manifestazione era presente con un cartello il PMLI, avvicinato da un gruppo di giovanissimi studenti universitari interessati a conoscerne meglio la linea politica e le pubblicazioni (vedi articolo a parte).
A Palermo sono sfilati in 5mila dietro allo striscione d’apertura “Contro guerra e carovita blocchiamo tutto”. Il corteo, partito da piazza Politeama, ha paralizzato il centro attraversando via Ruggero Settimo e spingendosi fino a piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo. Assieme ai lavoratori anche tanti studenti delle numerose scuole occupate. In più di 5mila anche i manifestanti che hanno invaso Catania . Il corteo, molto combattivo e colorato e composto in larga parte da giovani e giovanissimi, si è mosso dal porto per concludersi in piazza Stesicoro. Presente il PMLI con bandiera e cartello e con la diffusione dell'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia. (vedere articolo a parte)
In 5mila hanno sfilato anche a Bari , nonostante la pioggia incessante. Due i cortei, che poi si sono uniti: uno organizzato dagli studenti, l'altro dai sindacati. Contestata l'Autorità portuale, che ha negato il permesso di concludere la manifestazione in porto.
Lo sciopero e le mobilitazioni del 30 ottobre sono state caratterizzate prepotentemente da un nuovo protagonismo giovanile. Chi sognava che il Movimento messosi in moto nell'autunno dello scorso anno si fosse già esaurito è rimasto deluso. Adesso accanto al sostegno alla Palestina si sono affiancati altri temi come il carovita, i tagli alla spesa pubblica, i salari da fame, il diritto allo studio, il riarmo e il volto neofascista del Governo che si manifesta in particolare con i decreti sicurezza e la repressione del dissenso. Non a caso nei cortei sono apparse scritte come “Meloni a testa in giù” e cartelli “manca solo l'olio di ricino”. Adesso auspichiamo che agli studenti e ai giovani si saldino la classe operaia e i lavoratori, in un unico fronte unito che abbia come obbiettivo immediato quello di buttare giù con le mobilitazioni e la lotta di piazza il governo di Mussolini in gonnella Meloni, prima che faccia ulteriori danni, senza riporre le speranze nelle prossime elezioni politiche (che al di là dell'esito non cambieranno la situazione).
Tra pochi giorni, il 20 novembre, ci sarà lo sciopero generale indetto dalla Cgil. Sappiamo bene che Landini alla rivolta sociale preferisce “la via maestra” riformista e quella elettorale del “campo largo” della sinistra borghese. Ma al di là della dirigenza Cgil, se ci saranno piazze piene, con lavoratori e studenti (il 20 ci sarà anche lo sciopero studentesco europeo e quello della scuola di Usb) compatti contro il governo e le sue politiche, anche questa data può rappresentare un ulteriore spallata al governo neofascista Meloni.

4 novembre 2026