Si vogliono intimidire i giovani e giovanissimi che si oppongono scendendo in piazza per i propri diritti e contro il governo Meloni, Mussolini in gonnella
Siher non è terrorista. Va assolto
L’indagine è infondata
Solidarietà del PMLI e de “Il Bolscevico”
Sulla base delle “acquisizioni investigative” raccolte, la giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, non ha convalidato il fermo disposto dalla Procura ed ha disposto la scarcerazione immediata di Youssef Siher, il trentenne ricercatore bresciano e giornalista freelance accusato di essere un terrorista per aver dato il via al movimento “17 ottobre”.
Siher era stato prelevato mentre si trovava a casa di amici a Milano in qualità di amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre” aperto dopo la due giorni di manifestazioni giovanili e studentesche a Milano, e precisamente domenica 18 ottobre alle ore 19:58 . Nei suoi confronti, e nei confronti della moglie Sagia Hammoud indagata a piede libero, il procuratore Marcello Viola insieme alla pm Francesca Crupi, avevano ipotizzato un particolare tipo di istigazione a delinquere online, sintetizzata in una “dichiarazione di guerra” continua contro lo Stato per la quale avevano avanzato la proposta di custodia cautelare in carcere.
L'ordinanza della Gip Landoni ha però disconosciuto l’esistenza dei “gravi indizi” a carico di Siher e con una dialettica e inoppugnabile ordinanza ha sgretolato l'impalcatura dell'accusa.
Landoni sbriciola l'impalcatura dei pm gradita a Meloni
In particolare, la prima accusa nei confronti di Siher si fondava sul post del 20 ottobre “Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”, ma Landoni osserva che, se queste “affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale governo e ai media” sono “connotate da toni aspri ed espressioni volgari”, la generica “dichiarazione di guerra” ad un “presente infame” non è rivolta alle Istituzioni dello Stato borghese, e “non è accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente tali da indurre gli utenti a commetterne”.
Landoni stronca anche la natura “terroristica” dell'altro post contestato “dobbiamo fare come la Francia, lì sono ben organizzati e soprattutto attivi” poiché “il riferimento è assolutamente generico e non vi sono allusioni ad atti di violenza”.
Un elemento centrale nella richiesta di custodia cautelare dei pm era il “vademecum di incitamento a tecniche di guerriglia urbana ispirato alla Rivoluzione egiziana del 2011”. Ma anche in questo caso la Gip distingue la versione integrale che Siher aveva nel proprio computer, dalla versione che invece ha pubblicato online, priva delle quattro pagine con consigli più aggressivi nei confronti delle forze dell'ordine, e nella sua ordinanza rimarca che “le pagine pubblicate non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nelle manifestazioni contro le forze dell’ordine, né istruzioni per reagire”.
Nelle chat in questione, fra l'altro, solo lo zero virgola cinque per cento degli iscritti al gruppo incitava in qualche modo ad azioni violente. E Landoni a tal proposito sottolinea anche che “nei post Siher non prospetta mai l’attuazione di azioni violente, né risulta essersi ispirato alle gravi violenze del 17 e 18 ottobre” limitandosi di fatto a “evocare azioni di disobbedienza civile” ed a promuovere, allo scopo di favorire il formarsi di una coscienza collettiva, una “consapevole mobilitazione di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che, secondo il suo pensiero, non trovano risposta nelle attuali politiche governative”.
Così come non ha fondatezza il pericolo di fuga ipotizzato dai pm, poiché Siher non aveva alcun intento di sottrarsi alle investigazioni a suo carico, ed il presunto “atteggiamento non collaborativo assunto dall’indagato nel corso della perquisizione e ispezione a suo carico”, che si sarebbe concretizzato nel rifiuto di indicare le credenziali di accesso al proprio cellulare, viene ritenuto ininfluente in tal senso.
La Procura considerava infine degni di rilievo per il fermo “anche i contatti intrattenuti da Siher con diversi movimenti (pro Pal, Fronte della Gioventù Comunista) e sindacati” in un vero e proprio delirio liberticida, ma per fortuna Landoni ha affermato che questi suoi contatti sono “condotta di per sé rientrante nelle facoltà riconosciute dall’ordinamento”, smentendo in toto l'impalcatura dei pm gradita al Governo.
Insomma, nonostante Siher in tutta evidenza non abbia commesso alcun reato, ha passato oltre cento ore privato della libertà personale, tra la Questura e una cella singola nella sezione “Alta sicurezza 2” di San Vittore, quella dedicata ai nemici pubblici e ai terroristi.
Bile meloniana contro la magistratura
Con la stessa rapidità con cui si era congratulata con pm e polizia per l'arresto, Meloni ha vomitato sui social la sua bile contro l'ordinanza di Landoni che rimette in libertà Siher, ma soprattutto contro quei giudici che si rifiutano di fare gli zerbini dell'esecutivo neofascista. Ed è soprattutto questo ciò che non va giù a Mussolini in gonnella e ai suoi gerarchi.
La reazione di Meloni fa impallidire persino i proditori attacchi di Berlusconi alle sedicenti “toghe rosse”, mentre assomiglia sempre più alla condotta di Trump che negli USA non perde occasione per attaccare sistematicamente ogni provvedimento che non gradisce.
Appena pochi minuti dopo la sentenza, infatti, Meloni si esprimeva così come se fosse a Palazzo Venezia : “Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa la decisione del gip di Milano. Penso che sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine e di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene. Non so come possa uno Stato difendere la gente perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”. E quindi passava ad accusare Siher di essere il gestore della pagina Telegram “che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano”. Una menzogna colossale, visto che tale pagina è nata il 18 ottobre, il giorno successivo alle manifestazioni di Milano.
La reazione dell'ANM
Al messaggio meloniano sono seguiti a ruota in una vera e propria escalation quelli dei due vicepremier e via via quelli dei dirigenti in camicia nera dei partiti di governo. Per Tajani: “Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese”; mentre per il fascioleghista Salvini, che innanzitutto razzisticamente ironizza “Youssef cittadino italiano?”, il problema sarebbe l'inaffidabilità di Landoni, rea di aver firmato in precedenza un appella per Gaza. “O ha sbagliato la Procura di Milano, di cui ho totale stima, - affermava Salvini - o ha avuto una valutazione diversa questo giudice che l’anno scorso firmò l’appello dei giuristi per Gaza”. La malafede del leader del Carroccio è tale da dimenticare che fra i 3.135 magistrati, professori e avvocati che nel 2025 sentirono il dovere di esprimersi contro il genocidio del popolo palestinese, al n. 766 c’era sì la gip Landoni, ma al n. 305 c’era anche la stessa pm Francesca Crupi che aveva chiesto il carcere per Siher.
A difesa di Landoni e del suo lavoro si è schierata immediatamente l’associazione nazionale magistrati che attraverso la giunta esecutiva centrale l'ha definita “oggetto di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio”, ed ha denunciato “la delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali” come un “ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile (…) che sta diventando prassi costante come l'invio di ispettori utilizzati come strumento di indebita pressione”. “Prendiamo atto con amarezza – concludono i giudici – di quello che succede sempre più spesso. La ricerca di un capro espiatorio per giustificare i propri problemi e le proprie difficoltà. Prima sull'immigrazione, adesso sulla sicurezza. Sinceramente inaccettabile.”.
L'ennesimo tassello nella repressione strutturale del dissenso
È chiaro a tutti che il caso Siher è stato l'ennesimo tentativo di asfaltare quella residua componente della Magistratura che ancora non si è assoggettata al governo. Le manifestazioni delle ultime settimane hanno dimostrato senza ombra di dubbio che l'obiettivo centrale del governo è quello di intimidire i giovani e giovanissimi che si oppongono scendendo in piazza per i propri diritti e contro le politiche antipopolari, imperialiste e filosioniste di Mussolini in gonnella.
Il quadro repressivo capillare imbastito dal governo Meloni richiama alla memoria le leggi fascistissime degli anni Venti varate dal Gran consiglio fascista di Mussolini per smantellare lo Stato liberale e istituire il Tribunale speciale per la difesa dello Stato e l’“Opera Vigilanza Repressione Antifascismo” (OVRA) al fine di reprimere il dissenso politico, arrestare, torturare, punire e schedare gli oppositori antifascisti.
Oggi Meloni e Piantedosi usano gli stessi metodi e gli stessi mezzi per criminalizzare la protesta, fomentare i provocatori nelle piazze, alimentare un clima di paura e di terrore fra la popolazione, intimidire e “consigliare” in special modo i più giovani a “non partecipare ai cortei violenti”. Obiettivi che persegue col manganello e con gli idranti, ma anche chiamando alle armi non solo la polizia fascista, ma anche squadracce di neofascisti come si è visto in alcune città lo scorso 17 ottobre.
E gravissima risulta la repressione preventiva con centinaia di fermi eseguiti dalla polizia di Piantedosi ai danni di giovani e giovanissimi che sono stati trattenuti nelle questure di tutta Italia per ore prima che potessero raggiungere le piazze delle manifestazioni.
L'unico reato che potrebbe essere loro contestato è quello di essere potenziali manifestanti e nulla più, e ciò è bastato per scatenare gli sgherri in assetto antisommossa per schedarli, caricarli sulle volanti, privali dei telefoni e condurli in questura. La frase che smaschera questa vergognosa operazione intimidatoria è riferita da una giovane a Repubblica
, è quella pronunciata dal Commissario al momento del suo rilascio dopo ore di fermo: “Adesso tornate a casa e non andate più a manifestare perché comunque vi abbiamo registrato”. Un avvertimento fascista di una polizia altrettanto fascista al servizio di un governo neofascista.
Siher non è terrorista e va assolto immediatamente
Tornando a Youssef Siher, nonostante la sua scarcerazione, egli rimane indagato per tutti i capi d'accusa, compresa l'indecente aggravante di terrorismo. Ma Siher non è un terrorista, bensì un antifascista e antisionista capace di comprendere che solo con la lotta contro il Governo Meloni possiamo migliorare le condizioni di studio, di lavoro e di vita del popolo italiano, a partire dai giovani e dai giovanissimi che assieme alla classe operaia ed ai pensionati poveri sono i più schiacciati dal tallone di un esecutivo che continua imperterrito a reprimere ed intimidire chiunque non si allinei in silenzio alle sue politiche antipopolari.
Siher è un attivista antimperialista che non ha timore di scendere in piazza, né di provare a organizzare le piazze in una battaglia unitaria contro le politiche guerrafondaie e di pieno sostegno del governo italiano al boia nazisionista Netanyahu, né tantomeno di sostenere conseguentemente la resistenza anticolonialista del popolo palestinese, cosciente che ogni atto in armi dei palestinesi per la propria libertà va appoggiato e considerato rivoluzionario nel giusto obiettivo di una Palestina libera “dal fiume al mare”.
Siher è un intellettuale che ha capito bene, come dimostrano i suoi scritti, il ruolo della “sinistra” istituzionale e borghese europea e del nostro Paese e il suo collocamento che la rende parte integrante dell'imperialismo occidentale.
Per tutti questi motivi, mentre chiediamo a gran voce la sua completa e definitiva assoluzione, il Partito marxista-leninista italiano e il suo organo Il Bolscevico
rinnovano la loro sentita solidarietà militante, antifascista e antimperialista a Youssef Siher, e auspicano che le piazze siano capaci di riempirsi sempre di più fino a cacciare il governo di Mussolini in gonnella Meloni prima che faccia altri danni irreparabili.
4 novembre 2026