Contro il carovita e il riarmo
Oltre 500mila studenti in piazza il 30 ottobre
Il governo vara nuovi tagli alla scuola e Università pubbliche e finanzia le private
Sindacati di base e movimento studentesco annunciano la mobilitazione permanente. Nuova giornata di lotta nazionale il 12 dicembre con la parola d'ordine: “governo Meloni dimissioni”
In appoggio allo sciopero generale contro riarmo e carovita indetto dai sindacati di base, il 30 ottobre oltre 500mila studenti medi e universitari protagonisti delle occupazioni e delle partecipate e combattive manifestazioni di piazza dei giorni scorsi contro il governo, il riarmo e la repressione neofascista, sono tornati in piazza al fianco di oltre 1 milione e mezzo di lavoratrici e lavoratrici del settore pubblico, dei trasporti, della sanità e dei porti per rilanciare le proprie rivendicazioni contro il riarmo, il carovita, il caro affitti, i salari e le pensioni da fame, i decreti razzisti e le controriforme scolastiche di Valditara, i tagli all'edilizia scolastica, al personale e all'istruzione pubblica, per il diritto allo studio e un futuro migliore.
Praticamente un terzo dei manifestanti che il 30 ottobre hanno animato i cortei che sono sfilati in oltre 50 città del Nord, Centro e Sud Italia erano studentesse e studenti degli istituti superiori e universitari e alcuni anche giovanissimi che frequentano ancora le scuole medie.
In diverse città, fra cui Torino, Bologna, Milano, Genova, Roma e Napoli, i Collettivi e le Associazioni studentesche e antifasciste hanno organizzato manifestazioni e cortei autonomi per dare più risalto alle proprie rivendicazioni a cominciare dal ritiro del ddl razzista sul numero degli stranieri per classe, azzeramento dei 14 miliardi di spesa per il riarmo da destinare invece alla spesa sociale, sanità e edilizia scolastica, l'abrogazione delle controriforme universitarie e degli istituti tecnici e professionali e la lotta al caro vita e il caro affitti per gli studenti fuori sede.
Cortei molto combattivi, fortemente antigovernativi, giovani e giovanissimi, carichi di vitalità, vigore e creatività che hanno sfidato i divieti delle questure, sono partiti dagli istituti e dalle facoltà occupate per poi ingrossarsi lungo il percorso prima di confluire nei cortei principali dei sindacati di base.
Come è successo ad esempio a Genova dove quattro concentramenti di studenti e lavoratori portuali si sono messi in movimento convergendo in un unico corteo di oltre 10mila manifestanti che hanno bloccato il porto, il traffico delle merci, il Terminal Traghetti e il resto della città dall'alba al tramonto. O a Milano dove i due cortei di studenti e lavoratori partiti da Piazza Duca d’Aosta e da Piazza Leonardo da Vinci si sono uniti in unico serpentone di oltre 35 mila partecipanti che hanno invaso e occupato per diverse ore la Tangenziale Est.
Anche a Bologna i diversi cortei studenteschi partiti dalla scuole e dall'Univesrsità Bologna si ricongiunti con i lavoratori in Piazza Maggiore e in oltre 30 mila sono sfilati lungo Via Stalingrado riuscendo a bloccare l'autostrada nei pressi dello svincolo n.7 della tangenziale.
Mentre a Torino, al mattino, gli studenti si sono dati appuntamento al Campus Luigi Einaudi e in corteo hanno raggiunto il concentramento in Piazza Palazzo di Città / Piazza Castello dei sindacati di base per poi sfilare insieme. Lungo il percorso, all'altezza di Via Roma lo spezzone studentesco che intendeva portare la protesta fin sotto le finestre della prefettura è stato aggredito dalle “forze dell'ordine”, a manganellate, lacrimogeni e idranti. Per niente intimoriti gli studenti sono tornati in piazza nel tardo pomeriggio per prendere parte al presidio convocato in Piazza Castello dal coordinamento Torino per Gaza e dai collettivi giovanili orientati pro Palestina e contro il riarmo.
Anche a Roma migliaia di studenti medi e universitari sono partiti in corteo dai concentramenti alla Piramide e Fori Imperiali. Nei pressi del Colosseo e via Claudia e poi ancora a Piazza Albania e all'Aventino la celere ha ripetutamente bloccato e caricato il corteo studentesco. Alcune centinaia di studenti sono stati letteralmente circondati e costretti a farsi identificare per essere rilasciati. Tanti altri invece hanno rifiutato l'identificazione in solidarietà con alcuni ragazzi non italiani che temevano di essere denunciati, arrestati e espulsi o di non poter più rinnovare i documenti. Circa 500 di loro sono stati caricati su blindati e camionette e condotti in questura.
In serata a Piramide si è radunato un presidio di solidarietà ai fermati e contro gli abusi della polizia, ma ancora una volta la celere è intervenuta a suon di manganellate per disperdere i manifestanti. Purtroppo in base ai fascistissimi decreti sicurezza i numerosi identificati e i fermati rischiano tutti di essere denunciati per blocco stradale aggravato.
Tanti altri ragazzi feriti alla testa dai manganelli a Ponte Sisto, mentre avevano braccia in alto e scandivano slogan e canzoncine ironiche contro il governo, sono stati condotti in ospedale senza possibilità di avvertire i genitori.
Al termine dei cortei gli studenti di OSA e Cambiare Rotta hanno annunciato presidi ad oltranza a partire dall' “Acampada dei diritti" (protesta con le tende ndr) allestita lungo i Fori Imperiali e poi proseguita sotto il Colosseo in concomitanza con lo svolgimento dell'Assemblea nazionale lanciata dai sindacati insieme a tutte le componenti del movimento studentesco e giovanile del 1° novembre. Al termine dei lavori, l'assemblea ha annunciato “una nuova mobilitazione nazionale per il 12 dicembre 2026 con la parola d'ordine 'governo Meloni dimissioni'”.
In gran parte dei cortei insieme agli studenti sono sfilati anche decine di migliaia di insegnanti, personale scolastico e genitori uniti non solo nelle rivendicazioni ma anche per esprimere solidarietà alle miglia di giovani, studentesse e studenti, molti dei quali minorenni, manganellati, arrestati, perquisiti, denunciati, minacciati, offesi e intimoriti prima, durante e dopo le manifestazioni dalla Digos e dalla polizia in applicazione dei fascistissimi decreti sicurezza che contemplano anche l'arresto preventivo per i minorenni.
Come è successo ad esempio a Bologna dove molti genitori hanno aderito all’iniziativa lanciata da una docente di Matematica dell’università e sono sfilati vestite di rosso accanto ai propri figli perché “I nostri ragazzi hanno paura del futuro e della polizia, per questo noi mamme siamo con loro e ci siamo vestite di rosso per poterci riconoscere”.
Misure fascistissime varate appositamente dal governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella, in combutta col gerarca fascioleghista del Viminale Matteo Piantedosi, per reprimere il dissenso, dissuadere la partecipazione delle masse lavoratrici e studentesche alle mobilitazioni e criminalizzare chi osa ribellarsi.
Insomma mentre un'intera generazione di giovani e giovanissimi studenti lotta insieme a milioni di lavoratori per chiedere una scuola e un futuro migliore, Mussolini in gonnella, Meloni, risponde con nuovi provocatori tagli alla scuola già messi in cantiere con gli articoli 21 e 66 della manovra economica appena varata dal Consiglio dei ministri che prevede per settembre 2027 una sforbiciata da quasi 7 mila posti di lavoro tra docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) che rischia di assestare il colpo di grazia a tutto il sistema scolastico nazionale già in grave difficoltà a causa delle carenze strutturali e precariato diffuso.
Specie se si pensa che questi nuovi tagli si aggiungono ai quasi 15 mila posti persi nel triennio sommando i 5.660 insegnanti in meno fissati per il 2025/2026 e i 2.174 addetti Ata del 2026/2027, il saldo negativo tocca quota 14.808 posti cancellati in un triennio. Il risparmio stimato per la finanza pubblica ammonta a circa 84 milioni di euro nel primo anno di attuazione, per salire a regime a 251,7 milioni di euro annui dal 2028. Risorse che il governo toglie alla scuola e alla sanità pubbliche e ai servizi sociali per destinarli al riarmo e al finanziamento delle scuole private alle quali viene confermato anche per il 2027 lo stanziamento di 20 milioni di euro per il sostegno economico alle famiglie con figli iscritti alle paritarie, attraverso un bonus che può raggiungere i 1.500 euro per ciascun allievo delle medie e del primo biennio delle superiori.
Insomma il calo demografico e la conseguente diminuzione degli allievi viene sfruttato dal governo per fare cassa e non per diminuire il numero di alunni per classe, ristrutturare gli istituti fatiscenti, rendere confortevoli le aule e eliminare il precariato come chiedono gli studenti ma per comprare armi e ingrassare gli istituti e le università dei privati e le scuole paritarie.
4 novembre 2026