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L'epoca aperta dalla Rivoluzione d'Ottobre ancora perdura 89 anni fa in Russia, il 25 ottobre (secondo il calendario allora vigente) del 1917, accadde un evento memorabile e senza precedenti, che marca indelebilmente la storia dell'umanità. Si tratta della Grande Rivoluzione Socialista russa. Lenin lancia l'insurrezione dopo aver constatato che i bolscevichi avevano ottenuto la maggioranza nei Soviet dei deputati operai e soldati di Mosca e Pietrogrado. Nel Comitato centrale del Partito si opposero Kamenev e Zinoviev che resero pubblica la loro posizione. Trotzki propose di non cominciare l'insurrezione prima dell'apertura del 2° Congresso dei Soviet. La proposta fu respinta perché voleva dire far sapere in anticipo la data ed avvertire il governo di Kerenski. L'insurrezione fu diretta praticamente dal Comitato militare rivoluzionario presso il Soviet di Pietrogrado costituito dal Centro del Partito diretto da Stalin. Poiché Trotzki, per millanteria, svela al nemico la data prestabilita per l'insurrezione, il Comitato centrale del Partito l'anticipa di un giorno, prima che iniziasse il suddetto Congresso. Lenin assume direttamente la direzione dell'insurrezione dal Quartier Generale nell'Istituto Smolny, sede dei Soviet di Pietrogrado e del CC del Partito comunista. Nella notte dal 25 al 26 ottobre gli operai, i soldati e i marinai rivoluzionari assalirono il Palazzo d'Inverno dove erano asserragliati i governanti e li arrestarono. Kerenski riuscì a fuggire travestito da donna. Il 2° Congresso dei Soviet proclamò che il potere passava interamente nelle mani dei Soviet. I menscevichi, i bundisti e i socialisti-rivoluzionari abbandonarono il Congresso. Questo approvò il decreto sulla pace e il decreto sulla terra e costituì il primo governo sovietico, il Consiglio dei Commissari del popolo, composto interamente dai bolscevichi. Lenin ne fu eletto presidente. Inizia così la storia gloriosa della prima dittatura del proletariato nel mondo. Stalin, nell'opera che pubblichiamo in queste pagine, spiega in maniera chiara, inequivocabile e completa quali sono le caratteristiche della Rivoluzione d'Ottobre. A quest'opera dobbiamo riferirci per comprendere a fondo l'importanza della Rivoluzione d'Ottobre, per smontare le tesi avverse a essa, per smascherare le falsificazioni della borghesia, dei revisionisti, dei trotzkisti, degli anarchici e degli "ultrasinistri", per pensare alla nostra rivoluzione e al socialismo in Italia. Rinnovando la nostra gratitudine a Lenin, a Stalin, ai bolscevichi, al proletariato, ai soldati e ai marinai russi per la grande e straordinaria impresa che hanno compiuto per il bene del loro popolo e dei popoli di tutto il mondo, in questa circostanza ci preme sottolineare soprattutto un punto tra i tanti trattati da Stalin. E cioè che "la Rivoluzione d'ottobre ha aperto una nuova epoca, l'epoca delle rivoluzioni proletarie nei paesi dell'imperialismo". Un'epoca che ancora perdura, nonostante che i rinnegati revisionisti abbiano cancellato gli Stati socialisti e i partiti storici comunisti. Un'epoca che i revisionisti con alla testa Krusciov, e qui in Italia Togliatti, consideravano superata lanciando le "vie nazionali e parlamentari al socialismo". Mentre Mao affermava il contrario, dimostrando che siamo ancora nell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria e che il "potere politico nasce dalla canna del fucile". In Italia solo i primi pionieri del PMLI raccolsero questo messaggio di Mao, era il 1967, e ingaggiarono una strenua lotta contro i revisionisti italiani per rilanciare la via dell'Ottobre. Da allora stiamo lavorando senza stancarci e con la stessa fiducia di ieri per risvegliare il proletariato, per fargli prendere coscienza di essere una classe per sé, per fargli adottare la concezione proletaria del mondo, cioè il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, assolutamente necessaria per trasformare il mondo e se stessi, per spingerlo sulla via dell'Ottobre, che comprende anche la lotta di classe per la soluzione dei problemi di ogni giorno e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Dal XX Congresso del PCUS del febbraio 1956, che segna l'inizio della restaurazione del capitalismo in Urss, fino agli anni '70 tra le questioni fondamentali che dividevano i marxisti-leninisti dai revisionisti c'era quella se il passaggio al socialismo dovesse avvenire pacificamente per mezzo del parlamento borghese o per via rivoluzionaria. Dopo gli anni '70, soprattutto dopo la morte di Mao, i revisionisti moderni dei vari paesi, compresi quelli italiani guidati da Berlinguer e dai suoi successori, gettarono completamente la maschera facendo cadere ogni riferimento alla conquista del socialismo sia pure per via parlamentare. Ormai il proletariato era già stato decomunistizzato, deideologizzato e derivoluzionarizzato. Nessun partito falso comunista, compresi PRC, PdCI e quelli in via di costituzione, pone più la questione del socialismo. Con simili partiti il capitalismo non ha nulla da temere. Stalin, riferendosi alla situazione di allora, conclude la sua opera con queste parole, non a caso scritte in corsivo per metterle in evidenza: "È impossibile finirla col capitalismo, senza aver posto fine al socialdemocraticismo nel movimento operaio". Noi, riferendoci all'attuale situazione italiana, possiamo concludere con queste parole: È impossibile farla finita col capitalismo italiano, senza aver liberato il proletariato dagli imbroglioni politici vestiti da comunisti, la cui politica non è più nemmeno socialdemocratica bensì liberale. Solo così potremo realizzare l'Ottobre in Italia. Impariamo da Lenin, da Stalin e dai bolscevichi russi! Avanti con forza verso l'Italia unita, rossa e socialista! Coi Maestri e il PMLI vinceremo! 2 novembre 2006 |