ALCUNI DATI SULLE CONDIZIONI DI SALUTE E SANITARIE DELLA CAMPANIA
Redazione di Napoli
In Campania si muore di più che nel resto d'Italia: è quanto emerge dai dati presentati nel piano sanitario regionale della Campania. I tassi di mortalità standardizzati per età su 100mila abitanti nel periodo 1990-1994 rivelano infatti un eccesso di mortalità complessivo rispetto alla media italiana del 32,8%. Analizzando poi i tassi di mortalità per la causa di morte emerge che i decessi sono significativamente più alti della media nazionale, sia per gli uomini che per le donne, per tutte le principali cause di morte: ictus +41,3%, infarto +10,4, bronchite, enfisema ed asma +55,5, cirrosi epatica +92,8, diabete mellito +76,6, insufficienza renale +46,0, ipertensione, +58,1. Lo stesso risultato lo si ottiene se si aggregano le cause di morte per apparato per cui abbiamo: malattie del sistema cardio-circolatorio (+ 26,0%), malattie respiratorie (+26,2%), malattie del digerente (+39,0 %), malattie genito-urinarie (+ 26,7%).
Anche per quanto riguarda i tumori i tassi di mortalità sono in netta crescita in Campania rispetto ai dati del quadrienno 1970-1974 e in confronto a quelli del Nord che sembrano stazionari. Sono significativamente superiori alla media nazionale le morti per i tumori del fegato (+17,5%), della vescica (+27,0%), dell'utero (+12,6), della laringe (+9,4), polmone (+3,2 negli uomini). Le donne campane fanno registrare gli aumenti percentuali totali di mortalità più cospicui pari al 36,1% in più rispetto alla media italiana dovuti principalmente alla cirrosi epatica e ai tumori del fegato (+135% e +41,7% sopra la media italiana) all'ictus (+48,3% rispetto alla media italiana e + 47,4% rispetto agli uomini della regione) al diabete (+87,5 rispetto alla media italiana e +97,4 rispetto agli uomini campani) all'ipertensione (+64,7 rispetto alla media italiana +90,4 rispetto agli uomini). Geograficamente invece le province di Napoli e Caserta danno il contributo maggiore facendo registrare tassi altissimi di mortalità su centomila abitanti sia per infarto (167,9 e 150,7 - Italia 130, 4) sia per malattie cerebrovascolari (194,2 e 210,1 - Italia 132,9), sia per cirrosi (64,7 e 55,5 - Italia 26,7), sia per diabete (64,7 e 59,9 - Italia 32,4), sia per tumori con il record nazionale di linfomi e leucemie dei bambini nel comune di Acerra in provincia di Napoli.
Come si vede uno dei dati più significativi sia per gli uomini che per le donne riguarda la alta mortalità per tumori del fegato e cirrosi epatica dove il tasso di mortalità in Campania è il più alto d'Italia (51,7) ed il doppio di quello medio nazionale (26,7), a Napoli (64,7) quasi il triplo. A questo proposito si rileva che nel 2000 ben l'87% dei trapianti di fegato è avvenuto fuori regione e ben il 17% dei trapianti di fegato effettuati in Italia ha riguardato malati residente in Campania. Come se non bastasse il tasso di nati-mortalità (rapporto nati vivi nati morti) in Campania nel 1992 era del 6,2 per mille (contro il 4,2 della media Italiana) 4 volte quello del Trentino-Alto Adige e quasi il doppio di quello della Lombardia e del Veneto, il tasso di mortalità neonatale (tasso di decesso nel primo mese di vita) è tra i più alti d'Italia (7,3 per mille) e a Napoli spetta il record italiano (8,3 per mille) e infine persino la mortalità infantile nel 1995 segnava valori sensibilmente superiori a quelli medi nazionali (7,3 contro 6,1). Per tutti questi motivi la speranza di vita alla nascita nella regione Campania è il più basso dell'intero paese, inferiore di più di un anno di vita sia per gli uomini che per le donne rispetto alla media nazionale.
Ma non è finita perché la Campania detiene altri tristi record come quello per l'incidenza delle malattie infettive quali tifo (3,9 contro l'1,3 della media italiana); epatite A (28,2 contro 13,3); brucellosi (3,8 contro 2,9); leishmaniosi (0,7 contro 0,2). Questa breve carrellata di dati generali lasciano scorgere la punta dell'iceberg delle condizioni di salute in cui versano le masse popolari campane. Oltre alle condizioni di classe, alle condizioni di vita e di lavoro, oltre all'inquinamento di suolo, acqua, aria e cibo una delle cause principali della loro cosi alta incidenza è certamente attribuibile alla privatizzazione e allo sfascio dell'assistenza sanitaria pubblica in Campania. In questa regione nel 1997 sono stati censiti appena 4 ambulatori e laboratori pubblici per 100mila abitanti contro i 28,4 di Bolzano e il 17,6 della Toscana e il più alto numero, dopo la Sicilia di ambulatori e laboratori privati (17,8 per 100mila abitanti) rispetto all'1,4 della Emilia-Romagna. Per questo la Campania è in assoluto la regione con il minor numero di ambulatori e laboratori pubblici rispetto a quelli privati accreditati.
Inoltre vi sono 94 istituti di cura privati e appena 75 pubblici con un numero di posti letto al di sotto dei 5 per mille e praticamente inesistenti per la lungodegenza e la riabilitazione. Circa il 15% dei ricoveri dei residenti campani avviene fuori regione mentre le unità di personale sanitario pubblico è il più basso delle regioni Italiane (72,1 su 10mila abitanti) e il Sud e le isole sono fanalino di coda (82,6 e 86,6) rispetto alle regioni del Centro (100,5) e del Nord (109,7). Identico discorso per le unità di personale della Asl per mille abitanti: Campania 9,57 - Sud 10,26 - Centro 11,35 - Nord 12,19 (Nord-Est 13,22) Dimezzato nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord il personale infermieristico e tecnico sanitario con una carenza cronica di infermieri in Campania: appena 3,65 per mille abitanti contro i 5,73 del Friuli. Infine il numero di pediatri nel 1996 è di 5 per mille in Campania contro gli oltre 10 per mille di Liguria ed Emilia-Romagna.

4 settembre 2002