|
Così lo definì il documento del CC del PMLI del 14 dicembre 1988: "Viva la Grande Rivolta del Sessantotto" Sofri, agente provocatore della borghesia Operaisti, marcusiani, trotzkisti, spontaneisti, gruppo de "il manifesto", anarchici, tutti quanti avevano un punto in comune, l'odio viscerale, piccolo borghese e anticomunista contro la concezione marxista-leninista del Partito. In questo fronte, oltre che Libertini e Cazzaniga, si distingueva Sofri che si è battuto strenuamente, con grandi appoggi nazionali e internazionali, vedi il fatto che la rivista trotzkista Usa "Monthly Review" gli ha ripreso integralmente l'intervento di cui parleremo, affinché in Italia non fosse creato subito, all'inizio del Sessantotto, essendocene tutte le condizioni soggettive e oggettive un vero e grande partito rivoluzionario. Costui è stato uno dei massimi teorizzatori della "teoria" spontaneista delle "avanguardie interne" al movimento di massa e del "partito come processo", giungendo a sostenere in una importante riunione de "Il Potere operaio" di Pisa, tenutasi il 19 settembre '68, che "c'è, in Lenin, una definizione storica dell'avanguardia, che è oggi inaccettabile". Nello stesso momento i marxisti-leninisti ne sostenevano invece la validità e l'attualità e si sforzavano di convincere i rivoluzionari e le masse in lotta che "se si vuol fare la rivoluzione, ci deve essere un partito rivoluzionario. Senza un partito rivoluzionario, senza un partito che si basi sulla teoria rivoluzionaria marxista-leninista e sullo stile rivoluzionario marxista-leninista, è impossibile guidare la classe operaia e le larghe masse popolari a sconfiggere l'imperialismo e tutti i suoi lacché". Sofri, evidentemente, era un agente provocatore, altrimenti non si capirebbe nemmeno il suo estremismo parolaio, certe azioni avventuristiche come il plauso espresso da "Lotta continua" all'assassinio del commissario di polizia Calabresi, l'appoggio alla rivolta di Reggio Calabria guidata dai fascisti, il suo livore antisindacale, il passaggio dall'astensionismo più acceso al parlamentarismo più servile con l'indicazione di voto al PCI nelle elezioni amministrative del '75 e con la presentazione di "Lotta continua", che lui aveva fondato nel '69 e che ancora dirigeva, alle prime elezioni scolastiche indette nel '74 proprio per imbrigliare la rivolta delle masse studentesche. Così come non si capirebbe la sua proposta di fondare il partito della rivoluzione lanciata nel Congresso nazionale di "Lotta continua" del 1° gennaio '75, cui però fa seguito la repentina e ancora oscura vicenda dello scioglimento di quell'Organizzazione, nel momento stesso in cui dilaga il cosiddetto "terrorismo rosso". Senza parlare della sua ricomparsa nel giornalismo, in "Reporter", "Panorama" e "Micromega", e nella corte di Claudio Martelli e Bettino Craxi. (Documento del CC del PMLI del 14 dicembre 1988: "Viva la Grande Rivolta del Sessantotto", sta in "Documenti del PMLI maggio 1987 - febbraio 1992, vol. II, pag.154). |